Il rosso è energia, musica e memoria: dal tango al Piper Club di Roma, fino ai Rolling Stones, un viaggio tra emozioni, cultura e passione italiana.
Il rosso è calore, sangue, passione: un battito che vibra nel petto. Se fosse una nota, sarebbe un Sol pieno, che rimbalza tra le costole e accende l’anima. Rosso, intenso e senza compromessi, come il suono di una tromba secondo Kandinskij: deciso, vivo, trionfante, capace di spezzare il silenzio con la sua energia.
Il rosso che vibra è il colore del tango: dei passi che scorrono sinuosi sulle luci soffuse, dei violini che penetrano l’anima come frecce infuocate. Un tranquillo impiegato vede la sua vita tranquilla capovolgersi all’improvviso quando incontra una misteriosa e incantevole “signora in rosso” che balla sulle note di “I Just Called to Say I Love You”, solo qualche istante, sulla grata del ricircolo dell’aria, imitando Marilyn Monroe. Rosso è la potenza melodica di Tiziano Ferro che canta “Rosso relativo”, il calore dell’amore che trasforma, che brucia e rigenera.
Rosso è anche il colore dell’ingresso di un pezzo di storia della musica italiana: il Piper Club di Roma, aperto nel 1965, fu molto più di una discoteca, fu il simbolo della rivoluzione musicale italiana degli anni ’60.
Al Piper succedevano cose incredibili, si ballava fino all’alba, musicisti e artisti improvvisavano sul palco attori, pittori e registi si mescolavano ai ragazzi comuni. Qui si esibivano band dal vivo, si ballava il beat e si respirava l’aria della modernità che stava arrivando anche in Italia.
Simbolo della cultura giovanile e della musica beat, sul suo palco sono passati artisti che poi sarebbero diventati miti della musica italiana: Patty Pravo, Renato Zero, Equipe 84 e The Rokes. I Beatles nel 1965 durante il loro unico tour italiano visitarono il Piper e a notte fonda usciti dal locale si tuffarono vestiti nella vicina Fontana delle Rane nel quartiere Coppedè. Sul palco del Piper sono saliti anche i Rolling Stones, i leggendari Mick Jagger e Keith Richards infiammarono la serata.
Il rosso, spettacolare, sonoro, un quadro che pulsa e canta insieme, le note di Profondo Rosso vibrano come brividi lungo la schiena, misteriose, elettrizzanti, capaci di trasformare ogni istante in un crescendo di emozione e tensione.
E’ memoria, nostalgia, euforia, come gli UB40 che intonano “Red Red Wine”, il rosso diventa vino, labbra macchiate, ricordi che tintinnano in calici di vetro come note di un pianoforte lontano.
Anche la cucina suona la sua musica in rosso, si fa orchestra: il pomodoro che sobbolle piano, è un ritornello caldo, il ragù che macchia il grembiule è un colpo di batteria, il peperoncino che punge come una nota acuta, la fragola matura leggera e zuccherina come un violoncello solista, il vino nel calice respira, archi che si distendono sul finale di una sinfonia a noi cara. La musica, il cibo e il rosso una sinfonia, un unico istante di felicità.
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