Dalla frana che ha colpito Niscemi al terremoto che sconvolse Pompei, un confronto tra presente e passato per riflettere sul rapporto tra uomo, territorio e prevenzione.
Lo scorso gennaio, la cittadina di Niscemi, in Sicilia, è stata sconvolta da una devastante frana, che in poche settimane ha coinvolto vaste aree del suo centro abitato, provocando il crollo di alcuni edifici e compromettendo la viabilità locale. Secondo il Dipartimento della Protezione Civile, quasi 1.500 persone sono state evacuate dalle proprie abitazioni, dove hanno abbandonato gli scorci della propria quotidianità, e hanno trovato ospitalità presso i propri familiari o in un’area di accoglienza istituita dal Comune. Le copiose piogge di inizio anno, che hanno messo in ginocchio diverse zone del Sud Italia, hanno indebolito ulteriormente un territorio fragile, esposto a un rischio idrogeologico comune a molte altre zone d’Italia. Nei giorni scorsi sul quotidiano La Repubblica, il geologo Fausto Guzzetti ha dichiarato che le grandi quantità d’acqua di inizio 2026 hanno di certo corroso gli strati di sabbia e i depositi argillosi, che costituiscono il territorio su cui è fondata Niscemi, innescando così la frana. L’esperto ha però aggiunto che è necessario indagare la responsabilità umana, precisando: “mi riferisco al livello e la manutenzione dell’impermeabilizzazione di strade, fognature, condutture d’acqua o acquedotti, che se non mantenuti e controllati come si dovrebbe possono accumulare ancora più acqua.”[1] Dopotutto Niscemi era stata già interessata nei secoli scorsi da notevoli smottamenti, che avevano destabilizzato la vita cittadina del borgo siciliano. Un simile evento era già stato registrato in alcuni quartieri nell’ottobre del 1997, ma il frenarsi della frana spense anche gli interventi necessari.


