Ceramiche in Versi

Il percorso si snoda attraverso un doppio registro espressivo, dove la parola si fonde con la forma. Un primo momento è dedicato alle evocative liriche di Angela Ambrosini, dalla stessa tradotte in lingua spagnola, capaci di restituire l’anima e il ritmo originario dei versi. A questo universo verbale si affianca la materia viva plasmata dalle mani di Edi Magi, le cui sculture ceramiche danno forma visiva alle suggestioni del testo. Il viaggio si conclude ricongiungendosi alla voce dell’autrice, in un dialogo intimo tra la poesia scritta e la bellezza materica delle superfici smaltate.

Scultura in ceramica rossa a forma di corallo dell'artista Edi Magi abbinata alla poesia Ceramiche in versi.
Ceramica invetriata

CORALLI 

Ruscelli di rose
senza rumore
schiudono i cancelli del tempo
e l’equivoco m’insegue
in ascesa di correnti
tra coralli di terra
rappresi, già colmi d’oceano:
attingo a mani piene
la fiamma irreale
mentre fuori, nel mondo,
lo sgomento impolvera
echi.

Dettaglio dell'opera in ceramica rossa Coralli dell'artista Edi Magi collegata al progetto Ceramiche in versi.
Scultura in ceramica smaltata

CORALES

Arroyos de rosa
sin ruido
entreabren las rejas del tiempo
y la ambigüedad me persigue
en ascenso de corrientes
entre corales de tierra
cuajados, colmados ya de océano:
agarro a manos llenas
la llama irreal
mientras fuera, en el mundo,
la congoja va empolvando
ecos.

Opera ceramica Sinfonia in smalto rosso screziato Edi Magi
Ceramica e smalti in sovrapposizione

SINFONIA IN SMALTO ROSSO SCREZIATO

Adesso è fuoco e lucida carezza
in smalto vivo che furtiva mano
sgomitola in reticoli di luce
e nella ciotola al tramonto sgrana
coralli di melagrane e pampini
e filo d’oro come ago inarca.
Adesso è il guizzo che precorre l’onda
della creazione e infinite forme
tesserà a sorseggiare altri colori.

Particolare ravvicinato del piatto concavo in ceramica rossa lucida screziata di Edi Magi, caratterizzato da un intreccio decorativo bianco a reticolo. L'opera si inserisce nella linea di ceramiche materiche che ha ispirato la lirica inaugurale del sodalizio "Ceramiche in versi" con Angela Ambrosini.
Sovrapposizione di smalti su ceramica

SINFONÍA EN ESMALTE ROJO JASPEADO

Ahora es fuego y brillante caricia
de esmalte vivo que huidiza mano
desovillando va en retículo de luz
y en el cuenco al atardecer desgrana
corales de granadas y pámpanos
e hilo de oro como aguja arquea.
Ahora es destello que se adelanta a la ola
de la creación e infinitas formas
irá tejiendo al sorber otros colores.

Immagine di copertina del libro d'arte "Di forma e di parole. Arte e poesia", edito da LuoghInteriori (2021). Il volume raccoglie le sculture in ceramica di Edi Magi abbinate ai testi poetici di Angela Ambrosini e Daniela Calzoni.
Immagine di copertina del libro d’arte “Di forma e di parole. Arte e poesia”, edito da LuoghInteriori (2021). Il volume raccoglie le sculture in ceramica di Edi Magi abbinate ai testi poetici di Angela Ambrosini e Daniela Calzoni.

Liriche e traduzioni in lingua spagnola di Angela Ambrosini. Opere in ceramica e fotografie di Edi Magi.

In: Edi Magi, Angela Ambrosini, Daniela Calzoni, DI FORMA E DI PAROLE, Arte e Poesia, Prefazione di Liletta Fornasari, LuoghInteriori, 2021.

Il percorso che dalle sculture in ceramica dell’amica ceramista Edi Magi sfocia nelle mie poesie ha occupato anni di amicizia e di condivisione lavorativa, essendo state entrambe docenti e colleghe di lingue straniere. Recensita in prestigiosi cataloghi di arte moderna, tra cui il CAM Mondadori che le ha dedicato quattro dossier nella sezione “Arti plastiche”, Edi Magi è presente, sia in Italia che all’estero, in numerose collezioni private e museali con le sue mirabili opere che includono forme aperte, forme a rilievo, formelle, vasi, sculture di fattura originalissima, sempre in equilibrio fra tradizione e una spiccata cifra innovativa frutto di eclettismo e ricerca inesausta. Finalista in molteplici concorsi nazionali e internazionali, Edi risiede in Toscana, a Castiglion Fiorentino, dove si dedica contestualmente a un impegno assiduo di formazione e laboratori di ceramica anche in lingua inglese. La nostra amicizia e intesa artistica è con il tempo confluita nella pubblicazione di un libro d’arte realizzato con la collaborazione di una comune amica, Daniela Calzoni, anche lei, come me, dedita alla poesia e con la quale abbiamo realizzato numerosi eventi e reading con proiezioni di foto ed esposizione delle opere di Edi. È nata così nel 2021 l’opera Di forma e di parole. Arte e poesia, Edizioni LuoghInteriori, che raccoglie foto di creazioni in ceramica di Edi e dalla quale sono tratte le poesie qui proposte e presenti nel libro con la traduzione spagnola da me eseguita. Segnaliamo con soddisfazione che il nostro libro ha ottenuto, tra altri riconoscimenti, il Premio della Critica del Concorso Letterario “Winning Book”, 2024.

Va da sé che la transcodificazione da un assetto asemantico, come quello insito nelle opere dei linguaggi visivi, a uno semantico qual è quello della poesia, si complica per il poeta nel rapporto con la ceramica, soprattutto ove questa si manifesti nelle classiche forme aperte o chiuse del vasellame, quali piatti, vasi o simili, risultando più agevole invece nel caso di opere scultoree le cui linee evocano o simulano forme realmente presenti in natura, organiche o fitomorfe che siano. I bellissimi coralli scultorei di Edi, ad esempio, sono infatti stati per me sicuro appiglio nell’ispirazione, proponendomi visivamente un chiaro indizio descrittivo che nella stesura della breve poesia si è espanso in un’altrettanto breve riflessione attraverso l’antitesi tra le correnti oceaniche che paiono quasi indenni dalla dimensione del tempo e il mondo esterno carico di “sgomento”. Al lettore più attento non sarà sfuggita la deliberata allusione all’equivoco, alla sostanza cioè non naturale del corallo ispiratore dei versi, quantunque perfettamente catturato nelle mirabili forme dell’argilla. La menzionata “brevità” della maggior parte delle mie liriche dedicate alle opere di Edi, nasce ovviamente dall’oggetto stesso dell’ispirazione che non è l’immagine né di una foto né di un quadro, generi di linguaggi visivi più espliciti e che spesso, in un certo senso, da soli possono dipanare un’evoluzione di tipo “narrativo”.

Il testo Sinfonia in smalto rosso screziato ispirato a una vasta linea di opere di questo colore (ciotole, piatti, pannelli) rappresenta la lirica inaugurale del nostro sodalizio artistico ed è pertanto a me particolarmente caro. Non nascondo il mio iniziale sconcerto all’invito dell’amica ceramista a comporre una poesia sulla sua “sinfonia” di rossi. Era la prima volta che mi cimentavo in una prova simile: creare versi su soggetti così materici e al contempo così astratti, in un certo senso così “muti”, non era impresa semplice soprattutto per chi, come me, è abituata a un’intelaiatura spesso speculativa del dettato poetico. Mi soffermai quindi sul dato più evidente: il colore rosso per di più enfatizzato dalla sinestesia del titolo assegnato dalla stessa ceramista alla sua serie di opere, una “sinfonia in rosso” dove all’elemento acustico (sinfonia) è attribuito un altro elemento appartenente a una diversa sfera sensoriale, il colore rosso, sottolineato inoltre dall’allitterazione pervasiva della consonante “esse”. E da quest’imput è iniziato il mio viaggio attraverso le parole, viaggio al quale, da un punto di vista metrico, ho avuto l’impulso immediato di imprimere la forma tradizionale dell’endecasillabo, anche se ovviamente in versi sciolti. L’endecasillabo, il verso più distintivo della lirica italiana, offre un’impronta tipografica immediatamente riconoscibile in termini di armonia e compattezza visive e desideravo che la poesia, pur nella sua brevità, avesse una solidità d’impatto ancor prima della lettura.

Lo studioso e saggista statunitense Harold Bloom nel suo conciso studio L’arte di leggere la poesia, afferma che “l’arte di leggere la poesia inizia dalla comprensione dell’allusività in particolari componimenti, dai più semplici ai più complessi”. Il mio è un caso semplice e voglio partire proprio dal concetto di allusività spiegando come in certi casi di consapevolezza creativa, cioè di controllo del proprio testo, si possa innescare intenzionalmente tale allusività per stimolare il lettore. Si sa come la poesia sia un genere non fruibile produttivamente, cioè da un punto di vista pratico (qualcuno sostiene anche che non serva a nulla…) e proprio per questa sua ambiguità è più manipolabile di altri generi, meno ambigui. Non si può manipolare (quanto meno è auspicabile…) un testo di economia o di medicina o di statistica, ma sì, si può manipolare (e qui uso il verbo in senso positivo) un testo estetico o poetico. La linguistica afferma che la poesia è un “linguaggio a informazione zero”, il più antieconomico quindi che esista in termini di significazione referenziale immediata. Sovente si ha davvero l’impressione di trovarsi in un empireo astratto che genera disorientamento nel lettore, ma dal quale paradossalmente il lettore amante della poesia trae maggior appagamento. Vediamo quindi come a volte si possa consciamente concorrere a creare questo “non detto” implicito, allusivo ed elusivo consustanziale al linguaggio poetico nel quale il significato adiacente prevale su quello apparente e dichiarato.

Maria Zambrano, grande filosofa e poetessa spagnola, sostiene che “poesia è linguaggio dell’assenza”, è “la ricerca della parola assente” proprio perché il messaggio di fondo è sovente nascosto, latente. “Le cose sono nella poesia per assenza, che è il loro lato più autentico” (Filosofia e poesia). In questa mia poesia io ho deliberatamente imboccato a livello conscio quel percorso che il più delle volte compio come ogni poeta istintivamente. Smembrando il testo verso per verso, ci rendiamo conto che l’assenza, l’ellissi del termine “rosso”, da me volutamente lasciato solo nel titolo, è proprio il cardine del testo stesso che non aspira certo ad essere una rappresentazione verbale conclamata dei vari manufatti. Evitando la parola “rosso” nel corpus poetico, l’ho tuttavia evocata in modo implicito attraverso una rete di parole “nucleari” quale espansione semantica dei termini “fuoco-coralli-melagrane-pampini-tramonto” disposti in una rete metaforica associativa. Anche il verbo “sgrana” che tuttavia viene da “grano”, a mio parere può associarsi mentalmente e visivamente al termine “granata”, cioè rosso. È chiaro come in questo percorso il lettore debba essere attivamente partecipe. Umberto Eco afferma nel suo Trattato di semiotica generale che il testo estetico è “un atto comunicativo imprevedibile in cui ora il mittente ora il destinatario collabora alla sua espansione semiotica”. Ecco perché è necessario dilatare la coscienza per leggere poesia e non fermarsi solo alla superficie, il più delle volte insufficiente. Già Joseph Conrad, in merito alla narrativa, aveva ironicamente asserito che “si scrive solo una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore” e se questo è valido per la prosa, tanto più lo è per la poesia, genere letterario nel quale l’idea portante è spesso un bagliore epifanico che si reitera in immagini plurime. Stessa idea portante, stesso bagliore epifanico ho immaginato agitare la sensibilità della ceramista nella fase embrionale della sua creatura, in quel suo quid alogico e informale prima che diventi “forma” al respiro del fuoco: di qui il “guizzo che precorre l’onda della creazione”, il progetto creativo che va dall’idea alla realizzazione materica, in un percorso inverso a quello delle poesie di questo libro, scaturite dalla materia per approdare all’idea.

Liriche e traduzioni in lingua spagnola di Angela Ambrosini. Opere in ceramica e fotografie di Edi Magi.

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 www.edimagi.com

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Dall’immagine alla parola – IL GIORNALE PRESS

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