Storia del cibo in scatola: dal Far West a Andy Warhol

Dal barattolo di latta aperto a fucilate nella polvere del Texas alle iconiche lattine di zuppa Campbell’s dipinte da Andy Warhol nel 1962. La storia del cibo in scatola è un viaggio che attraversa innovazione, conquista del West, cultura pop e trasformazioni del nostro rapporto con il cibo.

La storia del cibo in scatola nasce ancor prima che in Europa e diventa nel tempo un vero pilastro logistico che rende possibile la conquista del West fino a trasformarsi in una delle tecnologie di conservazione più diffuse al mondo.

Una sera al chiaro di luna, nel cuore della frontiera…il fuoco acceso, il cavallo poco distante che riposa, la sella usurata dal tempo, il cappello e la fondina con la Colt e il cinturone appoggiati di fianco, una chitarra, un arpeggio country lento, mentre il vento solleva la polvere, nelle mani del cowboy una latta ammaccata pronta per essere aperta e consumata.

Per un cowboy o un cercatore d’oro, mangiare cibo in scatola era un segno di resilienza e adattamento. Per chi attraversava il West quella semplice scatola di metallo poteva significare qualcosa di molto più grande: un pasto sicuro dopo giorni di viaggio, una piccola riserva di energia quando intorno c’erano soltanto polvere, fame e orizzonte.

Durante la corsa all’oro, l’apriscatole non era ancora stato inventato. Fu brevettato soltanto nel 1855 in Inghilterra e si diffuse ancora più tardi. Per aprire una latta di fagioli o di carne, i pionieri erano costretti a usare coltelli, scalpelli o persino colpi di pistola, rischiando di rovinare il cibo o di ferirsi. Oggi la linguetta a strappo o l’apriscatole ergonomico ci sembrano dettagli banali, ma rappresentano un’evoluzione tecnologica durata due secoli.

La diffusione delle conserve nel West dipendeva anche dalle locomotive a vapore, che faticosamente attraversavano il continente trasportando uomini, merci e provviste. Oggi la stessa logistica, enormemente più evoluta, sposta milioni di tonnellate di prodotti in tutto il globo, permettendoci di trovare zuppe esotiche, frutta tropicale o conserve di pesce provenienti da ogni angolo del pianeta direttamente sullo scaffale del supermercato sotto casa.

La storia si intreccia anche con Napoleone Bonaparte che agli inizi dell’Ottocento offrì un premio significativo a chiunque avesse ideato un metodo efficace per conservare il cibo. La risposta arrivò da Nicolas Appert, pasticcere e inventore francese, che scoprì come sigillando il cibo in contenitori di vetro e sottoponendolo a bollitura fosse possibile prevenire il deterioramento.

Il suo metodo rappresentò una pietra angolare della conservazione alimentare a lungo termine. Fu Peter Durand, commerciante britannico, a brevettare nel 1810 l’utilizzo di contenitori di latta rivestiti di stagno, più robusti e maneggevoli. Da quel momento, la conserva non fu più soltanto una soluzione per prolungare la vita degli alimenti perché diventò una tecnologia capace di accompagnare eserciti, esploratori, marinai, pionieri e intere comunità in movimento.

Nel 1962, oltre un secolo dopo le prime grandi innovazioni nella conservazione degli alimenti, Andy Warhol portò la lattina di zuppa Campbell’s dal supermercato alla galleria d’arte. Le sue Campbell’s Soup Cans, una serie di 32 tele che rappresentavano i diversi gusti allora disponibili, trasformavano così un oggetto quotidiano e apparentemente banale in un’icona della Pop Art.

La lattina non è più soltanto un contenitore, diventa un’immagine, un simbolo della produzione industriale, del consumo di massa della società americana.

La lattina del cowboy e quella di Warhol, apparentemente così lontane, raccontano in fondo la stessa storia, quella di un oggetto semplice che acquista un significato enorme proprio perché appartiene alla vita quotidiana.

Per molto tempo, nel corso del Novecento, il cibo in scatola è stato considerato “cibo di serie B”, sinonimo di povertà o di scarsa qualità rispetto al fresco. Oggi, invece, sta vivendo una forte rivalutazione. Prodotti in scatola di alta qualità, come filetti di sgombro artigianali, pomodori San Marzano pelati o legumi biologici, sono considerati eccellenze e possono contribuire a ridurre lo spreco alimentare grazie alla lunga conservabilità.

Dalla latta ammaccata del cowboy alla lattina trasformata in opera d’arte da Warhol, fino alla confezione riciclabile della nostra dispensa, la storia del cibo in scatola racconta molto più di una semplice evoluzione tecnologica, racconta il nostro modo di affrontare la distanza, il tempo e la paura di non avere abbastanza.

Un piccolo contenitore capace di sfidare il tempo in cui c’è una storia lunga due secoli: la storia di esploratori e pionieri, di ferrovie e industrie, di supermercati e consumi di massa.

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