È morto Francesco Guccini: cala il sipario sul bardo d’Italia

Si è spento a 86 anni a Pavana il maestro della canzone d’autore e della letteratura italiana. L’annuncio della famiglia, la scelta di esequie private e la cerimonia commemorativa pubblica prevista per il mese di settembre.

È morto Francesco Guccini. Con la scomparsa del maestro, avvenuta questa mattina nella sua casa di Pavana sull’Appennino tosco-emiliano all’età di 86 anni, la cultura italiana perde uno dei suoi più grandi poeti, narratori e testimoni del Novecento. Circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari, il cantautore lascia un vuoto incolmabile nel panorama intellettuale del Paese.

A darne l’ufficialità è stata la famiglia attraverso una nota, precisando che «nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata». I familiari, nel chiedere che questo momento di lutto possa essere vissuto nella più totale intimità, hanno ringraziato quanti si uniranno al dolore con discrezione e rispetto, annunciando che nel mese di settembre verrà organizzata una cerimonia commemorativa pubblica per permettere a tutti i suoi estimatori di ricordarlo e salutarlo.

Con la notizia che è morto Francesco Guccini, cala definitamente il sipario sulla figura dell’ultimo bardo d’Italia. Nato a Modena nel 1940 e cresciuto tra i boschi della sua amata Pavana e la vivacità intellettuale delle osterie bolognesi, Guccini ha incarnato come nessun altro il ruolo del poeta-cantastorie etico e civile. Dai primi capolavori come Auschwitz e Dio è morto, fino agli inni generazionali di Radici, La locomotiva, L’Avvelenata, Eskimo e Cyrano, ha saputo trasformare la canzone d’autore in architettura narrativa e altissima letteratura.

In oltre mezzo secolo di attività, Francesco Guccini lascia un’eredità che travalica la sola dimensione musicale. Anche dopo il ritiro dalle scene nel 2012 con l’album L’ultima Thule, il maestro ha proseguito il suo impegno d’intellettuale controcorrente attraverso la narrativa, la saggistica e lo studio delle radici linguistiche dell’Appennino. Le sue canzoni e i suoi libri rimarranno per sempre una bussola inossidabile di libertà, coerenza e pensiero critico.

Leggi anche:

La Nave Costa Concordia. Benedetto Minuto, l’intervista esclusiva

Il ricordo di Maria Rizzi

Oggi con Francesco Guccini, ultimo poeta celtico, narratore e architetto della canzone d’autore, si è spenta una parte della mia adolescenza. L’artista di Pavana, che era solito dare vita alle famose osterie bolognesi, dal carattere schivo, rispettato dai familiari che svolgeranno le esequie in privato, è stato il simbolo degli anni ’70 – ’80. Ricordo che ogni giorno mi recavo al liceo cantando La locomotiva e in classe alcuni portavano le chitarre e, nell’ intervallo, intonavamo Dio è morto. La poesia era radicata nell’anima di Francesco, lo testimonia una delle sue canzoni più delicate Il vecchio e il bambino. Al tempo stesso è stato un cantautore sempre impegnato nel sociale, basta pensare alla celebre canzone Auschwitz (o La canzone del bambino nel vento), composta nel 1964 per denunciare l’orrore della Shoah, riflettere sulla crudeltà umana e impedire che la tragedia dei campi di sterminio nazisti venisse dimenticata. Il vino è stato un altro simbolo fondamentale nel mondo di Francesco, rappresentava la convivialità, la memoria delle osterie e un compagno di vita e di palco, anche se amava precisare che sul palco beveva rosé e non un fiasco di Lambrusco. È il fulcro di brani storici come Canzone delle osterie di fuori porta e di raccolte dedicate come Canzoni da intorto e da osteria. Francesco Guccini ha fatto della memoria e del tempo che passa il cuore pulsante della sua poetica. Nei suoi brani e nei suoi libri, il ricordo non è mai nostalgia vana, ma uno strumento vivo per raccontare le radici, gli amici, i luoghi dell’anima e il senso della vita. Ed è vivo oggi come ieri nella mia anima… Non so salutarlo, so salire sulla locomotiva tanto amata e dargli l’arrivederci ripetendo: “e la locomotiva sembrava fosse un mostro strano / che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano..”.

Related Articles

Latest Articles