Gallerie d’arte addio? L’artista imprenditore fai da te

Le gallerie d’arte, per secoli ponte tra artisti e collezionisti, affrontano oggi una trasformazione radicale. Tra pandemia e rivoluzione digitale, emerge una nuova figura. L’artista imprenditore, capace di promuovere e vendere autonomamente le proprie opere online.
C’erano una volta le gallerie d’arte. E ci sono ancora, per carità, ma certi mestieri hanno vita breve, sotto la specie dell’eternità. E altri hanno vita eterna, sotto la specie della finitezza della vita universale, che per quanto lunga, una fine ce l’ha pur sempre.

Per capirci, panificatori, coltivatori e muratori sono categorie che appartengono alla seconda specie. Spazzacamini, giornalisti e galleristi alla prima. I galleristi (come gli spazzacamini e i giornalisti) sono nati e si sono stabiliti in corporazioni professionali tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, hanno avuto sviluppo e declino, chi prima chi dopo, tra il secolo scorso e quello corrente. Giornalisti e galleristi resistono tuttavia, ma sono destinati a estinguersi, con gli imminenti, venturi, ultimi pensionamenti.

Tralasciamo i giornalisti, vil razza dannata alla scomparsa e alla sostituzione funzionale con la nuova razza degli influencer (quanto dannata a sua volta resta per ora una consegna al giudizio della storia futura). Per essere chiari e onesti: chi scrive, medesimo, negli ultimi scorci di carriera, cominciata nel tempo andato delle rotative e della composizione a piombo, è costretto a ingaggiare la perigliosa, epocale traversata sulle ignote sponde della nuova comunicazione digitale. Perciò, di tale cambio epocale, è significativamente consapevole.Trattiamo però i galleristi, che per oltre due secoli si sono piazzati, come logica, inevitabile conseguenza dello sviluppo delle società mercantili borghesi, nella terra di mezzo del mercato dell’arte che separa i confini tra gli artisti e i collezionisti. Finite le epoche dei grandi mecenati aristocratici e papalini, con l’evo moderno, i galleristi d’arte hanno acquisito, promosso e gestito le transazioni di un prodotto dello spirito umano che si era fatta merce: l’arte. Con reciproco e benefico vantaggio di forza lavoro (l’artista), consumatore finale (il collezionista) e naturalmente l’imprenditore (il gallerista).

Un meccanismo storico, sociale, economico e culturale che ha funzionato senza incepparsi fino all’attualità stretta, manifestando tuttavia, a partire dai recentissimi anni scorsi, vieppiù fragorosi guasti. Il Covid è stato – come per molti altri casi di cambio di passo dei meccanismi sociali contemporanei – il detonatore della trasformazione: la mediazione, culturale e commerciale, del gallerista nella relazione tra l’artista e il collezionista ha vertiginosamente perso consistenza, utilità, funzione e dunque ragion d’essere. La ragione, la più vistosamente apparente, è la stessa che detta la ratio di ogni processo di “disintermediazione” tra quelli che dominano oggi ogni relazione sociale, tra cui, eminentemente, appunto, quella dell’informazione, a proposito di giornalisti: grazie alla prevalenza delle piattaforme digitali sul contatto reale tra i soggetti sociali il pubblico non ritiene di avere più bisogno di un mediatore, tra sé stesso e le proprie fonti, ma anche i propri fornitori di beni, servizi, svaghi, bisogni tutti.

E lo stesso vale anche nella relazione opposta: nel caso di specie, l’artista offre sé stesso, il proprio lavoro al miglior offerente tra il pubblico dei collezionisti nel mare magnum che pesca on line. Da solo, con la propria galleria digitale, il proprio catalogo virtuale, costantemente aggiornato in tempo reale, arrivando a fare a meno, oltre che del gallerista, anche del curatore e del critico.

Insomma, non è propriamente agonizzante il tradizionale mercato delle gallerie d’arte, ma fortemente preoccupato per i segnali di cedimento alle nuove regole del progresso – che sono ormai oltre la premonizione, e dentro la realtà, sia pure con una paradossale presenza fatta di virtualità – questo sì, lo è eccome.

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LA GRAN MODA DELL’ARTE, quando arte e moda si scambiano i ruoli – IL GIORNALE PRESS

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