Dalla Domenica delle Palme alla tavola di Pasqua, il significato della colomba pasquale tra tradizione, storia e leggende.
Oggi è la domenica che precede la Pasqua, la domenica delle Palme, e segna l’inizio della Settimana Santa. E’ il cammino che conduce alla Passione, alla Morte e alla Resurrezione di Gesù.
In molte case entra un piccolo segno di pace, un rametto d’ulivo, portato a casa dopo la benedizione o regalato a parenti e amici. È un gesto semplice, antico, che attraversa le generazioni come un augurio silenzioso. Un ramoscello verde che parla di riconciliazione, di pace e di speranza.
Tra i simboli della Pasqua, uno dei più amati è la colomba in volo. Nell’immaginario cristiano rappresenta la pace, lo Spirito Santo e la promessa della resurrezione. Ma la colomba è anche un dolce.
La colomba pasquale, infatti, nacque negli anni Trenta da un’idea di Dino Villani, direttore della pubblicità della Motta. L’intuizione fu semplice e geniale: utilizzare l’impasto del panettone ricco di burro, uova e canditi per creare un dolce dedicato alla Pasqua.
Villani modellò quell’impasto a forma di colomba, simbolo universale di pace e della resurrezione cristiana, e lo decorò con mandorle intere e granella di zucchero. Così nacque un dolce destinato a diventare tradizione.
Oggi le colombe sono infinite: con zabaione, cioccolato fondente, pistacchio, amarene, grappa, con canditi o senza. Ogni pasticceria, ogni famiglia, custodisce la propria versione.
Eppure le leggende fanno volare questo simbolo molto più indietro nel tempo.
Una racconta che nel VI secolo, durante l’assedio di Pavia da parte del re longobardo Alboino, gli abitanti della città offrirono in dono alcune colombe in segno di pace. Il re, colpito da quel gesto e dal significato cristiano dell’animale simbolo di pace e dello Spirito Santo avrebbe deciso di risparmiare la città.
Un’altra leggenda riguarda San Colombano. Invitato a un banchetto dai sovrani longobardi durante la Quaresima, rifiutò le carni offerte. Per non offendere gli ospiti benedisse il cibo: e secondo il racconto quelle carni si trasformarono miracolosamente in candide colombe di pane.
Storie, tradizioni, simboli che continuano a tornare ogni primavera, come se la Pasqua avesse bisogno di immagini leggere per raccontarsi.
E forse per questo, alla fine, torna sempre in mente la poesia di Gianni Rodari:
“- Dall’uovo di Pasqua è uscito un pulcino di gesso arancione col becco turchino.
Ha detto: “Vado, mi metto in viaggio e porto a tutti un grande messaggio”.
E volteggiando di qua e di là, attraversando paesi e città, ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra: “Viva la pace, abbasso la guerra”.
Forse è proprio questo il messaggio più semplice e più necessario della Pasqua: che ogni rinascita comincia da un gesto di pace.
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