Un viaggio fotografico nel Four Corners USA tra le terre dei Navajo e alcune delle meraviglie naturali più spettacolari del West americano, dall’Horseshoe Bend all’Antelope Canyon.
Ci sono stato per la prima volta nell’agosto del 2009 e, ogni volta che ci penso, mi viene in mente l’incontro con un Navajo che vendeva bigiotteria artigianale lungo una pista sterrata.
La creazione e la vendita di monili è una fonte di guadagno molto diffusa tra le persone della Riserva senza un reddito stabile. Stavo comprando qualcosa per mia moglie e mia figlia quando dissi all’uomo, forse mio coetaneo: «Scusa per il mio inglese, io parlo bene solo l’italiano».
«Scusa tu per il mio inglese», mi rispose, «io parlo bene solo Navajo». E proseguì: «Da dove vieni?».
«Dall’Italia».
«Ah!» esclamò, «Io guido ogni giorno cinque ore per venire qui a vendere i miei lavori». Vedendo la mia espressione sorpresa mi chiese: «È un grande paese l’Italia?».
«No, l’Italia è un piccolo Stato».
«Ed è molto lontano?».
«Sì, è lontano, in Europa, oltre l’Oceano Atlantico».
E lui ancora: «Ah!».
Al che, ormai convinto che non avesse mai sentito nominare il mio Paese, continuai: «L’Italia è il Paese dove c’è il Papa».
E lui, con assoluta naturalezza: «Who is the Pope?» (Chi è il Papa?).

Queste sono le Riserve Indiane. Un territorio che racchiude alcune tra le bellezze naturali più spettacolari del pianeta, abitate da persone che hanno in parte sostituito i cavalli con grossi pick-up, ma che non hanno abbandonato la loro cultura, la loro lingua e le loro tradizioni, difendendole dall’omologazione del mondo esterno.
I Four Corners sono un concentrato di nazioni native. I Navajo sono la comunità più numerosa, ma l’area ospita anche Hopi, Apache, Ute e Zuni. Tutti radunati intorno a quel punto geografico unico in cui quattro stati confinano tra loro formando quattro angoli retti: il Four Corners Monument, dove si possono toccare contemporaneamente Arizona, New Mexico, Utah e Colorado.

Potrei scrivere per ore parlando di scenari unici, mettendo all’ultimo posto della mia personale classifica di bellezza quello che in Europa è forse il più famoso: il Grand Canyon. La verità è che, durante gli oltre 4.000 chilometri che percorro ogni volta che vengo qui per un workshop, ci si ritrova avvolti da talmente tante meraviglie naturali da non riuscire a fare un elenco soddisfacente e completo.
Tra tutti, quello che mi emoziona ogni volta è l’Antelope Canyon (ne parleremo più dettagliatamente in un prossimo articolo), situato vicino a Page, in Arizona. In realtà si tratta di due slot canyon distinti, l’Upper e il Lower, entrambi luoghi sacri per i Navajo. Il Lower è una strettissima e profonda fessura nella roccia arenaria rosso-arancio, scolpita dall’erosione delle piogge torrenziali, in cui si scende attraverso delle scalette. L’Upper, geologicamente simile, è leggermente più ampio e, al contrario del Lower, si sviluppa interamente a livello del terreno, senza bisogno di scendere per entrarvi.

Sempre nei pressi di Page si trova l’Horseshoe Bend, una spettacolare ansa a forma di ferro di cavallo scavata dal fiume Colorado subito a valle della diga del Glen Canyon, visibile da un balcone di roccia naturale a circa 300 metri di altezza.

Il terzo luogo che voglio citare si trova più a sud, nel New Mexico: sono le White Sands, oltre 700 chilometri quadrati di dune di puro gesso bianco come la neve che si estendono nel bacino di Tularosa, vicino ad Alamogordo. Risalendo invece verso nord, nello Utah, l’Arches National Park protegge la più grande concentrazione al mondo di archi di roccia naturali, sculture monumentali di arenaria rossa modellate dall’acqua, dal gelo e dal vento.

Come dicevo, potrei andare avanti per ore a raccontare i Four Corners, ma questo vuole essere solo un articolo introduttivo: per gli approfondimenti, vi do appuntamento ai prossimi articoli.


Reportage di Piero Leonardi — testo e fotografie
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