Viaggio in Etiopia. La fede dell’impermanenza

Diario e reportage fotografico di Giuseppe Proto tra povertà, spiritualità e sopravvivenza in un mondo ancestrale in perenne evoluzione.

Viaggio in Etiopia.. Dinkinesh, “sei meravigliosa”: da questa antica origine prende forma il viaggio nella culla dell’umanità.

Siamo tutti figli di Dinkinesh.

Il primo australopiteco fu scoperto il 24 novembre 1974 ad Hadar, nella regione dell’Afar, in Etiopia.

Rappresenta una scoperta fondamentale per comprendere l’evoluzione della specie umana. In etiope la parola Dinkinesh significa “sei meravigliosa” e immagino questa creatura quando era in vita, 3,2 milioni di anni fa.

Piccola curiosità. E’ conosciuta anche come Lucy, perché durante il ritrovamento la spedizione ascoltava ripetutamente la canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds.

Dopo questo straordinario rinvenimento, nel paese sono state trovate molte altre tracce di primati, portando a definire l’Etiopia “la culla dell’umanità”.

Ma il mio viaggio non è iniziato da qui.

Quello che vi ho appena descritto è solo la parte finale del mio primo viaggio in Etiopia, quindi facciamo un passo indietro per partire dal principio.

Ogni anno mi concedo un viaggio nel mondo alla ricerca di ispirazione artistica e spirituale. Non intesa come religione, ma come contemplazione della vita, delle tradizioni, dei luoghi di culto e dei luoghi dell’uomo. Non un semplice viaggio.

Dopo essere atterrato ad Addis Ababa, capitale etiope, mi sono diretto a Lalibela, conosciuta come la Gerusalemme d’Africa.
In origine chiamata Roha, la città antica fu voluta dal re Gebre Meskel Lalibela nel XII secolo, un sovrano destinato a fare grandi cose.

Il re Lalibela volle creare un luogo di pellegrinaggio per i cristiani etiopi, ispirandosi alla città di Gerusalemme, diventata allora difficile da raggiungere a causa delle guerre.

Viaggio in Etiopia. Fedeli in preghiera durante il Genna, il Natale copto etiope, tra canti ancestrali e devozione profonda. Foto di Giuseppe Proto.
Fedeli in preghiera durante il Genna, il Natale copto etiope, tra canti ancestrali e devozione profonda.

Undici chiese rupestri vennero realizzate scavando direttamente nella roccia della montagna.

Le più celebri sono Bet Ghiorghis (sezione isolata), Biete Mariam (sezione nord) e Biete Amanuel (sezione sud).

La mia visita coincideva con la festività etiope Genna, il Natale copto, fatto di canti, preghiere e digiuni spirituali che trasformano questo luogo in un grande tempio a cielo aperto.

Il culmine della festa avviene tra la notte del 6 e 7 gennaio, nella chiesa di Biete Mariam, tra intonazioni ancestrali e momenti di profonda unione spirituale, dove la tradizione si fonde con la quotidianità lasciando un’impronta indelebile nel cuore di chi vi partecipa.

Viaggio in Etiopia. Bet Ghiorghis Foto di Giuseppe Proto
Bet Ghiorghis

Il viaggio prosegue nella regione dell’Afar, attraversando la Dancalia, un mondo dove la natura mostra tutta la sua potenza drammatica e dove l’umanità si adatta per sopravvivere.

La regione è un misto di distese desertiche e vulcani a scudo. Tra questi c’è l’Erta Ale, “montagna fumante” nella lingua locale, che ospita uno dei più grandi laghi di lava del mondo.

Quando l’ho visitato non vi erano segni di attività eruttiva, ma abbiamo avuto l’opportunità di entrare nella caldera per ammirare questo paesaggio spettrale e allo stesso tempo intimo.

Bambina nomade Afar

L’intera regione è disseminata di vulcani a scudo che possono eruttare in qualunque momento.

Un altro luogo affascinante ma ostile è Dallol, che nella lingua locale significa “disciolto”.
Si tratta di un vulcano a scudo situato a 116 metri sotto il livello del mare, dove si trovano laghi acidi, geyser, coni di sale e depositi minerali di cloruro di magnesio, ferro e potassio.

Qui la vita sembra impossibile da svilupparsi, anche a causa delle temperature altissime, mediamente oltre i 60 gradi centigradi.

I pochi che rimangono sono i nomadi dell’Afar, che svolgono attività di estrazione mineraria con guadagni minimi.

Tra i luoghi salini più suggestivi ci sono il lago Afdera e Assal, posti in cui si ha la sensazione di essere sospesi in una sorta di stanza del tempo.

Quella sensazione l’ho provata soprattutto ad Assal, non solo per il pittoresco scenario che offre, specialmente all’alba e al tramonto, ma anche per le attività di estrazione del sale senza alcuna protezione e con una retribuzione molto bassa mentre le carovane di cammelli trasportano i blocchi appena tagliati.

Estrazione del sale nella regione dell’Afar: lavoro estremo, senza protezioni e con compensi minimi. Foto di Giuseppe Proto
Estrazione del sale al lago Assal

Durante lo spostamento dal mondo Afar a quello del Tigray, ultima tappa del mio viaggio, è nata una riflessione umana profonda.

Il tema centrale di questo viaggio non sono solo i luoghi naturali o quelli creati dall’uomo, ma la vita che li circonda.

Noi occidentali spesso dimentichiamo la nostra fortuna. In alcune parti del mondo l’essere umano non vive; sopravvive, sfidando ogni giorno se stesso e il mondo.

Io la chiamo la fede dell’impermanenza.

L’uomo sfida il cambiamento territoriale e sociale. Più che un adattamento è una vera lotta per la sopravvivenza, anche quando ci sono guerre e genocidi silenziosi, come l’ultimo conflitto che ha colpito la regione dal 2020 alla fine del 2022.

Questo si legge negli occhi di tutti, anche nei bambini.

La fame e la povertà si percepiscono chiaramente e diventano parte di un istinto primario di sopravvivenza.

Per dieci giorni ho provato un senso di impotenza che mi ha portato a riflettere profondamente sull’esistenza umana, ridimensionando tutto, senza filtri né propaganda.

Il Tigray è un mondo completamente diverso da quello Afar: più semplice ma profondamente spirituale, ricco di fede ortodossa.

Qui si contano oltre 200 chiese, tutte costruite nella pietra locale.

Alcune sono antiche e ricche di decorazioni artistiche, altre sono costruite in luoghi quasi inaccessibili.

Una delle più famose è Abune Yamata Guh.
Non ho potuto visitarla per problemi di altitudine, ma da come mi è stata descritta è un luogo autentico, dove sono conservati testi sacri e affreschi tra i meglio preservati della regione.

Ma non è l’unico luogo sacro.

Nel Tigray si trova anche il villaggio di Axum, dove secondo la tradizione si custodirebbe la famosa Arca dell’Alleanza.

A distanza di tre mesi dal viaggio continuo a raccogliere nuove prospettive e a guardarle senza applicare filtri.

Questo mondo ancestrale mi ha donato una nuova prospettiva sull’umanità.

In tempi come questi, in cui la società sembra spingerci sempre più verso il superfluo e verso divisioni che spesso sfociano nella violenza, viaggiare in questi luoghi ha un impatto forte e profondo.

E in alcuni casi ti spinge a vedere il meglio di te stesso.

Un sacerdote etiope mi mostra la Bibbia, custodita come simbolo di fede e tradizione.
— Giuseppe Proto

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La Nottola di Minerva. Filosofia, Mito e Arte come Via di Redenzione – IL GIORNALE PRESS

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