La delicata responsabilità del trasmettere

I riti della Settimana Santa in Costiera Amalfitana

I riti della Settimana Santa in Costa d’Amalfi rappresentano un patrimonio di fede e tradizione che attraversa le generazioni, affidato alla delicata responsabilità del trasmettere. A Minori, tra i canti dei Battenti e la processione del Cristo morto, la comunità rinnova ogni anno una identità religiosa e culturale profondamente radicata.

Le scorse settimane di aprile hanno nuovamente evocato i giorni cardine della fede cristiana, scanditi nel ricordo della passione, morte e risurrezione di Gesù di Nazareth. Numerose le espressioni sparse lungo l’intera Penisola, che tramandano riti, talvolta secolari, che rinnovano l’identità religiosa e culturale di una intera comunità, raccolta nella adorazione del proprio Dio. La Costiera Amalfitana offre una simile ritualità nei giorni della Settimana Santa, evocando numerosi turisti e curiosi a riversarsi lungo le strade dei paesi per condividere questi giorni pregnanti di fede.

La piccola Minori è oltremodo partecipe della Settimana Santa, erede di riti che ancora scalfiscono l’anima di ogni suo abitante e dei suoi ospiti, coinvolti, aldilà del proprio credo, nell’atmosfera che d’incanto emerge tra gli struggenti canti dei battenti. Nei giorni del Giovedì e del Venerdì Santo, infatti, bianche figure, incappucciate e cinte da una corda, intonano strofe che narrano la passione e morte di Cristo, secondo una melodia che è trasmessa ancora oggi oralmente. Snodandosi lungo le vie e le chiese del paese, i battenti scandiscono questi versi secondo una doppia tonalità, quella del “tono ‘e vascie” il giovedì sera, quella del “tono ‘e copp” il venerdì mattina. La doppia melodia testimonia la diversa modalità d’esecuzione, che una volta apparteneva ai confratelli dell’ancora esistente Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, al centro del paese e perciò “’e vascie”, rispetto a quelli dell’Arciconfraternita del Santo Rosario nel borgo di Villamena, nelle zone alte di Minori, e quindi denominata “‘e copp”. Ulteriormente struggente la processione del Cristo morto il Venerdì Santo sera, che, dopo l’Azione Liturgica, attraversa una Minori avvolta dalle tenebre e rifulgente soltanto dalle timide fiamme di lumini e fiaccole.

Lungo lo scorrere del tempo risulta struggente l’autentica partecipazione e la tenace intraprendenza, soprattutto dei giovani, che garantiscono lo svolgersi rituale di un canovaccio trasmesso di generazione in generazione, proprio come una eredità di sangue, insita nella cultura del piccolo paese costiero. Eppure, risulta urgente salvaguardare l’appartenenza e l’espressione emotiva di questa tradizione di fronte alla corrosiva società del nostro tempo. Quando, infatti, queste giornate sono lette unicamente come una parentesi momentanea, il frenetico e cinico presente può trasformarlo nell’ennesimo bene di consumo, riducendola a puro folclore, che diventa soltanto attrattiva per la sua originalità e il suo fascino ed è così immagazzinata nello scatto di una foto o nella ripresa di un video. In tal caso la tradizione acquisisce il significato del suo corrispettivo, ossia di tradimento, cioè deludere il contenuto proprio di una entità distaccata dalla frenesia del presente.

Ritengo che sia possibile sfuggire da questa dirompente metamorfosi soltanto assumendo l’ingenuo fascino negli occhi accesi delle nuove generazioni, che permette di acquisire consapevolmente l’essenza distintiva di un bene, trasmesso soltanto perché sorto dall’esigenza di esprimere una fede, tanto da diventare appartenenza indistinguibile del tessuto sociale di una intera comunità. In tal modo, proprio come l’apostolo Pietro raggiunse affannato il sepolcro vuoto e vide e credette, così seppur claudicante, l’intera comunità, ereditaria di un rito originale e proprio della sua identità, prosegua l’espressione autentica della propria fede.

Niscemi e Pompei. Quando la natura capovolge il corso degli eventi – IL GIORNALE PRESS

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