Storia dell’astronomia è l’opera di Leopardi che Margherita Hack ha volutamente continuato a scrivere, facendo dell’una la naturale prosecuzione dell’altra.Due menti straordinarie accomunate dalla stessa sete di infinito e dalla volontà di indagare i misteri del cosmo. Un dialogo oltre il tempo tra poesia, astronomia e libertà del pensiero, dove cultura umanistica e ricerca scientifica si incontrano in una sorprendente sintonia intellettuale.
“…io credo che Eva debba essere vista come il simbolo di quella curiosità tipica della razza umana, che vuol usare la ragione per scoprire le leggi che regolano il mondo e che non accetta solo le verità rivelate dall’alto, quella curiosità insaziabile che ci ha spinti a penetrare nelle parti più piccole del mondo e ad arrivare fino alle distanze enormi del cosmo, quella fame di sapere che ha trasformato l’uomo delle caverne nell’astronauta che ha toccato il suolo lunare” (M. Hack, Il mio infinito, 2011).
Con queste parole Margherita Hack spiegava la nascita della curiosità della “razza umana” di conoscere il mondo, razza impersonata, guarda caso, da una donna, Eva.
La signora delle stelle si è spenta il 29 giugno, nel giorno in cui, nel 1798 a Recanati, nell’allora Stato della Chiesa, nasceva Giacomo Leopardi. L’accostamento potrebbe apparire singolare, addirittura fuori luogo, tra uno dei più grandi poeti della nostra letteratura e la studiosa toscana che ha dedicato la vita alla scienza astronomica. Eppure, lungo i secoli, si è aperto un dialogo intenso ed ininterrotto tra questi due grandi intellettuali all’apparenza tanto diversi…
Chi conosce anche solo un po’ Giacomo Leopardi sa quanto il giovane poeta fosse affezionato all’immagine della luna e del cielo notturno. Nelle lezioni americane ttalò Calvino diceva che “Leopardi quando parlava della luna, sapeva bene di cosa parlava”. Molti dei suoi testi più noti si aprono proprio con l’evocazione della notte e dei suoi astri più luminosi. Chi invece lo conosce e lo ha frequentato un po’ di più, sa anche che l’intellettuale recanatese nelle stelle ha cercato qualcosa di più di una semplice suggestione poetica. Nelle “Dissertazioni filosofiche”, ne “Sopra gli errori popolari degli antichi”, scritti quasi negli stessi anni della “Storia dell’Astronomia”, si trova tutto ciò che si sapeva su un tema così affascinante. Nonostante Cartesio., il giovane Leopardi – come i filosofi antichi che conosceva e studiava – non ha mai voluto separare la cultura umanistica da quella scientifica, come da troppo tempo siamo abituati a fare nel mondo occidentale.
Vorrei soffermarmi per un momento su questo punto.
La cultura antica non si poneva di questi problemi. Basti pensare all’irripetibile “De rerum naturae” di Lucrezio. Sulla base delle conoscenze scientifiche del Medio Evo Dante ci ha regalato uno dei più grandi capolavori del mondo. Potrei citare la meravigliosa prosa di Galileo Galilei, l’intuizione di infiniti mondi di Giordano Bruno, per non citare le numerose prose e poesie scritte nell’Illuminismo e in Età Barocca. Fu Croce, il grande Croce che sancì la superiorità del mondo letterario su quello scientifico. Il mio amato filosofo abruzzese, naturalizzato campano in questo caso sbagliò. Eppure conosceva molto bene Leopardi ma gli preferì la poesia alla prosa dello Zibaldone! Né tenne conto che A soli quindici anni Giacomo aveva scritto una storia dell’astronomia di grande erudizione, con riferimenti dotti e puntuali a tutte le teorie ipotizzate e studiate dagli astronomi più antichi fino agli scienziati a lui contemporanei. Quella stessa storia dell’astronomia è stata completata un secolo dopo proprio da Margherita Hack. Infatti Margherita in occasione del bicentenario della nascita di Leopardi e delle numerose manifestazioni di rispetto e entusiastico ricordo delle opere dello scrittore recanatese, lesse il piccolo capolavoro, che il poeta portava sempre con sé e che oggi con grande orgoglio conserviamo nella Biblioteca Nazionale di Napoli, opera che casa Leopardi ci ha sempre chiesto di recuperare senza successo. Volontà del suo autore e del suo erede spirituale Ranieri fu quella di conservarla nella città che raccolse i suoi ultimi momenti di vita, stroncata a soli trentanove anni.
Riporto qui un ritratto della Hack che raccoglie tutte le doti della scienziata che ho amato e ammirato durante i miei studi astronomici:
Margherita Hack non è stata solo (si fa per dire) una grande scienziata e divulgatrice, ma ha anche voluto accompagnare la ricerca scientifica allo studio della storia dell’astronomia. Sono diversi i testi in cui ci viene raccontata, a volte anche con toni fiabeschi, l’avventura della scienza, della voglia dell’uomo di conoscere ed esplorare l’universo in cui siamo immersi. Questa profonda e sentita passione per la ricerca umana è stata per Margherita Hack il principio di tutto.
La scienziata si è infatti spesso esposta e battuta per difendere e sostenere la libera attività del pensiero, «sol per cui risorgemmo / della barbarie in parte, e per cui solo / si cresce in civiltà». In un’epoca ed un’Italia in cui i valori di riferimento non risiedono nello studio, nella dedizione, nella lentezza e nel coraggio di sapere. L’intellettuale deve lottare affinché la ricerca venga alimentata e mantenuta libera da qualsiasi possibile condizionamento, della politica, dell’economia e della religione. In modo a volte ironico e scanzonato, più spesso deciso e indignato, questa indimenticabile “gigante rossa” ha sempre cercato il tempo di uscire dai laboratori e dalle università per entrare nel mondo quotidiano a reclamare il giusto spazio per l’attività della scienza.
Il suo impegno non si è poi arrestato sulle soglie della quotidianità. La partecipazione politica, tra le fila del Partito dei Comunisti Italiani e della Federazione della Sinistra, è stato un altro importante aspetto della sua ricerca. La sua vita non si è infatti dispersa tra le stelle, ma è cresciuta nel quotidiano dell’impegno personale per una società migliore e più giusta, dimostrando che l’intellettuale vero non è colui che vince un premio Nobel o chi non sposta mai lo sguardo fuori dalle torri d’avorio delle università; ma chi vuole leggere, interpretare e talvolta ricostruire anche il mondo civile.
Margherita Hack, come prima di lei Giacomo Leopardi, ha saputo e voluto essere dentro il proprio tempo. E come Giacomo Leopardi contro il «secol superbo e sciocco» anche Margherita Hack si è scagliata contro il proprio tempo, in una ricerca ed una critica costante, che è la base della libertà del singolo e della comunità”.(da un testo di autore ignoto firmato TIPTOE)
Mi sia concessa una piccola riflessione polemica su quello che ho scritto. Pochi, anzi pochissimi, conoscono la “Storia dell’Astronomia” scritta da Giacomo Leopardi e Margherita Hack di più di cinquecento pagine. In essa la scienziata volle raccogliere tutta l’opera del tredicenne Giacomo, continuando il lavoro del poeta e riconoscendone il valore e la ricchezza culturale. Mi duole che ancora oggi, nel terzo millennio, ci sia chi dissenta o disprezzi il connubio arte-scienza. Ma mi addolora ancora di più che questo accada in ambito scolastico o universitario.
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