A cent’anni dalla morte di Giovanni Verga, la sua visione del mondo appare ancora sorprendentemente attuale. Dalla “Roba” trasformata in consumismo moderno ai nuovi “vinti” della precarietà contemporanea, il Verismo continua a raccontare le contraddizioni sociali del presente. Un confronto con Pasolini mostra inoltre come il tema della perdita dell’autenticità sia oggi più vivo che mai.
Cent’anni fa ci lasciava Giovanni Verga, ma la Sicilia che ha descritto — fatta di disperazione, riscatto e lotte per la sopravvivenza — sembra incredibilmente vicina alla nostra realtà quotidiana.
Leggere I Malavoglia o le novelle di Vita dei campi nel 2026 non è un semplice esercizio scolastico, ma un viaggio nel cuore pulsante delle contraddizioni umane e sociali che, purtroppo o per fortuna, non sono ancora state risolte.
Il mito della “Roba” nell’era dell’apparire
Verga ci ha insegnato che la Roba (il possesso, il denaro, la proprietà) è il motore principale della vita dei suoi personaggi. Mazzarò, con la sua ossessione di accumulare terre, è il precursore del moderno consumismo. Oggi, la “Roba” si è trasformata in follower, auto di lusso, o nell’ossessione per il prossimo modello di smartphone. Il desiderio di accumulare per sentirsi qualcuno è un tema attuale quanto mai.
Il Verismo e l’odio per le fake news
Verga voleva raccontare il “vero” attraverso l’impersonalità. Niente narratore onnisciente, niente giudizi morali: solo i fatti, crudi e nudi. In un’epoca dominata da algoritmi che ci propongono notizie parziali, il verismo ci insegna a cercare la realtà senza filtri, a guardare in faccia le difficoltà senza idealizzarle.
I vinti di ieri, i precari di oggi
Verga definiva i suoi protagonisti dei “vinti” : persone che tentano di migliorare la propria condizione sociale, ma vengono travolte dal destino (o dalla “fiumana del progresso”). Il concetto di “vinto” è terribilmente moderno. È il precario che non riesce a farsi una posizione, chi perde il lavoro a causa di una ristrutturazione aziendale, o chi vive ai margini della società globalizzata.
La lotta di Padron ‘Ntoni per mantenere la barca “Provvidenza” è la stessa lotta di molte famiglie oggi per non affondare nelle difficoltà economiche.
Il discorso indiretto libero, una lingua più vicina a noi
Verga ha rivoluzionato la lingua italiana, portando il parlato e il dialetto all’interno del romanzo. Ha creato un linguaggio interregionale che riflette il parlato vero, eliminando la distanza tra narratore e lettore.
La rabbia di Pasolini, il Visionario Nostalgico.
Al contrario, Pasolini denuncia attivamente come la modernità e il consumismo abbiano distrutto l’autenticità del mondo popolare. Se Verga vede un destino fatale, Pasolini vede un “genocidio culturale” causato dalla società dei consumi.
Dove Verga vede un’evoluzione spietata, un destino inevitabile Pasolini vede la perdita della bellezza e dell’innocenza popolare a causa del consumismo.
Oggi viviamo nel mezzo: siamo “vinti” che cercano di non affogare nella modernità (Verga), ma sentiamo forte la mancanza di quell’autenticità che Pasolini temeva di perdere.
Leggere Verga oggi significa comprendere che, nonostante il progresso tecnologico, le passioni umane, la fame di riscatto e la paura del fallimento rimangono le stesse. Come diceva lo stesso Verga: “Chi non sa l’arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare che si anneghi”. Un monito spietato, ma incredibilmente sincero.
Leggi anche:
Grazia Deledda, novant’anni dopo. La voce eterna della Sardegna. – IL GIORNALE PRESS
Riflessione del lettore
Il commento di Maria Rizzi
Un articolo di grande originalità e attualità quello di Alessandra Melideo su Il Giornale Press. Si celebrano gli oltre cent’anni dalla morte dello scrittore siciliano Giovanni Verga e il suo verismo e le sue tematiche sembrano tristemente moderne. E pensare che quando lo studiavamo, il confronto con Pirandello, scrittore siciliano e contemporaneo al Nostro, ma visionario e innovativo, lo facevano apparire desueto. Le considerazioni dell’autrice inducono a pensare a un’involuzione della società. La ‘roba’ presente nel suo romanzo più famoso “I Malavoglia” e in molte novelle, rappresenta l’essenza della realtà consumistica e liquida nella quale siamo calati. E il tema dei ‘vinti’ si addice a tantissime categorie sociali sfruttate, costrette a vivere nella mediocrità. Non possiamo incontrare un “Rosso Malpelo”, perché il lavoro minorile è stato proibito, ma l’insoddisfazione regna sovrana. Credo che oggi, quasi come allora, esistano i ricchi e i poveri, manchi la classe di mezzo, la media borghesia. L’introduzione del dialetto negli scritti e la volontà di evitare il narratore interno per aderire al vero in modo crudo, è una necessità meno avvertita in seguito, ma adattissima ad affrescare il mondo dei vinti. Alessandra, a questo proposito, attua un eccellente confronto con P. Paolo Pasolini, laico, ‘eretico’ e teso al vero narrato in prima persona. Il regista è scrittore friulano ha espresso in ogni forma – poesie, film, scritti – , la rabbia per l’avvento della globalizzazione e il consumismo sfrenato. Era sempre al fianco degli ultimi e si potrebbe definire un verista meno rassegnato di Verga. Un articolo che, come sempre, rappresenta un vero omaggio alla letteratura e alla vita. Ringrazio di cuore Alessandra e la rivista che ogni giorno ci rende più ricchi… non di ‘roba’, di cultura! 🌹


