«La poesia deve accusare». In questa celebre affermazione è racchiusa la visione poetica e civile di Alfonso Gatto. Esponente dell’Ermetismo, partigiano della parola e della libertà, il poeta salernitano ha unito lirismo, memoria e impegno sociale in una delle esperienze letterarie più significative del Novecento italiano.
Alfonso Gatto, nato a Salerno nel 1909 e morto nel 1976 in un incidente stradale, è stato un poeta, scrittore, critico d’arte e giornalista italiano. Esponente di spicco dell’Ermetismo, è celebre per un lirismo che fonde il ricordo, il paesaggio mediterraneo e un forte impegno civile. Poco ricordato dalla storiografia ufficiale, raramente studiato nelle scuole, ha segnato il rinnovamento del Novecento insieme a figure come Ungaretti e Montale. Gatto ha aderito alla resistenza e l’ha raccontata nei suoi versi, convinto che il ruolo del poeta fosse quello di un testimone del proprio tempo, un minatore che scava nell’anima. Per l’artista salernitano l’indipendenza del poeta è il suo legame indissolubile con la libertà e la verità. Il poeta non deve essere un mero consolatore, ma un intellettuale la cui opera è un’arma di libertà liberatrice capace di far insorgere la poesia contro le ingiustizie e l’indifferenza. La scrittura era per lui un atto di rivolta e difesa degli ultimi, che legava indissolubilmente l’impegno sociale all’amore per la vita. Esemplari in merito i versi estratti dalla lirica 25 aprile: “E fummo vivi, insorti con il taglio ridente della bocca, pieni gli occhi piena la mano nel suo pugno: il cuore d’improvviso ci apparve in mezzo al petto”. I suoi versi sono caratterizzati da una forte melodia, spesso costruiti su assonanze e rime interne, che danno fluidità al dettato poetico. Inoltre le sue parole sanno farsi pittura. Gatto è un poeta icastico, capace di evocare immagini nitide, paesaggi, soprattutto marini, e nature morte, che diventano proiezioni del suo stato d’animo. Riposa nel cimitero di Salerno. Sulla sua tomba è incisa un’emblematica dedica dell’amico Eugenio Montale: “Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore”.
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