“Logos, la Parola si fa verbo” si conclude oggi a Marino, presso il Museo civico Umberto Mastroianni, con la mostra dell’Accademia Castrimeniense inaugurata dalla lectio magistralis di Franco Campegiani.
Si conclude oggi, domenica 14 giugno, con un significativo successo di pubblico e di contenuti, la mostra “Logos, la Parola si fa verbo”, esposizione di arti figurative dell’Accademia Castrimeniense ospitata a Marino, presso il Museo civico Umberto Mastroianni, dal 6 al 14 giugno, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e in occasione della festa patronale di San Barnaba.
Franco Campegiani, illustre critico d’arte, poeta e saggista nato a Marino, ha svolto una lectio magistralis per l’inaugurazione dell’esposizione di arti figurative dell’Accademia castrimeniense che si tiene dal 6 al 14 giugno a Marino presso il Museo civico Umberto Mastroianni con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, in occasione della ricorrenza annuale della festa patronale di San Barnaba. Il santo patrono di diverse località, tra cui la più importante in Italia è proprio la città di Marino, in provincia di Roma, nell’area dei Castelli Romani, è considerato il protettore dei viandanti, dei mediatori e dei missionari, ed è tradizionalmente invocato contro le tempeste e la grandine. La mostra ha un titolo straordinariamente efficace e quasi provocatorio: “Logos, la Narola si fa verbo” . In realtà Il rapporto tra natura e arte è un legame ancestrale ed eterno. Dal mimetismo dei dipinti rupestri fino all’odierna Land Art, l’ambiente che ci circonda ha costantemente influenzato il fare artistico, trasformandosi non solo in musa ispiratrice, ma spesso fondendosi con l’opera stessa.La natura ha plasmato le correnti artistiche attraverso diverse espressioni: dalle nature morte di Caravaggio ai paesaggi romantici, è da sempre l’oggetto principale di contemplazione e riproduzione visiva. Eppure Campegiani puntualizza, con acume, che parlare di Natura in un mondo di artifici tecnologici come il nostro può sembrare anacronistico, ossimorico. In realtà non è così. Il Nostro afferma che il recupero del rapporto con la natura richiede di riattivare i sensi e disconnettersi dalla routine. Per farlo occorre praticare un’immersione sensoriale nei boschi, ritrovare il legame ancestrale con l’ambiente, recuperare quella che definisce, in modo sublime, la nostra terrestrità. L’espressione racchiude due concetti profondamente legati. Da un lato richiama l’antico mito di Gea (o Gaia), la divinità primordiale, fonte di ogni vita e utero ancestrale; dall’altro eleva l’arte a forza generatrice capace di plasmare, interpretare e dare voce al nostro pianeta.L’arte è da sempre lo specchio e la custode della Terra, celebrandola attraverso varie forme e prospettive. La Natura sa riportarci, oggi come ieri, ai nostri valori essenziali. E la tecnica non è estranea alla vita naturale. L’autore induce a riflettere sulle tecniche di adattamento naturale, che avvengono a ogni livello e si riferiscono ai meccanismi biologici, evolutivi ed ecologici attraverso cui gli organismi viventi modificano le proprie caratteristiche per sopravvivere e riprodursi in ambienti mutevoli. L’arte, quindi, è lavoro, è tecnica, ma non virtuosismo privo di spiritualità. La vera espressione artistica richiede un’urgenza interiore, un messaggio da comunicare e un’anima che trasmetta emozione. La tecnica è solo lo strumento, il mezzo attraverso cui la spiritualità e il pensiero dell’artista prendono forma. E i diciotto artisti che espongono nell’ambito della vetrina castrimeniense di Marino, in modo più o meno velato, lanciano un grido in favore della Natura che ci ha dato i natali. Campegianni elenca le caratteristiche delle loro opere, dall’iperrealismo epico, ovvero la fusione della tecnica della riproduzione iper-dettagliata della realtà con narrazioni grandiose e soggetti monumentali, di Stefano Piali al simbolismo misterico di Vito Lolli; dall’informale psichico di Vittorio Maccari ( Toscanu) al materismo fluido di Marina Baciocchi; dall’intimismo crepuscolare di Maria Teresa Loria al realismo lirico di Riccardo Savi, dal simbolismo cromatico di Patrizia Ferretti al mitologjismo concettuale di Massimo Talarico; dall’impressionismo scultoreo di Lina Marocchini all’onirismo lirico di Fausta Caldarella; dallo spazialismo abissale di Maria Grazia Perrella all’organicismo fantastico di Beatrice Palazzetti; dal simbolismo magico di Doriana Onorati all’impressionismo panico di Rossana Centioni; dal concettuale labirintico di Fabio Pagliarin al naturalismo festante e tragico di Marina Funghi; dal geometrismo cinetico-ritmico di Daniele Giacomini, alle geometrie segrete e archetipe di Fiorella Saura. Franco Campegiani propone una lettura artistica, passionale e viscerale della mostra che lega indissolubilmente Arte e Natura.
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