La lezione del Giappone

Dal boom turistico al soft power, dalla fioritura dei ciliegi all’overtourism, il Giappone raccontato da Federico Rampini diventa un laboratorio vivente tra numeri impressionanti, cultura diffusa e contrasti sociali, dove l’accessibilità è garantita quasi ovunque, anticipando le sfide dell’Occidente.

“Voi ne siete appena ritornati? O state per andarci?”. E’ così che inizia il saggio di Federico Rampini “La lezione del Giappone, il Paese che anticipa le sfide dell’occidente” (Mondadori, 2025). In effetti, il Paese del Sol Levante è in overtourism tanto che, per esempio, le autorità di Fujiyoshida hanno annullato il festival annuale dedicato alla fioritura dei ciliegi. Si tratta di uno dei tanti “brand” che il Giappone sta esportando per la sua terza espansione mondiale: quella del soft power, come la definisce Rampini. La prima si è avuta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con la conquista militare di vaste aree del sud est asiatico; la seconda c’è stata dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con forti conquiste sul piano economico, tecnologico e finanziario che hanno spaventato gli Stati Uniti portandoli ad applicare una serie di restrizioni commerciali e dazi (ebbene sì: non sono un’invenzione di Trump).

Ora, come detto, è il momento del soft power: “un potere dolce e morbido, basato sull’esportazione di icone, simboli, mode.” Pensate al pop asiatico: il J-pop, antesignano del fratello coreano K-pop che ha spopolato su scala globale; e poi, le emoji, il karaoke, i manga, Hello Kitty (marchio col quale Sanrio fattura 5 miliardi di dollari all’anno), i noodles in scatola, i costosissimi jeans giapponesi, l’”irrinunciabile” sushi. Tutti ingredienti utili per apparire kawaii: carini, deliziosi, teneri, accattivanti, in una parola: innocui. Lo sono persino i cartelli dei rari manifestanti in piazza.

Smettere di presentarsi come rivali geopolitici è la chiave per conquistare il mondo. Lo stanno capendo in tanti: pensate ai Labubu nati a Hong Kong e commercializzati dalla cinese Pop Mart; nel 2025 una bambolina è stata venduta all’asta per 130.000,00 euro.

Ogni anno sentiamo parlare della fioritura dei ciliegi in Giappone e vediamo foto spettacolari di tale fenomeno. In realtà, la fioritura dura pochi giorni e varia da una località all’altra a seconda del clima e, pertanto, godere dello spettacolo degli alberi in fiore, per quanto magnifico, è meno facile di quanto si pensi. Eppure, il fenomeno attrae milioni di turisti da tutto il mondo: Cina, Corea e India in particolare ma anche tanti europei e americani. Così i giapponesi si sono trovati a convivere forzatamente con enormi masse di persone che hanno stili di vita totalmente differenti dal loro e si è iniziato a diffondere un certo malumore.

La città di Tokyo ha circa 14 milioni di residenti; l’intera prefettura supera i 35 milioni. Prendere un treno nella stazione centrale della città o nella mitica stazione metropolitana di Shibuya, che immette nell’incrocio più trafficato del mondo, è un’esperienza surreale: la stazione centrale si sviluppa su sei piani e gestisce 3000 treni al giorno, tra cui molti Shinkansen che vanno almeno a 200 km/ora pur facendo tante fermate intermedie; quella di Shibuya ha un traffico di 2.400.000 passeggeri al giorno: vederla con la pioggia sottile, i grattacieli luminosi, le insegne tridimensionali e parlanti, fa pensare a Blad Runner anche se il film di Ridley Scott era ambientato in una Los Angeles distopica.

Le persone sciamano, spesso correndo, in tutte le direzioni. L’ordine, in un posto del genere, è una questione di sopravvivenza. Quindi, ci si mette in fila per salire a bordo dei mezzi pubblici che hanno una puntualità proverbiale; sugli Shinkansen ci sono cabine nelle quali si può parlare al cellulare, cosa che non si può fare seduti al proprio posto; i bagni pubblici sono pulitissimi ovunque, sui treni, nei centri commerciali, nelle aree di servizio, nei musei, nei ristoranti, con tazze riscaldate, il bidet incorporato con vari tipi di getto, il tasto “privacy” se si vuole far partire una musica che copra i propri rumori. Nei bagni pubblici maschili e femminili vi sono seggioloni per bambini.

Ci sono pochissimi cestini per i rifiuti e quindi la spazzatura bisogna portarsela dietro, in hotel o in alcuni punti stabiliti; tale scelta è una conseguenza del trauma post attentato del 1995, quando una setta causò vari morti e feriti nella metropolitana di Tokyo ma è anche dovuta a una gestione rigorosa e responsabile della raccolta differenziata.

Nelle strade principali e nelle opere pubbliche ci sono percorsi per non vedenti; negli incroci stradali ci sono semafori con avvisi sonori; l’accessibilità è garantita quasi ovunque. Non si fuma per strada ma nelle tante aree per fumatori. Fa eccezione solo Dōtonbori, il quartiere commerciale e coloratissimo di Osaka dove si fuma ovunque e le strade sono sporche. Troppi turisti, persino per un popolo ordinato come quello nipponico.

L’incrocio di Shibuya Crossing a Tokyo, simbolo della metropoli e dei flussi continui della vita urbana
Incrocio di Shibuya, Tokyo con attraversamento pedonale affollato

Tale contesto non piace a tutti, è inevitabile. Ci sono molte persone sole, il fenomeno degli hikikomori – giovani e adulti che si isolano volontariamente dalla società, chiudendosi in casa per molto tempo – è nato qui. A Shibuya si vedono tantissimi giovani seguire le mode più disparate, forse nel tentativo di distinguersi dalla massa: kawaii (nelle versioni Lolita e Decora), Gothic, Emo, ribelle, vintage e tante altre ancora.

Sorprende la convivenza serena tra i vari stili delle persone, la maggior parte delle quali mostra due qualità impagabili: gentilezza e fiducia nel prossimo.

Stupisce anche constatare che nelle aree metropolitane templi buddisti, santuari shintoisti, grattacieli, svicoli stradali e ferroviari su più livelli, giardini e parchi urbani, luci multicolori, centri commerciali e mercati del pesce coesistono in una miscellanea straordinaria. Pochi chilometri e ci si ritrova immersi nella natura, tra laghi, fiumi, monti, campi coltivati, villaggi rurali, avvisi di pericolo per la presenza degli orsi.

Monte Fuji con ciliegi in fiore Arakurayama Sengen Park Giappone
Monte Fuji con ciliegi in fiore Arakurayama Sengen Park Giappone

Nel Paese che ha conosciuto prima di altri la decrescita demografica e l’invecchiamento della popolazione, a Tokyo c’è una sezione del Museo Nazionale della scienza emergente e dell’innovazione dove si insegna ai bambini, tramite il gioco, cosa significa diventare vecchi. Nel Museo dei giocattoli, bambini e adulti giocano insieme. A 60 anni si celebra il Kanreki, vestendo il festeggiato di rosso (colore dei bambini) per simboleggiare il ritorno a una nuova infanzia. A Osaka, l’archistar Tadao Ando ha donato alla città una meravigliosa libreria per bambini (La foresta dei libri per bambini di Nakanoshima): libri e bambini, speranza per il futuro. Un altro mondo è possibile.

Una libreria per bambini a Osaka, simbolo dell’attenzione alla cultura e alle nuove generazioni, in linea con lo spirito di Tadao Ando. La lezione del Giappone.
Una libreria per bambini a Osaka, simbolo dell’attenzione alla cultura e alle nuove generazioni, in linea con lo spirito di Tadao Ando
Le case tradizionali di Shirakawa-go, patrimonio UNESCO, esempio dell’architettura rurale giapponese gassho-zukuri
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Fotografie di Alfredo Carosella

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