LA POESIA: L’ARTE CHE TRASCENDE LA SCRITTURA

Lo spazio editoriale si configura come un atto di memoria e di restituzione nei confronti della figura poetica di Innocenza Scerrotta Samà, della quale si intende evocare la statura umana e la cifra stilistica, essenziale e profondamente identitaria. Viene rievocata la genesi della prefazione, maturata in una dimensione liminale tra presenza e assenza, e inscritta nel contesto di una pubblicazione postuma che ne custodisce gli ultimi esiti espressivi. La riflessione si dispiega attorno al nucleo tematico della “verità del ritorno”, inteso quale interrogazione ontologica e itinerario dell’essere; tra la dispersione delle molteplici vie, lo smarrimento dell’individuo contemporaneo e l’urgenza di un ascolto radicale dell’interiorità, quale unica soglia di autenticità.

Dedico lo spazio concessomi da Il Giornale Press, per il mese di Aprile, alla memoria della carissima amica Innocenza Scerrotta Samà.

Ho preso questa decisione per due, ben precisi motivi: il primo, portare a conoscenza dei lettori un dettato di assoluto valore, con una cifra personalissima e totalmente essenziale; il secondo (ma non secondo) offrire una visione della poesia, in senso lato, che consenta di partecipare ad un punto di vista del tutto particolare. Dovete sapere che il libro, da cui è tratto lo scritto che leggerete, uscì postumo e, come tale, comprendente testi ancora inediti. La mia prefazione, pertanto, non era programmata, come avviene solitamente, con l’autore, bensì richiesta. E chi fu a propormelo? Fu la figlia di Innocenza, ma non di sua iniziativa, facendosi, lei stessa, portavoce della volontà della madre che, prima del trapasso, aveva espresso il desiderio che fossi io a stilarla.

Bene, gentili fruitori, dovete sapere che la conoscenza che io ebbi con la poetessa non fu di persona ma telefonica ed epistolare. Questo, per dirvi fino a quale punto può arrivare la comunicazione delle anime se si parla di poesia. L’unica scrittura capace di andare ben oltre la scrittura.

PREFAZIONE

NEL VORTICE DEL SILENZIO E DELLA PAROLA

          La verità del ritorno: ma di quale verità, di quale ritorno intende parlare Innocenza? Già, perché oggi abbiamo di fronte mille verità ed altrettanti ritorni e, paradossalmente, non sappiamo trovare la strada giusta.

          La spiegazione sembrerebbe scontata: tante vie, dunque tante difficoltà nella scelta. Eppure, l’assunto non soddisfa; non può accontentare: basta pensare che non si tratta di un problema dei nostri giorni ma eternamente attuale nella ricerca di se stesso da parte dell’uomo.

          Ora – e da sempre – c’è chi si rifiuta di approfondire; chi ha paura di farlo e preferisce seguire il percorso più comodo (che, in genere, coincide con la direzione presa dalla massa) e chi – staccandosi – si affida totalmente ai consigli ed alle convinzioni dell’io interiore, sconosciuto ma autentico perché non separato ancora dall’istinto.

          È questa la chiave che apre la porta del mondo della poetessa, del suo universo, visto che si sta, qui, prendendo in esame l’ultimo lavoro: la raccolta postuma con la quale dà appuntamento ai suoi lettori in un luogo e in un tempo altri; ed a me, in particolare, la grande felicità ed emozione d’esaudire la sua volontà: quella che fossi io a curarne la prefazione.

          Ed eccomi al cospetto di questi nuovi versi: dico nuovi, non nel senso che mi sia estranea la scrittura e, tanto meno, la poetica della Samà (sull’una e sull’altra ho avuto modo di esprimermi recensendo La mano e la prua e il più recente In luce d’estasi) ma per il semplice motivo che non mi erano ancora noti.

          Come già successo – quando iniziai a sfogliare il libro stampato dal suo Editore, Franco Manescalchi, nel corso del 2015 – anche questa volta mi si presentano testi di un’essenzialità sorprendente (com’è nel suo stile) che si raccolgono intorno ad un unico nucleo tematico, quasi esercitando un’attrazione magnetica che, istantaneamente, fa entrare il fruitore in medias res.

          Li riporto: “In conchiglia / il / silenzio,”; “Senza raggi / di / luce, / voce / culla / di mare / il silenzio.”; ma, anche: “Boati / sul silenzio / di perla.”.

          Fragore; esplosioni di bombe, oggi, nel deserto, sulla desertificazione in atto della terra e del cuore dell’uomo, di ogni uomo che ha definitivamente smesso di ascoltare l’assenza di rumori che in lui dimora.

          La Nostra, invece, ha sempre posto attenzione a quella voce, ne ha colto tutte le sfumature: dalla serenità all’inquietudine, dalla speranza allo sconforto, lasciandosene avvolgere, facendosi cullare dentro una conchiglia, non propriamente dal mare ma – meglio – dalla sua musica, della quale si è vestito il silenzio.

          Il ritorno – la riacquisizione, verrebbe da dire – è dunque autentico perché “muta” (v. la poesia conclusiva) è la verità che lo distingue.

          Inizia, così, un cammino che è, contemporaneamente, a ritroso e in avanti; un viaggio inusuale che non può che partire dalle “profondità / della / memoria”: insondabili perché inconsce.

          Ma è da lì che sgorga la sorgente della parola di Innocenza, da quegli abissi o da quelle altitudini incommensurabili e inarrivabili dalla cognizione umana; dall’indefinibile luogo dove il passato svanisce nel presente e viceversa, e il tempo diviene eterno.

          “Quale / la / nostra / possibile / eternità / per / carpirne / il segreto?” – si chiede ad un certo punto della raccolta –: attenzione, però, non per darsi una risposta; l’eternità è certa, indefinibile ma certa.

          Ella sa che il segreto che vorrebbe carpire resterà un mistero. Perché, allora, volerlo catturare? – si obietterà –; proprio questo l’errore: pensare che alla poetessa interessi svelare.

          Non è così; semmai è l’esatto contrario: è l’altra se stessa (che poi è sempre lei) che le si rivela attraverso una voce ignota ma pura, vergine, non ancora corrotta in quanto appena partorita, appena uscita dal grembo dell’anima.

          Queste poesie sono magma, impasto fertile di spirito e materia che produce un vortice, “il turbine del caos” – come si legge in una delle stesse –.

          Sono composizioni che neppure vanno definite tali: prorompono allo stato sorgivo; un gorgo che mulinella sia all’interno che all’esterno.

Voglio dire che si trovano nella terra di nessuno, dove il sonno sta per trasformarsi in veglia, dove laconicità e loquacità s’incontrano dando vita a versi monosillabici (spesso costituiti da una semplice congiunzione o preposizione) che obbediscono soltanto alla forza propulsiva del fuoco, delle fiamme che, come lance, s’innalzano al cielo, non per sfidarlo ma per congiungervisi, per unirsi alla sua ribellione..

          L’irriducibilità, ecco, la caparbietà di una donna risalteranno nelle pagine che seguono: non potrà sfuggire al lettore attento il costante anelito all’essenzialità come ritorno al vero (cfr. l’intestazione dell’opera); come tuffo nel caos originario e originante: “Dal caos / il riso argentino / di ruscello . . .”; come primo, indispensabile passo verso l’indipendenza e la libertà e, dunque, incontro con l’io, con l’es – bisognerebbe dire – per usare una terminologia freudiana che, tutto sommato, bene si addice allo scavo psicologico che caratterizza questa scrittura ed il pensiero che la genera.

          Ho tirato in ballo Freud ma, forse, più calzante sarebbe il riferimento a Jung, perché la poesia di Innocenza Scerrotta Samà, pur ricorrendo all’inconscio, non s’inabissa restando impantanata nel buio; scende in profondità – è vero – senza “ammalarsi”, senza paura, e con la certezza che, lì, la parola coincide con la verità; la sua verità, naturalmente, che, però, è anche degli altri, di ogni essere vivente che avverte dentro di sé la presenza del mistero.

          È giunto il momento che vi lasci ai suoi versi, che mi metta da parte per dare spazio alle sue illuminazioni, ai suoi lampi, alla bellezza delle sue allegorie che, ancora, me la fanno sentire presente nell’Universo dove, sicuramente, vive.

QUALCHE ESEMPIO TESTUALE

TRATTO DA LA VERITÀ DEL RITORNO

EDIZIONI POLISTAMPA, FIRENZE, 2016

In conchiglia

il

silenzio

—————-

Dal caos

il riso argentino

di

ruscello,

la libertà

del bello

sul tuo

nudo

d’acqua

e

di sole

—————-

Come foglia

rapita

da un raggio

di

luce

vibra

il lago

dei cigni

Dissolvendosi

il dio

nella remota

lontananza

come

l’alito

d’una ombra

tuttavia ricordo,

balugina un mondo

di

tenebre

e

di luce

————————-

Quale

la

nostra

possibile

eternità

per

carpirne

il segreto?

———————-

Muta

la

verità

del

ritorno

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Cover La verità del ritorno di Innocenza Scerrotta Samà

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