Il calcio che non c’è più

Un’intensa riflessione che prende le distanze dal calcio milionario moderno per rendere omaggio alla figura di Franco Baresi. Dalla dolorosa infanzia da orfano alla consacrazione come capitano del Milan, l’articolo ripercorre la carriera e la statura morale del “Piscinin”, simbolo di lealtà, leadership silenziosa e di un calcio romantico e autentico ormai scomparso.

Non seguo il calcio, anche se da ragazzina l’ho praticato per non sentirmi inferiore agli amici maschietti. Preferivo e preferisco l’atletica leggera, anche se gli sport di squadra mi affascinano, perché Implicano lo spirito di corpo, la condivisione, il senso di gruppo, che amo tanto anche nella vita. Ho seguito la Nazionale, fin quando si è classificata, ma i club proprio no. Il business che circonda la realtà calcistica lo trovo a dir poco volgare. Ragazzi pagati miliardi per cambiare squadra ogni anno e guadagnare di più. Giovani motivati solo dal dio denaro, che esibiscono le loro ricchezze e le loro compagne – modelle o influencer – e la loro assenza di valori. Il 31 luglio è volato in cielo Franco Baresi e, di colpo, la bobina del tempo si è riavvolta. Lo conoscevo. Vivo in una famiglia di milanisti. Sapevo che era stato il capitano della squadra rossonera per vent’anni, ma ignoravo troppi particolari della sua storia. Figlio di agricoltori della provincia di Milano, è rimasto orfano di entrambi i genitori a 14 anni. Lui e il fratello Giuseppe furono cresciuti dalla sorella. Sognavano solo la stabilità. Lui è Beppe frequentavano l’oratorio e inseguivano palloni. Il fratello fu preso dalla società dell’Inter, Franco venne rifiutato. Non era alto, non aveva grossi muscoli ed era di pochissime parole, eppure era dotato di un carisma, di un intuito, di una capacità di leggere il gioco rarissimi. Il Milan scommise sul Piscinin, come lo chiamavano, e acquisì uno dei più grandi campioni di sempre! Giocava da libero, un ruolo quanto mai complesso: dopo di lui c’era solo il portiere. Il Piscinin divenne capitano del Milan a soli 22 anni e non cercò la fama, la visibilità, il successo, solo quella stabilità che gli era mancata da piccolo. Il contratto lo firmava ogni anno in bianco… lasciava che fossero i dirigenti a scrivere la cifra, ed è stato fedele al Milan per tutta la carriera. La squadra è retrocessa due volte in serie B e Franco l’ha seguita, lottando per tornare in auge e giocando con tanta passione da portarla, insieme a campioni, molto simili a lui, sul tetto del mondo. Il Milan del capitano Franco Baresi ha vinto tutto e l’intera squadra aveva come bussola lo sguardo azzurro e sicuro del Piscinin. Nella parabola evangelica “i piccoli” non indicano solo i bambini per età, ma chi vive nella semplicità. Gesù svela che Dio si fa conoscere a loro e non ai superbi, e insegna che per entrare nel Regno dei cieli bisogna diventare come loro, affidandosi a Dio con totale fiducia. Franco è stato uomo di fede, schivo, generoso, inconsapevole del talento straordinario che possedeva, sportivo nel senso più alto del termine, dotato di lealtà, etica, fedeltà alla maglia. Nel 1997 il suo addio al calcio fu accolto da un ovazione infinita al grido di: “Un capitano, c’è solo un capitano!” e si decise che la maglia numero 6 non sarebbe stata più indossata da nessuno. Non ha mai vinto il pallone d’oro e non ci ha fatto caso. Ho visto in televisione il funerale di questa leggenda e mi sono commossa profondamente. “Si è spostato nella stanza accanto” a soli 66 anni e una folla incredibile circondava la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano inneggiando al Capitano con bandiere con il numero 6. I compagni di allora hanno portato il feretro e Paolo Maldini, difensore immenso, cresciuto al suo fianco, piangeva. Ecco in quelle lacrime che Sant’Agostino definisce ‘sangue dell’anima’ c’era tutta la storia di un calcio che non c’è più.

Un'emozionante illustrazione artistica che mostra la maglia numero 6 rossonera nel quadriportico della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, luogo dell'ultimo saluto a Franco Baresi, il calcio che non c'è più, per simboleggiare il legame indissolubile tra il Capitano, la città e i suoi valori.
Illustrazione artistica. La maglia numero 6 davanti a Sant’Ambrogio, simbolo dell’ultimo abbraccio a Franco Baresi.

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Massimo Troisi, amico mio

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