In questa intervista, l’autrice Fosca Navarra racconta la nascita del suo libro “Come grano fiorire” (De Nigris Editore), un’opera dedicata alla riscoperta della poetessa Biagia Marniti. Il progetto nasce per riportare alla luce figure femminili della letteratura dimenticate o messe in ombra. Attraverso il prezioso impulso della madre, l’autrice esplora la parentela spirituale che la lega alla poetessa pugliese, affrontando temi profondi come la solitudine, l’emigrazione intellettuale e la forza delle voci femminili.
La poesia di Biagia Marniti entra nella quotidianità di Fosca Navarra, si insinua con delicatezza dirompente nella sue giornate di giovane autrice che si concede uno spazio tutto suo, una “stanza tutta per sé” sostando in bar o sul divano di casa con la capacità di isolarsi dalle voci circostanti o di coglierne spunti di riflessione. La poesia della troppo dimenticata poetessa pugliese camminano con Navarra e diventano la scrittura del volume a lei dedicato “Come grano fiorire” edito da De Nigris nella collana Meridiane curata da Isabella Pedicini. Una scoperta quella di Fosca Navarra che è riscoperta di una donna che, come lei, ha esordito scrivendo poesie. Con Meridiane la casa editrice rimette in luce donne del Sud cadute nell’oblio o nel buio della disattenzione, e per Fosca Navarra l’incontro letterario con Marniti è anche occasione di raccontare le sue emozioni e la sensibilità spesso incompresa di una giovane donna che si nutre di letteratura e fa crescere la sua creatività espressiva anche attorniata da una solitudine che sa trasformare in voci poetiche o narrative, dalla raccolta poetica “Perdutamente” al romanzo d’esordio “La notte fa ancora paura”. “In un insospettabile mare magnum di figure femminili in parte o del tutto oscurate eppure degne di memoria” quella di Biagia Marniti, poetessa, scrittrice,saggista e bibliotecaria nata a Ruvo di Puglia, entra nella mente e nel cuore di Navarra grazie alla madre che le suggerisce di approfondire le fonti. Un trio di donne accomunate da un filo trasparente che le unisce e le fortifica.
Fosca, la bellezza della scoperta. Da Sulpicia a Marniti come sono entrate queste poetesse nella tua vite di lettrice e scrittrice?
«Direi che sono state tutte epifanie: ogni poetessa che ho avuto l’occasione di incontrare e apprezzare è apparsa sul mio cammino magari anche in circostanze all’apparenza ordinarie, ma lo ha illuminato; e questo per me non è ascrivibile al caso, alla coincidenza. Le poetesse che ho amato mi erano in qualche modo destinate, come a ciascuno di noi il destino conduce determinati autori e artisti. Di certo è soprattutto per merito loro che nutro una grande fiducia in un avvenire costellato di voci femminili potenti, libere e coraggiose».
Il libro rientra nella collana Meridiane, quanto ti senti anche tu un’autrice meridiana?
«Un’autrice meridiana? Io piuttosto, a volte, mi domando se sono un’autrice, una scrittrice o qualcosa del genere. Forse è semplicemente presto per affermarlo ma, in effetti, con le dovute e ovvie proporzioni, tra Biagia Marniti e colei che ha tentato di raccontarla in Come grano fiorire, esistono questi punti di contatto: si tratta di due donne del Sud innamorate della letteratura. Questo è tutto ciò che posso dire con certezza».
La poesia di Marniti diventa per te una compagna della quotidianità “è attraverso il chiasso che sfoglio le pagine e leggo ad alta voce qualche verso”, quanto la poesia ha il potere quasi magico di farci compagnia e di essere sempre contemporanea?
«La poesia è la negazione della Storia. Gli esseri umani almeno in questo sono fortunati: c’è una parte di eternità in loro, fatta di tutto ciò che il nostro animo si trova a sopportare nella vita, di dolore inalterabile e ripetitivo, di emozioni dilanianti che non si assorbono mai; ed è questo li accomuna e li avvicina. I poeti sono non soltanto i portavoce dello spirito umano, ma anche coloro che nobilitano questi sentimenti apparentemente impuri. Incontrarci tra i versi è uno dei pochi modi che abbiamo per smettere di trovarci ripugnanti, almeno per qualche istante».
Dalla Puglia a Roma, Marniti inaugura una “forma di emigrazione intellettuale”. La solitudine per la poetessa è “una liscia corazza nella quale sprofondare”, quali sono oltre la solitudine le tematiche principali?
«Potrei citare i componimenti amorosi, quelli dedicati al viaggio e alla senilità, o alla insostenibilità del vivere quotidiano, ma quel che noto innanzitutto nelle poesie di Biagia Marniti è il senso profondo del rimpianto, di una felicità il cui bersaglio è stato mancato. Non è soltanto la caducità della vita, quanto piuttosto l’impressione che neppure le gioie della giovinezza siano state appaganti. I brevi incontri, i momenti felici, le speranze di un tempo ora lontano sono evocate con malinconia: mi fa pensare, tutto questo, a un frutto che viene solo guardato o sfiorato, ma mai assaggiato o mangiato a sazietà. Molti versi della nostra poetessa sembrano proprio voler dire: “Tutto qui? Dove è finita quella felicità? L’ho mai vissuta davvero?”».
Hai scoperto la poesia di Marniti grazie a tua madre, è stata la sua figura ad aiutarti a far fiorire questo libro?
«Sì, perché lei è il motore immobile di tutta la mia scrittura: la mia prima vera poesia (come atto più o meno consapevole) l’ho scritta quasi dieci anni fa, e si intitola A mia madre. Il titolo del mio romanzo La notte fa ancora paura è stato un suo suggerimento. E per quanto riguarda il mio prossimo romanzo, che ho terminato di recente, io credo che in realtà avrebbe voluto scriverlo lei, ma non aggiungo altro».
I versi di Marniti corrono, fuggono, sono in viaggio, in cerca di un approdo eppure le radici compaiono spesso. Che legame aveva con la sua terra?
«Oserei dire, ma questa è una mia personalissima interpretazione, che amasse la sua terra come si può amare soltanto, per tornare al discorso di prima, un rimpianto, una felicità soltanto sfiorata. Ma ha portato la Puglia sempre con sé, nello pseudonimo che scelse di adottare, e in alcuni suoi splendidi versi che evocano la terra natale con un misto di ardore, di tenerezza e di nostalgia».
Scrivendo il libro hai indagato, hai messo insieme una vita poetica recuperando le pubblicazioni e ricostruendo un’esistenza come un’investigatrice hai riportato alla luce un’autrice, per te Biagia Marniti è diventata anche una di famiglia?
«Lo è diventata di sicuro, perché la poesia fa anche questo tipo di miracoli. Certo, sarebbe stato bello incontrarla in vita ma, poiché credo fermamente nell’aldilà, so che è solo questione di tempo».
C’è un verso o una poesia che vorresti ricordare e condividere con i lettori?
«Un verso, il verso che mi ha fatto gridare alla parentela spirituale tra di noi: per me, senza legami, solitaria. Credo sia il verso più felino che io abbia mai letto. Avrei voluto partorirlo io, ma in alternativa sono contenta che l’abbia scritto lei».
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«per me, senza legami, solitaria» — Biagia Marniti
La copertina di “Come grano fiorire” di Fosca Navarra (De Nigris Editore, collana Meridiane).


