Uscito il 15 gennaio 2026, ZÉNTA è il quinto album della cantautrice riminese Chiara Raggi. Un concept album intenso e poetico, nato dalla collaborazione con la poetessa Annalisa Teodorani e prodotto da Gianluca Morelli. Un viaggio in dialetto romagnolo tra maternità, memoria, radici e libertà espressiva.
Uscito il 15 gennaio del 2026, ZÉNTA è il quinto album della cantautrice e produttrice riminese Chiara Raggi. Nella sua discografia però ci sono anche due dischi pubblicati a nome Kjara, cantati in esperanto e distribuiti in diversi paesi del mondo.
Chiara è un’artista rigorosa nella sua musica ma questa volta, più di altre, ha cercato l’incontro, la condivisione, un termine a lei molto caro e che ha spesso dimostrato di averne compreso il significato più profondo. La sua condivisione per ZÉNTA ha il volto, la mente e il talento di più persone: si è fatta raccontare dai bellissimi testi della poetessa Annalisa Teodorani, oppure li ha fatti suoi con musiche che ne hanno sottolineato l’incisività. Ma non importa, c’è tantissima Chiara Raggi in questi versi. Annalisa ha scritto nel suo dialetto, quello di Santarcangelo di Romagna, luogo magico e incredibilmente pieno di arte. Il solo transitarci permette di respirare qualcosa di magico e il fatto che il papà di Chiara sia proprio santarcangelese, ha sicuramente contribuito a ispirare la cantautrice, che ha realizzato quello che è il suo miglior album di una discografia che è comunque ricca di episodi affascinanti.
Raggi ha poi affidato la produzione artistica a Gianluca Morelli, polistrumentista di gran talento che ha preso in carico anche i riusciti arrangiamenti, condivisi con la titolare quelli vocali, importantissimi nell’economia dell’album.
Il disco è fondamentalmente registrato in trio da Chiara (alle chitarre), Morelli e il pianista/tastierista Enrico Giannini, ma ci sono alcuni ospiti di lusso che Chiara ha voluto coinvolgere anche per una sorta di appartenenza territoriale. C’è il chitarrista cantautore Massimo Marches (in Dò t ci?), riminese anche lui, che ha all’attivo alcuni pregevoli album e collaborazioni importanti, ultima quella con Filippo Graziani. Con la band di Filippo suona anche una celebrità della musica riminese, il pianista Stefano Zambardino, che qui è impegnato con una squisita fisarmonica nella bella ballata Aria da nòiva. La fisarmonica è uno strumento davvero inusuale nei dischi di Chiara Raggi ma qui è incredibilmente funzionale in quella che forse è la canzone più bella dell’album. Un’altra realtà molto importante e apprezzata nell’area riminese è quello del Duo Bucolico, attivo dal 2005 e con una decina di album all’attivo. Uno dei due fondatori, Daniele Maggioli – molto ampia anche la sua discografia da solista – partecipa a ZÉNTA nella conclusiva Vòula duettando con Chiara. Nella stessa canzone infine ci sono i percussionisti dell’originale progetto inclusivo Banda 21 Rulli.
In tutto questo bel mondo musicale c’è la voce di Chiara, forse mai così precisa ed emozionante come in questo caso, cui si affianca in tutti i pezzi la declamazione di alcuni versi a opera della stessa Annalisa Teodorani.
E l’album? L’album è una sorta di “concept album” sulla capacità di affrontare con leggerezza le cose senza però mai rassegnarsi o subirle, il “lasciarsi andare”, parole che ricorrono nelle varie canzoni. Lasciarsi andare alla maternità, quella recente di Chiara, ai ricordi, alla follia, quella sana, allo stupore, lasciar andare persino le persone intorno a noi. E il titolo dell’album è una specie di raccoglitore di tutte queste occasioni, perché la gente è intorno a noi ma la gente siamo anche noi.

Antrèda è la piccola suite che apre l’album, strumentale ma impreziosita di delicati vocalizzi, apre la strada per l’importante Làsa andè, appunto “lasciarsi andare”, la dichiarazione d’intenti iniziale che qui si rivolge quasi all’io, al non curarsi dei cliché che tanto pesano sui rapporti umani, all’eliminare i pregiudizi così costringenti che ancora oggi la società fa fatica, forse ancora più di un passato recente, a eliminare. L’indagine di Aria di nòiva invece si concentra sul lasciarsi andare al ricordo ma non quello preciso e dettagliato, fotografico, ma quello istintivo in cui sono le emozioni a riemergere, l’infanzia, la curiosità, e tutti ricordiamo lo stupore per la neve, silenziosa, candida eppure potentissima. In questo parallelo c’è probabilmente tanto della Chiara Raggi di questo tempo e Annalisa Teodorani è stata bravissima a raccontarla in maniera così poetica. Dò t ci? Vuol dire Dove sei? e ci trasporta nel doloroso compito di dover lasciar andare chi ha fatto parte della nostra vita. Ci mancherà e a volte soffriremo al solo ricordo ma aiuta la consapevolezza delle cose che ci sono state lasciate, trasmesse con amore e onestà. A volte un po’ di follia ci vuole: nella vita, nelle relazioni, nella professione, nell’arte certamente. Lasciarsi andare alla matìria, termine intraducibile compiutamente, può essere salvifico ma anche molto gratificante. Anche l’introspezione, dirsi le cose più intime, è una pratica che può aiutare a stare meglio. Annalisa e Chiara raffigurano il mare come luogo ispiratore di calma interiore e una barca che si allontana diventa l’ipotesi di nuovi pensieri, forse progetti? Ancora la memoria protagonista di Ta t’arcòrd. E quanto mantenere la memoria sia importante, anzi fondamentale, lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni di questo sciagurato momento storico. E la scelta del dialetto ha molto a che fare con la memoria, con le radici; per non dimenticare mai da dove si arriva. A differenza di quanto accadeva in Aria di nòiva, qui si intende la memoria fisica, quella degli avvenimenti, dei volti e dei nomi, per aver ben presente e capire il nostro oggi. La voce di una bambina molto piccola si ascolta in apertura di Ninanàna per una burdèla, è quella di Olimpia, la figlia di Chiara Raggi, nata proprio mentre l’album prendeva forma e che ha immensamente condizionato l’arte della cantautrice con risultati che fin qui sembrano straordinari. È una filastrocca delicata che Annalisa Teodorani cuce perfettamente sui sentimenti e sulle emozioni di Chiara, un altro dei momenti più emozionanti di un disco che ti “acchiappa” dall’inizio alla fine, avvolgendoti come un plaid caldo in inverno o come una brezza rinfrescante in agosto. La chiusura è affidata al lasciare andare se stessi, Vòula riprende il tema di Làsa andè, quello di liberarsi dalle convenzioni, delle costrizioni, dei pregiudizi. Lo fa in maniera diversa, più diretta. La voce di Teodorani all’inizio è indicativa in tal senso. Anche la musica, dal vago sapore nordeuropeo e la condivisione vocale di Chiara con Daniele Maggioli, contribuiscono a fare di questa canzone, un’eccellente chiusura di un album impossibile da etichettare – e meno male – che spicca in una scena che continua ad appiattirsi sotto tutti i punti di vista. La scelta di Chiara di cantare i versi di Annalisa Teodorani e di affidarsi alle esperte mani di Gianluca Morelli, si è dimostrata vincente, la sua grande capacità compositiva è stata poi fondamentale. Anzi, a proposito di “lasciarsi andare”, forse Chiara Raggi ha ceduto a una minore complessità, offrendo all’ascoltatore un’accessibilità che davvero ha premiato tantissimo tutto il progetto. Bravissima.
Chiara Raggi – ZÉNTA
Etichetta: Musica di Seta
Data di uscita: 15 gennaio 2026
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