Intervista a Massimo Moscati su “Il grande libro di Agatha Christie”

In questa intervista Massimo Moscati racconta la nascita de “Il grande libro di Agatha Christie”, pubblicato da Mondadori a 50 anni dalla scomparsa della regina del giallo. Un’opera che esplora l’universo di Agatha Christie attraverso romanzi, personaggi iconici, teatro, cinema e televisione. L’autore ripercorre il legame tra la vita privata della scrittrice e la sua produzione letteraria, soffermandosi sul mistero della sua scomparsa nel 1926 e sull’eredità immortale di personaggi come Hercule Poirot e Miss Marple. Un viaggio affascinante nel mondo della scrittrice che continua a conquistare milioni di lettori in tutto il mondo.

L’eredità letteraria di Agatha Christie, indiscussa regina del mystery, intrecciata alla sua vita e ai suoi personaggi, è raccolta nel volume “ Il grande libro di Agatha Christie” dallo scrittore e giornalista, nonché appassionato giallista Massimo Moscati. Pubblicato da Mondadori, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, è un viaggio nel mondo di Agatha attraverso un percorso che va dalle opere, ai film alle serie tv, al teatro e che regala un ritratto completo e attento della scrittrice che continua a vendere milioni di copie in tutto il mondo. Nata nel 1890 nell’Inghilterra vittoriana la giovane Agatha dimostra da subito una passione per la letteratura e per la scrittura e la sua innata capacità di svelare la complessità dell’animo umano attraverso il mistero.

Massimo, da appassionato com’è stato scrivere una guida su Agatha Christie?

Scrivere una guida su Agatha Christie, da appassionato, è stata un’esperienza quasi inevitabile, quasi un punto d’arrivo dopo anni di letture. Più che un lavoro, è stato un viaggio dentro un immaginario che mi accompagna da tempo. La vera sfida non è stata tanto documentarmi, perché su Christie esiste una quantità enorme di materiali, studi e interpretazioni, quanto trovare un equilibrio tra completezza e leggibilità. Quando si ama davvero un autore, si rischia sempre di voler dire tutto, ma una guida deve anche orientare, non solo accumulare informazioni. Ho cercato quindi di costruire un percorso che restituisse il piacere della scoperta, come quando si apre per la prima volta un suo romanzo. Ho voluto mantenere uno sguardo partecipe, quasi da lettore che accompagna altri lettori, senza appesantire il discorso con eccessi di analisi accademica. In fondo, la forza di Christie sta anche nella sua apparente semplicità: storie che scorrono con naturalezza, ma che nascondono una costruzione sofisticatissima. Trasmettere questa doppia dimensione, accessibilità e complessità, è stato il vero obiettivo del lavoro.

Quanto la sua vita privata si è intrecciata con la sua produzione letteraria?

La vita privata di Agatha Christie si intreccia con la sua produzione in modo meno evidente di quanto si potrebbe pensare, ma proprio per questo più interessante. Non troviamo quasi mai trasposizioni dirette degli eventi biografici, eppure molte delle sue ossessioni narrative sembrano nascere da esperienze personali profonde. Il matrimonio con Archibald Christie, ad esempio, e la sua fine traumatica, lasciano tracce sottili ma persistenti nei suoi romanzi, soprattutto nella rappresentazione dei rapporti affettivi, spesso segnati da ambiguità, segreti e tradimenti. Anche il secondo matrimonio con Max Mallowan apre un’altra dimensione, più luminosa e avventurosa: i viaggi in Medio Oriente diventano fonte d’ispirazione per ambientazioni insolite e affascinanti. Ma più in generale, ciò che colpisce è come Christie abbia trasformato esperienze personali, anche dolorose, in materiali narrativi universali. Non racconta se stessa, ma usa ciò che ha vissuto per costruire storie in cui chiunque può riconoscersi. È una scrittura che filtra la realtà, la distilla, e la restituisce sotto forma di enigma.

Gli undici giorni della sua scomparsa restano ancora un enigma, tu che idea ti sei fatto?

Gli undici giorni della scomparsa del 1926 restano uno degli episodi più discussi e misteriosi della vita di Agatha Christie, e probabilmente non avranno mai una spiegazione definitiva. Personalmente, trovo riduttiva l’ipotesi del gesto pubblicitario: non è coerente né con il carattere della Christie né con il contesto emotivo in cui si trovava. In quel periodo, infatti, stava attraversando una fase estremamente difficile, segnata dalla morte della madre e dalla crisi coniugale con Archibald Christie. L’idea che si sia trattato di una sorta di fuga psicologica, di un temporaneo distacco dalla realtà, mi sembra più plausibile. Il fatto che abbia assunto un nome diverso e si sia rifugiata in un albergo suggerisce un desiderio di cancellazione, quasi di sospensione dell’identità. È un episodio che, in modo quasi inquietante, richiama alcuni dei suoi stessi temi narrativi: l’identità che si dissolve, il doppio, la sparizione. In questo senso, la sua vita sembra sfiorare la sua opera, come se per un momento fosse entrata in uno dei suoi stessi romanzi.

Il libro accompagna il lettore nel mondo della regina del giallo anche attraverso i suoi due protagonisti più famosi?

Sì, il libro accompagna il lettore nel mondo di Agatha Christie anche attraverso i suoi due protagonisti più celebri, Hercule Poirot e Miss Marple, che rappresentano due approcci quasi opposti al mistero. Poirot è l’incarnazione dell’ordine, della logica, del metodo: ogni dettaglio viene analizzato, ogni indizio classificato, in una ricerca della verità che ha qualcosa di matematico. Miss Marple, invece, si muove su un piano completamente diverso: la sua forza sta nell’osservazione della natura umana, nelle analogie con la vita quotidiana, nella capacità di cogliere ciò che sfugge agli altri. Metterli a confronto significa anche mostrare la versatilità della Christie, la sua capacità di reinventare continuamente il meccanismo del giallo. Attraverso loro, il lettore entra non solo nelle storie, ma nel laboratorio creativo dell’autrice, capendo come uno stesso enigma possa essere affrontato da prospettive radicalmente diverse.

Che rapporto ebbe col teatro?

Il rapporto di Agatha Christie con il teatro è stato tutt’altro che marginale, anzi rappresenta una componente fondamentale della sua attività creativa. Scrivere per il palcoscenico significa confrontarsi con regole diverse rispetto al romanzo: tempi più serrati, dialoghi più incisivi, una costruzione della tensione che deve funzionare in tempo reale davanti a un pubblico. Christie ha saputo adattarsi perfettamente a questo linguaggio, dimostrando una straordinaria padronanza della struttura drammatica. Il caso più emblematico è The Mousetrap, uno spettacolo che è diventato un fenomeno culturale senza precedenti, in scena da decenni. Ma al di là del successo, il teatro le ha permesso di affinare ulteriormente alcune delle sue qualità migliori: il senso del ritmo, la gestione dei colpi di scena, l’uso dello spazio e del dialogo come strumenti di suspense. In un certo senso, il teatro è stato per lei un laboratorio parallelo, che ha influenzato anche la sua narrativa.

Dai primi adattamenti televisivi e cinematografici finoalle recenti versioni cinematografiche di Kenneth Brannagh. Cosa intriga ancora delle opere di Agatha Christie?

Ciò che continua a intrigare nelle opere di Agatha Christie, dai primi adattamenti fino alle versioni più recenti firmate da Kenneth Branagh, è la combinazione perfetta tra struttura e ambiguità umana. Le sue storie funzionano perché sono costruite con una precisione quasi ingegneristica: ogni elemento è al posto giusto, ogni indizio ha un significato, ogni dettaglio contribuisce alla soluzione finale. Ma questa perfezione formale non sarebbe sufficiente senza la profondità dei personaggi. Christie non racconta solo delitti, ma relazioni, tensioni sociali, passioni nascoste. I suoi mondi, apparentemente ordinati, sono in realtà attraversati da crepe profonde. È proprio questa tensione tra ordine e caos, tra superficie e verità, che continua a renderla attuale. Le riletture cinematografiche moderne aggiungono spettacolarità, ma il cuore resta sempre lo stesso: il piacere di essere ingannati e, allo stesso tempo, la possibilità di capire.

Da lettore di Christie , quali sono le opere che preferisci?

Da lettore di Agatha Christie, sono sempre stato attratto dalle opere in cui osa di più sul piano strutturale. L’assassinio di Roger Ackroyd è probabilmente il mio preferito, perché rappresenta una vera e propria rivoluzione del genere: cambia le regole del gioco e costringe il lettore a riconsiderare tutto ciò che credeva di sapere. È un romanzo che non si limita a raccontare un mistero, ma riflette sul modo stesso in cui i misteri vengono narrati. Accanto a questo, considero fondamentale Assassinio sull’Orient Express, che affascina per la sua struttura corale e per l’idea di giustizia che mette in discussione le certezze morali del lettore. E poi Dieci piccoli indiani, oggi noto anche come E poi non rimase nessuno, che è forse il suo esperimento più radicale: una costruzione perfetta, quasi astratta, in cui la tensione cresce in modo implacabile fino a un finale inevitabile. Sono opere diverse tra loro, ma tutte mostrano la straordinaria capacità di Christie di reinventarsi senza mai perdere la propria identità.

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