Un cane robot nel Bellunese per proteggere i pascoli dai lupi

Tra le malghe venete parte la sperimentazione ad alta tecnologia dell’Università di Padova. Stazioni fisse e un quadrupede hi-tech con intelligenza artificiale per difendere mandrie e greggi senza nuocere ai predatori.

Sulle malghe venete proteggere greggi e mandrie dalle predazioni è una difficoltà concreta. Nel Bellunese, anche nell’area del Cansiglio, gli allevatori chiedono strumenti di difesa più efficaci. Università di Padova, Regione Veneto e Veneto Agricoltura studiano da tempo sistemi ad alta tecnologia per allontanare i predatori senza nuocere loro. A differenza di quanto i nomi possano far pensare, Remo e Romolo non sono cani, ma due distinti prototipi di stazioni fisse di dissuasione acustica e luminosa. Sviluppati per difendere le mandrie, questi due dispositivi integrano luci stroboscopiche, ultrasuoni e suoni a frequenza variabile per evitare che i lupi si abituino al disturbo. Grazie all’uso di sensori, pannelli solari e algoritmi di intelligenza artificiale, le due stazioni riconoscono la sagoma del lupo e si attivano solo in caso di reale minaccia. I primi test su questi due dissuasori si sono svolti in parchi faunistici della Toscana, in condizioni controllate. Gli ultrasuoni hanno dato segnali preliminari di allontanamento, mentre le luci hanno suscitato reazioni diverse. Per superare i limiti delle postazioni fisse, in alcune aree d’alpeggio del Bellunese è stato affiancato un singolo cane robot quadrupede, equipaggiato proprio con i medesimi sistemi di dissuasione acustica e luminosa. Muovendosi in autonomia sui terreni impervi delle malghe, l’unico robot agisce come una sentinella dinamica per scoraggiare l’avvicinamento dei predatori. Si tratta di un’innovazione pensata nel pieno rispetto etico della fauna; i dispositivi emettono solo stimoli luminosi e sonori che non causano lesioni o danni fisici ai predatori. L’obiettivo dell’Intelligenza Artificiale è proprio quello di attivare i dissuasori esclusivamente all’occorrenza, evitando stress continuo o disturbo alla restante fauna selvatica e al bestiame, per offrire un’alternativa concreta e non-cruenta agli abbattimenti. La sua reale efficacia resta ancora da dimostrare sul campo. La ricerca proseguirà con un orizzonte temporale fissato al 2028. I costi riportati al momento sono discordanti (da circa 5.000 euro per il prototipo di base fino a 110.000 euro per il robot e il suo allestimento completo), mentre i fondi ufficiali finanziano la ricerca complessiva per garantire la convivenza tra l’uomo, l’allevamento e la biodiversità.

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