Niscemi e Pompei. Quando la natura capovolge il corso degli eventi

Un simile fenomeno naturale ha interessato anche le generazioni precedenti, perfino in antichità, quando la gaudente Pompei, in Campania, fu improvvisamente stravolta da un terribile terremoto, che scosse la vita cittadina e provocò ingenti danni alla economia locale. Il devastante sisma è addirittura citato dal filosofo Seneca nel libro “Naturales quaestiones” e ancora negli “Annales” da Tacito, divergendo, però, sulla data che ancora oggi oscilla tra il 62 e il 63 dopo Cristo. Fin da subito numerosi pompeiani scelsero di allontanarsi, molti altri restarono e ripararono le dimore e gli edifici danneggiati. Varie case della città hanno restituito proprio un numeroso materiale edilizio, che indica lo svolgersi di lavori di ristrutturazione ancora nel 79 dopo Cristo, quando poi Pompei fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio. I recenti scavi nel rinomato parco archeologico hanno proprio riportato alla luce un cantiere, che era ancora in esecuzione nell’insula 10, regio IX, finalizzato a riassestare ancora gli ingenti danni provocati dal terremoto.[2] Gli eventi sismici proseguirono ancora negli anni successivi, anche se di lieve entità, ma così frequenti, come riportato da una epistola di Plinio il giovane, indirizzata all’amico Tacito, fino a quello precedente il risveglio del Vesuvio, così violento che “ogni cosa sembrava non muoversi, ma capovolgersi.”[3]

Il parallelismo proposto tra Niscemi e Pompei descrive l’entità di fenomeni naturali, che dettano la connivenza dell’uomo con il territorio che abita. Spesso il clamore mediatico, che implode all’improvviso verificarsi di simili catastrofi, cala gradualmente e sopperisce all’attenzione costante da porre alla prevenzione e alla cura del nostro fragile Paese. Ripercorrere gli eventi già accaduti nel passato può accrescere ulteriormente questa consapevolezza, soprattutto per monitorare sempre più le scelte necessarie alla costruzione di un futuro differente. Un valido monito giunge dal geologo Mario Tozzi, che propone proprio “un risanamento idrogeologico che non si basi sulle emergenze, ma sulla prevenzione e sulla sostenibilità, per evitare che l’Italia continui a vivere sotto la minaccia di frane, alluvioni e altri disastri naturali.”[4]

Riccardo Troiano


[1] La dichiarazione è tratta da un articolo, consultabile dal seguente link: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/01/29/news/che_cosa_e_successo_niscemi_frana_prima_dopo-425126038/

[2] Per approfondire l’argomento è possibile consultare il seguente sito: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/i-cantieri-antichi-di-pompei-tra-emergenza-e-ordinaria-manutenzione-nuovi-dati-dallinsula-10-regio-ix-2/

[3] Plinio il giovane, Epistole, VI, 20, 3

[4] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/28/frana-niscemi-tozzi-dissesto-idrogeologico-notizie/8271583/

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