Un omaggio intenso a Nazario Pardini, attraverso la sua ultima lettera ai collaboratori del blog Alla Volta di Leucade e una profonda lettura critica della sua poesia. Memoria, viaggio, ulissismo e fedeltà alla bellezza come forma di vita.
Nazario Pardini, l’ultima lettera e il senso della sua poesia
Dall’ultima lettera ai collaboratori del blog Alla Volta di Leucade, alla relazione critica che segnò l’inizio di un lungo sodalizio umano e letterario con Nazario Pardini. Un ricordo del poeta della memoria, del viaggio e di una fedeltà mai venuta meno alla bellezza.
Ultima lettera di Nazario ai collaboratori del blog
Quello che segue è il testo con cui Nazario Pardini salutò i collaboratori del blog, annunciando il suo progressivo allontanamento dall’attività letteraria condivisa. Lo fece senza alcun gesto d’addio, ma con la naturalezza di chi ha sempre guardato alla vita come a un romanzo in continuo divenire, capace di accogliere anche i capitoli più complessi senza interromperne il senso profondo. Rilette oggi, a pochi giorni dalla sua scomparsa, queste parole risuonano come una dichiarazione di fedeltà alla bellezza, alla parola e alla vita.
“Cari amici,
vi ringrazio per le belle parole testimonianza di una amicizia vera incardinata su sensibilità e valori condivisi…….la vita….nonostante tutto….è un romanzo bellissimo….e per chi come me ha anche il privilegio del dono della fede anche un bel regalo……l’importante è che nessun capitolo di questo bel romanzo sia fatto di sole pagine bianche….oggi ..per vari motivi…ho dovuto…come sapete….cambiare stile di vita….e la trama di questo nuovo capitolo ha dovuto derogare dal canovaccio tradizionale che ha caratterizzato i capitoli precedenti…..ma anche queste nuove pagine fatte di belle sedute con intelligenti fisioterapisti, con sedute in palestra con personal trainer sfegatati tifosi del Pisa, con intense passeggiate sulla marina di torre del lago non sono pagine bianche ma pagine di un colore ugualmente intenso anche se diverso….inevitabilmente il mio impegno per la poesia è residuale….ma rimane limpido in me….come in voi e negli amici a me sempre cari…..il ricordo delle nostre feconde ed intense chiacchierate di letteratura e….lo dico con un pizzico forse di presunzione…..la consapevolezza di avere dato e continuare a dare un contributo…. tutti insieme….alla bellezza…….
Un abbraccio affettuoso. Nazario “
Lettera a Nazario
Caro Nazario, è mio desiderio ricordarti con quanto scrissi la prima volta su di te al ricevimento delle due opere più significative di tutta la tua produzione letteraria (e mi scuso fin d’ora con il lettore, che noterà l’uso del “noi” nella mia esegesi: era il nostro primo contatto e non avevo ancora quella confidenza che, in seguito, negli anni, sfociò nella più fraterna amicizia). Ma voglio iniziare a scrivere riavvolgendo il nastro fino al principio, al momento in cui i nostri percorsi s’incrociarono, per volontà della poesia, per non separarsi più. Nemmeno oggi che sei apparentemente scomparso. Io so dove trovarti, ne ho la certezza: sei sullo scoglio di Leucade. Non puoi essere altrove. È per questo che ripropongo su “Il giornale press” il nostro incontro d’anime e letterario, per sentirti vivo come quando mi inviasti i tuoi primi due capolavori.
Tuo Sandro
Sintesi della poetica di Nazario Pardini
Nazario Pardini ha costruito nel tempo un’opera coerente e riconoscibile, nutrita da un rapporto diretto e appassionato con l’ordine naturale, dalle radici paesano-campagnole e da una malinconia mai sterile, ma sempre aperta alla comunione. La sua poesia è attraversata dal fascino della memoria, intesa non come rifugio nostalgico bensì come forza generativa, capace di trasformare l’esperienza vissuta in immagine feconda. In questo senso, il viaggio verso Leucade – lo scoglio, il salto, il volo – non coincide mai con la dissoluzione o con l’oblio, ma con una rinnovata adesione alla vita, sentita come dono, anche nel dolore. L’ulissismo pardiniano diventa così tensione conoscitiva, fedeltà al ritorno, desiderio di portare con sé “un cielo più luminoso”. L’amore, nelle sue molteplici declinazioni, non resta confinato all’esperienza sentimentale ma si estende alla natura, al sacro, al mistero stesso dell’esistere. Sul piano formale, la scelta del metro tradizionale, in particolare l’endecasillabo, risponde a un’esigenza di armonia e musicalità mai manieristica, sostenuta da un uso sapiente delle figure retoriche e dell’enjambement, che garantiscono fluidità e respiro al dettato poetico.


