Intervista a Giorgio Gori: come lo spazio entra nella nostra vita quotidiana

Intervista a Giorgio Gori, Vicepresidente della Commissione ITRE e Relatore per l’EU Space Act. A margine della fiera di Bex abbiamo incontrato l’eurodeputato e Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento Europeo. Nel suo ruolo di relatore per l’EU Space Act, Gori fa il punto sulla prima legislazione quadro europea per lo spazio — pensata per armonizzare le regole del mercato unico, garantire la cybersecurity delle infrastrutture e promuovere la sostenibilità delle orbite — spiegando perché le politiche spaziali riguardano da vicino tutti i cittadini.

L’Unione Europea sta lavorando all’EU Space Act per creare un mercato unico delle tecnologie e dei servizi spaziali. Come si evita che una regolamentazione pensata per favorire la competitività si trasformi nell’ennesimo ostacolo burocratico e in un costo aggiuntivo, soprattutto per le piccole e medie imprese e le startup del settore?

«È proprio il cuore del dibattito in corso in Parlamento. Nel mio ruolo di relatore per l’EU Space Act, sto lavorando in Commissione ITRE proprio con l’obiettivo di snellire e semplificare notevolmente la proposta iniziale della Commissione. Il quadro deve essere chiaro e non penalizzante e le norme che definiscono il mercato unico devono servire a spalancare le porte alla circolazione di merci, prodotti e investimenti in tutta l’Unione, senza tradursi in un pesante aggravio di adempimenti o costi per le PMI. L’EU Space Act incide in modo significativo sulla sicurezza, la resilienza delle infrastrutture critiche e la gestione del traffico spaziale. In questo ambito abbiamo assoluto bisogno di regole certe, uniformi e valide per tutti. Questo vale naturalmente anche per gli operatori extra-europei. Per loro prevediamo un criterio di equivalenza provvisorio, creando una rampa di lancio verso il reciproco riconoscimento dei quadri normativi nazionali e internazionali, salvaguardando così sia la competitività delle nostre aziende sia la parità di condizioni nel mercato».

Quando si parla di spazio, l’immaginario collettivo corre subito agli astronauti, alle stazioni spaziali o ai lanci dei razzi. Come possiamo far capire a un cittadino che la politica spaziale europea impatta direttamente sulla sua giornata?

«Lo spazio è estremamente più concreto e “terrestre” di quanto si creda. Le applicazioni spaziali sono già integrate nella nostra routine quotidiana, in gran parte grazie ai due grandi pilastri del programma spaziale europeo: Galileo e Copernicus. Galileo è il nostro sistema di navigazione e posizionamento satellitare ad altissima precisione. È operativo su centinaia di milioni di dispositivi; quando usiamo la mappa o il navigatore sulle nostre auto o sugli smartphone, stiamo utilizzando direttamente i dati dei satelliti Galileo. Copernicus è il programma europeo di osservazione della Terra. Da questa rete satellitare ricaviamo una mole immensa di dati essenziali per il nostro modello economico e sociale. Servono all’agricoltura di precisione per ridurre l’uso di acqua e pesticidi, al monitoraggio dello stato di salute delle infrastrutture (come ponti e viadotti), alla pianificazione urbanistica delle nostre città e alla prevenzione del dissesto idrogeologico o degli eventi meteo estremi. Il nostro compito, anche come istituzioni, è raccontare questa realtà. I dati e le tecnologie che arrivano dallo spazio oggi cambiano e migliorano concretamente la nostra vita di tutti i giorni».

Qual è il messaggio chiave che emerge in fiera e quale sarà la priorità della Commissione ITRE nei prossimi mesi per garantire il futuro dello spazio europeo?

«Il messaggio centrale è che l’Unione Europea ha tutte le carte in regola per esercitare una vera e propria leadership spaziale, ma c’è un nodo cruciale da sciogliere ossia la capacità di attrazione dei capitali privati.

Se guardiamo al confronto globale, la differenza principale tra l’Europa e gli Stati Uniti (lasciando da parte la Cina, che opera in un contesto statale non paragonabile) non sta nelle competenze scientifiche o nella qualità dell’industria, ma nella disponibilità di una leva di investimento privato solida e strutturata. Negli USA il venture capital e i capitali privati finanziano massicciamente l’innovazione della New Space Economy. Come Commissione ITRE e Parlamento Europeo dobbiamo definire regole certe, un bilancio dell’Unione allineato alle ambizioni e incentivi normativi capaci di catalizzare la finanza privata, colmando questo divario per garantire all’Europa autonomia strategica e competitività industriale».

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