L’amore tra eros, vita e trascendenza

Le tappe esistenziali di un cammino scandito dalle diverse facce dell’amore. Un viaggio filosofico ed esistenziale attraverso le diverse forme dell’amore, interpretato come fondamento dell’essere umano e forza capace di unire desiderio, relazione, spiritualità e responsabilità.

“Amore è amore di alcune cose […] di quelle di cui si avverte mancanza”
(Platone, Simposio)

Cos’è l’amore se non una manifestazione essenziale dell’io quale struttura relazionale aperta al mondo e agli altri? È un’esperienza che pervade l’anima e infervora di passione, ma vive anche di opposizioni e contraddizioni: non solo per l’ambiguità degli stati d’animo che suscita, ma per l’inevitabile conflittualità che si innesta tra due soggettività differenti, pur entrambe orientate all’equilibrio e all’armonia. È proprio dell’amore – osservava Sartre – il desiderio di essere valore assoluto per l’altro; e poiché i due amanti tendono al medesimo risultato, la gioia dell’amore si risolve spesso in conflitto e inquietudine.

L’amore, vissuto nell’intensità dei sentimenti e delle emozioni, dona piacere e appagamento, ma non esclude, nel suo versante negativo, sofferenza, sacrificio e dolore. La vita non è forse intreccio di spirito dionisiaco e spirito apollineo? Káos e Kósmos, disordine e ordine, istinto e ragione, tempesta di pulsioni e coerenza logica, passione e tenerezza, sfrenatezza e imperativo morale, armonia e disarmonia si alternano in una incessante girandola di luci e ombre.

La storia dell’amore è la storia stessa dell’uomo nel mondo: si dispiega per epoche successive, ognuna delle quali esprime una differente visione esistenziale e teleologica. Innocenza e desiderio di possesso, felicità e angoscia, unità e scissione, consapevolezza e smarrimento del sé, appagamento e agonia, purezza ed eros, passione e rimpianto: sono questi i tratti che l’amore assume nel vissuto umano.

Il dipinto “Le tre età dell’uomo” (1512 ca.) di Tiziano Vecellio consente di configurare le diverse facce dell’amore nel corso della vita. Attraverso effetti luministici e suggestioni cromatiche di straordinaria delicatezza, l’artista esprime la varietà dei toni dell’amore come una parabola ascendente e discendente. In una sintesi esemplare di realismo e introspezione, il pittore cadorino sembra tradurre figurativamente l’antico enigma posto dalla Sfinge a Edipo, collocandolo in una serena atmosfera bucolica che sfuma verso un orizzonte dai tenui colori azzurrini.

I personaggi evocano simbolicamente le tre età della vita: infanzia, giovinezza e vecchiaia, attraverso le differenti declinazioni dell’amore. I putti immersi nel sonno, vegliati da Amore, rinviano all’età infantile, segnata da ingenuità e spensieratezza; nella fase adolescenziale emergono in nuce i desideri e i primi turbamenti dell’eros.

Un Cupido si arrampica sul tronco di un albero: metafora del desiderio di crescere e di identificarsi con la giovane coppia raffigurata sulla destra del dipinto, che segna il passaggio alla maturità affettiva. La scena adolescenziale è richiamata dalla figura di una fanciulla che contempla estasiata un giovane pastore seminudo, quasi emergente dal fogliame. Colta da meraviglia, ella è attraversata da un sentimento ancora privo di piena consapevolezza, mentre il doppio flauto allude a una musica primitiva, boschereccia, incantatrice come quella di Marsia.

Il primo amore si inscrive in una scenografia quasi magica, simbolo di una manifestazione aurorale di “un non so che”, dove si agitano insieme il desiderio dell’altro e il bisogno di sentirsi desiderati. Il giovane pastore diventa emblema del tormento amoroso che, dall’adolescenza, si espande fino alla maturità, animato dall’aspirazione al possesso e dallo sguardo rivolto alla felicità.

Ben diversa è la condizione del vecchio, raffigurato come un saggio filosofo che tiene in mano due teschi, simboli della caducità. Immerso nella meditazione, ormai distante dall’eros giovanile – del quale restano solo tracce nella memoria – egli ricorda la fragilità dell’amore carnale e la transitorietà di ogni esperienza terrena.

Tutto passa e si trasforma; ciò che resta inviolato è il sentimento puro dell’amore, non riducibile a mero legame tra sessi, ma estensibile all’intero universo dell’essere.

Per Platone, nel Simposio, l’amore nasce dalla mancanza, dall’insufficienza, dal desiderio di possedere ciò che non si ha. È aspirazione alla bellezza, che a sua volta annuncia il bene. Dalla bellezza sensibile si ascende gradualmente alla bellezza ideale, fino alla forma suprema della sapienza: la filosofia, amore per la sapienza, la più alta tra le espressioni dell’eros.

La teoria platonica si colloca in una cornice metafisica che ne esalta il carattere spirituale: la realtà del bene e delle idee costituisce il termine supremo cui tende l’anima nella sua tensione ascensionale. Così la dialettica dell’amore diventa itinerario di elevazione: dalla bellezza corporea alla contemplazione del bello in sé, puro ed eterno.

Sarebbe tuttavia riduttivo confinare l’amore nel solo rapporto tra due individui. L’amore è essenza stessa della vita: la anima e la orienta verso vette superiori. È unità e identità, secondo la prospettiva romantica; è anche, per Freud, sublimazione della libido originaria, da cui prendono forma le più alte manifestazioni dell’affettività.

L’amore può configurarsi come unione tra uomo e Dio, tra natura e spirito, tra individuo e comunità. Tale rapporto non deve annullare l’autonomia del singolo, al quale spetta il compito di svolgere il proprio ruolo nella microstoria in armonia con la macrostoria, perseguendo obiettivi capaci di rendere possibile la convivenza pacifica tra popoli e culture, oltre visioni ataviche e distruttive.

Per questo l’amore è stato definito “atto vitale per eccellenza”: forza che penetra e trasforma le cose, elevandole oltre sé stesse fino alla forma più autentica, l’amore per Dio, eterno e assoluto. Come scrive Gabriel Marcel, l’amore “trascende l’opposizione di sé e dell’altro, poiché ci installa nell’essere”, diventando così il dato ontologico essenziale.

L’amore apre al singolo la via dei valori universali, lo rende persona portatrice di responsabilità morali ed etiche. Non è solo passione o sentimento: è orientamento dell’essere, scelta, compito.

E forse, in ultima analisi, è proprio in questo che si misura la sua grandezza: non nell’ebbrezza del possesso, ma nella capacità di trasformare il desiderio in responsabilità e l’attrazione in dono. 

L’amore apre al singolo la via dei valori universali, lo rende persona portatrice di responsabilità morali ed etiche. Ma, prima ancora di essere sentimento o scelta, l’amore è struttura originaria dell’essere: è il movimento attraverso cui l’io esce da sé e si scopre costitutivamente aperto all’altro.

Non è semplice emozione né accidente dell’esistenza. È ciò che rende possibile ogni relazione, ogni riconoscimento, ogni trascendimento della solitudine.

Se l’essere umano è relazione, allora l’amore non è un episodio della vita: è il suo fondamento ontologico.

Nell’amore l’io non si perde, ma si compie.
Non si dissolve, ma si realizza nell’incontro.

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Arte, Filosofia e Amore. La via di redenzione nella dialettica tra Bene e Male – IL GIORNALE PRESS

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