“Mutevoli nascondigli”, il nuovo thriller mozzafiato di Mariano Sabatini

Intervista a Mariano Sabatini, autore di “Mutevoli nascondigli”, il thriller ambientato in una Roma oscura e inquieta che segna il ritorno del giornalista investigativo Leo Malinverno.

E’ un Malinverno ferito, ammaccato, maturo e consapevole del dolore e del Male che attraversa il mondo e il suo corpo quello che ritroviamo nel thriller “Mutevoli nascondigli” (Indomitus) di Mariano Sabatini. Leo Malinverno, giornalista investigativo affascinante e intrepido,  dopo “L’inganno dell’ippocastano” e “Primo venne Caino” torna in libreria a distanza di qualche anno con una storia in cui il protagonista, dopo l’aggressione del Tatuatore sembra “una lepre ferita” e riassembla pezzi di un passato recente, cocci di paure e dolori, frammenti della sua esistenza che come uno specchio in frantumi gli si pone davanti e mostra un uomo ancora pronto a fare il suo mestiere. Malinverno  si scontra con poteri forti, compromessi, scova mutevoli nascondigli dell’anima e delle azioni oscure dell’essere umano. Il protagonista di Sabatini cede un po’ alla disillusione di Carvalhiana memoria ma conserva un registro identitario tutto suo, personale non di imitazione, semmai di omaggio visto l’enorme bagaglio culturale dello scrittore. Mi è mancato Malinverno, che al suo esordio vinse il premio Romiti e il premio Flaiano, e mi è mancata la scrittura alta, eccellente e colta di Sabatini che non è mai ridondante o eccessiva, mai auto celebrativa o priva di umanità. Torna Roma che inquieta o sa rasserenare, basta saperla ascoltare e guardare, città complice o a volte criminale dove viene trovato il cadavere dello scrittore Grigo che apre la strada a una serialità di omicidi che toccherà a Malinverno affrontare e risolvere. Bentornato Malinverno!

Da autore televisivo di programmi culturali a scrittore di thriller, come si gestiscono entrambi i metodi di scrittura e con quali differenze?

Vuoi che sia molto chiaro e onesto? Non lo so! Io ho sempre lavorato per media diversi, i giornali, il web, la radio, la tv e i libri. A livelli progressivamente più alti. Mi è venuto naturale, come mangiare e bere. E credo che abbia molto a che fare con l’ingestione. Fin da ragazzino, mi sono ingozzato di tv e letture, di giornali e libri. Ero solo, abbandonato alle mie pulsioni, perché i miei genitori, poverini, erano quasi analfabeti. Ho dovuto fare tutto da me. Immagino, avendo un’attitudine naturale, di aver assorbito la capacità di racconto. Come esiste l’orecchio assoluto per la musica, deve esistere per la scrittura. Me lo spiego così, non avendo frequentato né corsi di giornalismo né di scrittura creativa. Ho imparato a fare giornalismo da Indro Montanelli, Enzo Biagi, Miriam Mafai, Lietta Tornabuoni, la Tv da Luciano Rispoli, la narratività da gente come Georges Simenon, Charles Dickens, Giorgio Bassani, Agatha Christie, Donna Tart e via dicendo. Insomma sono andato a scuola dai migliori, rubando il mestiere con gli occhi e la testa. 

Torna Leo Malinverno dopo alcuni anni di assenza, i protagonisti seriali restano ancorati al loro autore e chiedono di essere raccontati ancora?

Persone anche amiche care mi consigliavano di abbandonare Leo Malinverno e di passare ad altri personaggi e storie. Non avrei potuto, per rispetto e affetto nei suoi confronti e per dedizione verso i lettori che mi chiedevano un’altra sua storia. Forse non ho folle oceaniche di lettori, ma una fascia considerevole di persone di grande qualità e fedeltà. Ormai Malinverno è per me un amico, un fratello e mi guida nelle storie. Non sarebbe possibile fargli fare qualcosa che non voglia o possa fare.

La tua serialità è anche indagine e denuncia del mondo dell’informazione e del giornalismo?

Certo, sono stati definiti thriller giornalistici e, come dice Barbara Aberti: Sabatini è il più cattivo dei cattivi perché troppo buono per dire bugie. Non ci riesco proprio, mi viene male. Cerco sempre di trovare il modo di affermare quanto penso e dove mi colloco rispetto a quanto accade. Sempre nel rispetto degli altri, ovviamente. La Tv e il giornalismo sono su una china preoccupante, un po’per la disaffezione del pubblico e molto per la mancanza di impegno dei professionisti. La televisione è un ininterrotto talk show, indistinguibile, con gli stessi ospiti che cianciano perlopiù di cronacaccia nera. Ma si tratta di gossip macabro, di notizie ce ne sono poche. Perciò Malinverno si sottrae agli inviti di questo genere e preferisce cercare le notizie per il suo giornale.

Per Malinverno i luoghi, diventano il suo specchio e anche il suo rifugio?

I luoghi o gli ambienti rimano con la personalità di chi li sceglie e abita. Il villino dove sta Malinverno, ricalcato proprio su quello della mia amica Barbara Alberti, è aperto ai suoi tanti amici, essendo lui un giovane uomo aperto, ospitale, accogliente, inclusivo. Tarpasso, invece, è il suo buen retiro, il paesino vicino Roma – di mia invenzione ma simile a Calcata – dove se ne va per ricrearsi, ritrovarsi, riposare, riflettere. Ma è la Capitale, con i suoi misteri e le sue contraddizioni, a rappresentare una delle grandi attrattive della mia narrativa. Roma è un valore aggiunto per chi faccia crime fiction.

Quanto la presenza di animali è importante nei tuoi thriller?

Amo gli animali, non potrei stare senza. Ho due cagnoline trovatelle. Ma gli animali domestici sono presenti a milioni nelle vite di tante persone, per questo entrano anche nelle mie storie. Purtroppo non sempre le bestiole sono rispettate nei loro diritti come meriterebbero. Questo mi fa molto soffrire, leggere dei tanti crimini contro cani, gatti, lupi, orsi. Malinverno ha un gatto di nome Figaro, ereditato dalla sua amica Carla Tesei, e un cagnolino che si aggiunge in “Mutevoli nascondigli”. È un omaggio al mio Potter che mi manca molto perché me lo hanno investito a tre anni.

Un’altra tua peculiarità appartiene ai titoli dei romanzi, come li scegli?

Sono molto importanti per me. Senza mi riesce difficile scrivere e quando ho il titolo procedo  un po’ più spedito. Anche se sono sempre molto lento. Spesso mi lascio ispirare da suggestioni letterarie. Per “L’Inganno dell’ippocastano” una poesia di Primo Levi, per “Primo venne Caino” addirittura la Bibbia, per questo nuovo da una frase di Carlo Levi, “Mutevoli nascondigli” è tratto da una frase dell’introduzione a un romanzo di Sterne.

Copertina del libro “Mutevoli nascondigli” di Mariano Sabatini
La copertina del thriller “Mutevoli nascondigli” di Mariano Sabatini pubblicato da Indomitus

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