Le osterie, luoghi senza tempo

Dalle antiche locande ai ritrovi amati da artisti e viandanti, le osterie italiane continuano a raccontare il territorio attraverso cucina, vino e convivialità. Un viaggio tra Bologna, Firenze, Como, Irpinia e Calabria alla scoperta di luoghi autentici e senza tempo

Le antiche osterie, luoghi senza tempo, semplici ed accoglienti, sono un pezzo del territorio. In passato erano le locande dove il viandante poteva trovare un alloggio per la notte e ristorarsi.

Pian piano, si trasformano in graditi spazi di aggregazione dove bere vino in compagnia, mangiare qualcosina e fare due chiacchiere, alle pareti fotografie, poesie e manifesti politici, un modo tranquillo per trascorrere diverse ore, cantando insieme canzoni goliardiche, giocando a carte fumando ed urlando: “oste della malora” un’altra caraffa di vino!

Nonostante le trasformazioni, le osterie rimangono posti dove ci si sente ancora a casa.

Tra le osterie di Bologna ce n’è una in zona Cirenaica, quartiere fuori porta di Bologna, zona di case popolari basse e rosse, un locale rustico e spartano: da Vito; sembra di entrare nel soggiorno di casa. Uno dei luoghi tanto amati da Guccini a Dalla (pare che la canzone su citata fosse nata proprio nell’Osteria), De André, Vecchioni e tanti altri solevano tirar tardi a suon di canti e calici di rosso.

Un piatto fumante di lasagne di tortellini, un’ottima porzione di stinco, innaffiati dall’immancabile Lambrusco e non solo.

A Firenze dal 1827 ai tavoli di quella che una volta era la piccola pizzicheria del Paoli s’è seduta tutta Firenze, da Leoncavallo a Puccini, passando per Collodi, Ungaretti e Charlie Chaplin.

Famosissimi i suoi fagioli, la bistecca alla fiorentina al carpaccio di Chianina, dai filetti (come quello al pepe verde e brandy) alle tartare. Vere delizie sono la carbonara al tartufo e i tagliolini ai porcini, per chiudere un goloso semifreddo al vin santo con crumble di cantucci.

Nel cuore di Como in posizione incantevole in un’ultima porzione di quel quartiere storico e popolare, la Cortesella, un tempo un dedalo di vicoli e stradine vissute e abitate da gente di lago vi è ubicata l’antica Osteria del Gallo.

I posti a sedere, al Gallo, sono poco più di una trentina di tavoli ben distribuiti, e tovagliati. L’accoglienza calda e naturale. Scaffali pieni di vino: del buon e tanto altro. Alle pareti quadri e quadretti, opere e operette tutte di elegante qualità espressiva raffiguranti un vero e proprio, cromaticissimo, pollaio.

All’Osteria del Gallo si ritrova quello che si mangia a casa: anelli con ragù di pesce, il lavarello con patate, gnocchi di zucca e verdure, il tutto abbinato ad un buon Barbera ed un Sangiovese. Una cucina di famiglia, dove tutti i giorni si cambia il menu, che non ha mai dimenticato il suo passato.

Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all’osteria del Gambero Rosso. Pinocchio – Collodi

In Irpinia ad Atripalda dal 1953, l’Osteria Valleverde più nota come da Zi Pasqualina: una cucina semplice, di memoria con un’accurata ricerca di materie prime di qualità.

Un buon bicchiere di Taurasi per accompagnare alcuni dei piatti tipici dell’osteria: scarole con fagioli (con cotechino in inverno), fusilli a mano con ragù antico e pecorino carmasciano, selezione di formaggi irpini (pecorino, caciocavallo podolico, ricotte fresche o stagionate), ravioli di ricotta in salsa di noci, pecorino e tartufo nero di Bagnoli, coniglio alla cacciatora con pomodorini del piennolo, baccalà in casseruola e dolci tipici irpini stagionali.

Scendendo ancora più al sud in provincia di Catanzaro, ci si può fermare al Vecchio Castagno a Serrastretta, sapori antichi, passione e condivisione in una cucina assolutamente identitaria.

“L’osteria è meglio del teatro, ogni tavolo una commedia” -Erri De Luca

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