La forma del tempo

La forma del tempo attraversa filosofia, arte e spiritualità, assumendo significati diversi nel corso dei secoli. Da Platone e Aristotele a Sant’Agostino, da Nietzsche a Salvador Dalí, un viaggio tra memoria, coscienza, eterno ritorno ed eternità per comprendere una delle più profonde dimensioni dell’esistenza umana.

Cos’è il tempo? Un elemento costitutivo del cosmo e, quindi, durata, ordine misurabile del mondo che non ha principio né fine e procede ciclicamente con necessari ritorni, come suggeriscono antichi miti e dottrine filosofiche greche? Oppure un processo lineare, rettilineo e irripetibile, come vuole la concezione cristiana della storia?

O ancora, il tempo è da intendersi in senso gnoseologico, quale modalità interiore della coscienza, e dunque spiegabile in chiave soggettivistica o idealistica? Oppure possiede un significato etico ed esistenziale, come dimensione intima dell’uomo, metafora stessa della vita e del suo itinerario verso la salvezza?

In quest’ultimo caso, il tempo si dispone verso la dimensione dell’eternità, dove l’uomo porterebbe a compimento il proprio cammino salvifico, postulando — in senso kantiano — un tempo infinito nell’al di là, entro cui realizzare progressivamente la propria perfezione morale.

Il tempo si presenta in molteplici forme, ma vi è un elemento che nessuna interpretazione può eliminare. Il divenire.

Esso è come una casa necessaria, una struttura che preserva dal caos interno ed esterno, regolando il ritmo stesso della storia e dell’esistenza.

Come scrive Platone nel Timeo:

“Il Tempo (Chrónos) nacque assieme al Cielo, in maniera tale che Tempo e Cielo, generati assieme, assieme anche si dissolvano…”

Il tempo come durata che coinvolge l’intera esistenza umana ha dato luogo a riflessioni filosofiche tra loro profondamente diverse e a suggestive rappresentazioni artistiche.

Nel clima della cultura classica italiana del Quattrocento, l’opera allegorica Triumphi di Francesco Petrarca divenne fonte d’ispirazione per miniaturisti, incisori e pittori. Tra i sei celebri trionfi, quello dedicato al Tempo trovò particolare fortuna anche nelle feste fiorentine, dove i carri allegorici prendevano proprio il nome di “trionfi”.

Ma il tempo non è soltanto ordine misurabile del movimento, come sosteneva Aristotele definendolo “numero del movimento secondo il prima e il dopo”.

Esso è anche interiorità.

Per Plotino, il tempo non esiste fuori dall’anima.
Per Sant’Agostino, esso non è successione oggettiva di istanti, ma esperienza della coscienza: il passato vive nella memoria, il presente nell’attenzione, il futuro nell’attesa.

Henri Bergson opporrà poi al tempo quantitativo della scienza la durata reale, fluida, qualitativa, irreversibile: il tempo autentico della coscienza.

Con Heidegger il tempo diventa struttura della possibilità. L’uomo è un essere proiettato in avanti, un essere-a-venire, e il futuro diventa il luogo privilegiato della progettualità e della trascendenza.

Diversa, e profondamente suggestiva, la visione di Nietzsche.

L’eterno ritorno dell’uguale rappresenta il più abissale dei pensieri: il tempo non procede verso una meta, ma torna su sé stesso in una ripetizione infinita. È il ritorno del medesimo, il ciclo cosmico che si rinnova incessantemente.

Questa concezione, affine alla sensibilità della grecità antica e dello stoicismo, si oppone radicalmente alla linearità cristiana del tempo storico.

Nietzsche, il “discepolo di Dioniso”, ne fa il cuore del proprio pensiero: il tempo diventa accettazione radicale dell’esistenza, amor fati, volontà di dire sì alla vita in ogni suo istante.

In un artista controverso e visionario come Salvador Dalí, influenzato tanto dalla psicoanalisi freudiana quanto dalla relatività einsteiniana, emerge una diversa lettura del tempo: quella della fluidità percettiva.

Nel celebre dipinto La persistenza della memoria, l’artista raccontò di aver immaginato improvvisamente orologi molli pendenti da un ramo mentre osservava una veduta di Port Lligat.

Quegli orologi liquefatti mettono in crisi le coordinate tradizionali dello spazio e del tempo. Se gli orologi pretendono di misurare oggettivamente il reale, la loro deformazione ci suggerisce invece che il tempo non possiede alcuna assolutezza.

Il tempo sfugge, si dissolve, si relativizza. Solo la memoria tenta di trattenerlo.

Che lo si concepisca come ciclico o lineare, fisico o interiore, matematico o spirituale, il tempo resta la grande trama del nostro esistere.

È il respiro invisibile del cosmo e insieme la misura fragile della nostra finitezza.

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Il dolore e le vie di liberazione fra Schopenhauer e buddhismo – IL GIORNALE PRESS

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