La gatta di Gino Paoli: la vera storia di Ciacola a Boccadasse

Un viaggio nella Genova degli anni ’60 per scoprire la vera storia di Ciacola, la gatta siamese con la macchia nera sul muso che ispirò uno dei più grandi successi di Gino Paoli e gli salvò persino la vita nella celebre soffitta di Boccadasse.

Come chiudere questa rassegna senza dedicare un ricordo al grande Gino Paoli, che ci ha lasciato proprio mentre stavo scrivendo questo libro, e a quella “gatta con una macchia nera sul muso” che fu una delle colonne sonore della mia adolescenza?
Fu proprio grazie alla gatta della canzone che mio cugino Carlo mi insegnò il segreto del “giro di do”, con cui si potevano strimpellare quasi tutte le canzoni anni ‘60.
La famosa gatta si chiamava Ciacola (Chiacchiera, in veneto) ed era una siamese che stava sempre accanto a lui mentre componeva: da qui i versi: “se la chitarra suonavo, la gatta faceva le fusa”. Quanto al resto della strofa, non mi rendevo ancora conto della straordinaria somiglianza della situazione con la “gelida manina” della Boheme: a quei tempi, infatti, mi interessavo soprattutto a Elvis e poi ai Beatles e la lirica la consideravo roba da vecchi! Ma ora so bene che “A un passo dal cielo blu” e “qui la luna l’’abbiamo vicina” sono parole che esprimono gli stessi sentimenti!
La Musa della Povertà Felice
Quella soffitta di via Boccadasse 5 non era soltanto un luogo, ma uno stato dell’anima. Proprio come la soffitta parigina di Rodolfo e Mimì, era un luogo dove il freddo spariva davanti al calore di un’idea. Lì, tra un letto e un armadio, Gino Paoli e la prima moglie Anna Fabbri vivevano quella “povertà felice” che solo i poeti e i gatti sanno abitare con eleganza.
Ciacola, dal nome che sapeva di chiacchiere veneziane, era l’unica vera testimone di quel miracolo. Mentre Gino cercava le note e tuo cugino Carlo ti svelava il mistero del “giro di do”, lei non chiedeva palazzi. Le bastava il legno della chitarra e quella macchia nera sul muso per essere la gelida manina di una Bohème ligure, una musa silenziosa che approvava con le fusa le melodie che avrebbero cambiato la musica italiana. Poi venne il successo, e con esso il desiderio di quella “casa bellissima” sognata per Ornella Vanoni, una dimora fatta di vetrate e luce, lontana dai tetti di Genova. Eppure, nonostante le ville e i grandi amori, come quello per la giovane Sandrelli, nessuna architettura ha mai avuto la stessa potenza poetica di quella soffitta. Perché la “casa bellissima” la si può comprare, ma la magia di una gatta che ascolta un ragazzo che strimpella per la prima volta la vita, quella resta ferma lì, sospesa sul mare di Boccadasse.
Si racconta che in quella famosa soffitta di Boccadasse, una notte, una fuga di gas (all’epoca si usavano le stufe a catalisi o i vecchi fornelli) stesse per trasformare il sonno di Gino e di sua moglie Anna in un sonno senza risveglio. Fu Ciacola a dare l’allarme: non limitandosi a miagolare, ma graffiando e agitando i due dormienti con una furia tale da costringerli a svegliarsi e ad aprire le finestre giusto in tempo. Oltre a questo “salvataggio”, ci sono altri piccoli frammenti che rendono il loro rapporto speciale.
L’orecchio critico
Paoli ha spesso ricordato che Ciacola era la sua prima “commissione di censura”. Pare che la gatta avesse l’abitudine di restare accoccolata sulla custodia della chitarra o sulle sue gambe mentre lui componeva. Se la melodia non le piaceva o se il tono diventava troppo stridente, se ne andava stizzita. Se restava a fare le fusa, il pezzo era “buono”.
Il destino della gatta
Quando arrivò il successo travolgente e la vita di Paoli si spostò verso le “case bellissime” e i palcoscenici nazionali, Ciacola rimase il simbolo vivente di ciò che lui era stato. Il legame tra i due era così simbiotico che Paoli non riuscì mai più a scrivere di un animale con la stessa intensità con cui descrisse quella macchia nera sul muso.
Ciacola non poté seguìre Gino Paoli a Roma. La gatta rimase legata al periodo genovese e alla vita con la prima moglie, Anna Fabbri. Quando il successo esplose e la vita di Paoli venne travolta dal turbine romano – fatto di grandi studi di registrazione, della passione per la Vanoni e della frenesia degli anni ‘60 – quella dimensione intima e “bohémienne” rimase cristallizzata nel tempo. Lei rimase la custode della soffitta, mentre lui si avviava a diventare il “Gino Paoli” nazionale.
La fine di un amore
Spesso cani e gatti, nelle separazioni, restano con chi rimane nel “nido” originale. Con la fine della convivenza con Anna Fabbri (nonostante rimanessero legalmente sposati per molto tempo), Ciacola restò con lei, svanendo lentamente dalla narrazione pubblica del cantautore, ma restando eterna in quella canzone.
La nostalgia
Forse è proprio per questo che la canzone “La Gatta” è così intrisa di malinconia. Non celebra un presente, ma un passato che non c’è più.

Scheda del Libro

Titolo: Gatti d’autore

Autore: Lorenzo Paolini

Caratteristiche: Libro regalo di grande formato, copertina rigida, 110 pagine (con prefazione di Amalia Mancini)

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