Freddie Mercury e i suoi gatti. Il suo amore più grande

Oltre la leggenda del rock. La storia intima di Freddie Mercury e i suoi gatti, tra canzoni d’amore, un’immensa eredità e il rifugio segreto della sua vera famiglia.

Chi ha visto il film Bohemian Rhapsody conosce bene il legame speciale tra Freddie Mercury e i suoi gatti. Il celebre cantante ne teneva in casa almeno nove! Ma oltre a prendersi cura dei suoi adorati felini, si adoperava per salvarne molti di più, grazie a cospicue donazioni che regolarmente faceva ad enti per aiutare i gatti meno fortunati.
Un amore così profondo che nominò proprio loro come eredi della sua immensa fortuna!
Abituati a vederlo domare i palazzetti di tutto il mondo, si fa fatica a immaginarlo in una serata casalinga, rilassato in poltrona mentre coccola uno dei suoi gatti.
Chi lo associava a uno stile di vita sregolato, tra eccessi e amori tormentati, fatica a cogliere questa sfaccettatura così delicata. Eppure, per un artista dalla sensibilità fuori dal comune, le luci della rivalsa e i ritmi sfrenati sono stati spesso il rovescio della medaglia di una perenne ricerca di affetto. E forse la chiave di lettura del legame tra Freddie Mercury e i suoi gatti sta nel fatto che, per lui, loro erano la vera famiglia.
Insieme all’ex fidanzata Mary Austin che, vista l’impossibilità di mettere su con Freddie una famiglia vera, gli rimase accanto per tutta la vita come amica fedele, rappresentando per lui il punto fermo in una vita sbandata e un porto sicuro nei momenti difficili.
Mentre erano ancora fidanzati si racconta che Mary gli avesse chiesto di fare un figlio, ma la risposta di Freddie fu che avrebbe preferito adottare un altro gatto!

Fu Mary Austin a dare il via alla storia tra Freddie Mercury e i suoi gatti, portando a casa i primi felini. La colonia felina di Freddie era la padrona assoluta della casa, senza alcun divieto o restrizione. Erano tutti adorati, ma una era senza dubbio la preferita. Si chiamava Delilah ed è l’unica gatta che io ricordi (dopo quella di Gino Paoli) ad avere avuto una canzone tutta per lei!
Ricordo che quando uscì Delilah dei Queen tutti pensavano che fosse dedicata ad una ragazza. Ma rileggendone le parole e conoscendo la storia, si capisce benissimo che si tratta di una gatta viziata e coccolata:
Delilah, Delilah
…
Sei imprevedibile, ooh, ooh, ooh, ooh
Mi rendi così felice
Quando ti accoccoli e dormi accanto a me
E poi mi fai un po’ arrabbiare
Quando fai pipì sulla mia suite Chippendale
….
Tu prendi la mia casa e casa mia
Provi persino a rispondere al mio telefono
….
Sei irresistibile, ti amo, Delilah
Delilah è la fedele compagna che gli è rimasta accanto fino alla fine dei suoi giorni, su quel letto che lo ha visto debilitato per la malattia che poi, purtroppo, avrebbe avuto la meglio.
Mary e i suoi gatti erano ciò che di più intimo gli fosse rimasto. Amava molto la sua famiglia, gli amici e tutte le persone con le quali collaborava, ma la donna e i felini hanno sempre avuto un posto speciale nel suo cuore, reso palese dalla decisione di lasciare la metà delle proprie fortune proprio a loro.
Freddie aveva un modo tutto suo di abitare il mondo: entrava nelle stanze come una tempesta e ne usciva come un gatto. Era capace di incendiare un’arena con un gesto e, un’ora dopo, cercare silenzio come un animale ferito. Dentro di lui convivevano due creature: il re del palcoscenico e il ragazzo timido che cercava un posto dove respirare senza essere guardato. Forse è per questo che i gatti lo riconoscevano.
Non vedevano la leggenda, né il mito, né l’uomo che tutti volevano toccare.
Vedevano la parte fragile, quella che non chiede nulla e che però ha bisogno di tutto: calore, vicinanza, una presenza che non giudica.
I gatti non gli chiedevano di essere Freddie Mercury. Gli chiedevano solo di essere vivo, presente, umano.
E lui, con loro, poteva finalmente abbassare la guardia. Poteva ridere senza dover brillare, tacere senza dover spiegare ed essere stanco senza dover fingere forza.
La casa, per Freddie più che essere un luogo era un suono. Il suono di un gatto che salta sul letto, di una coda che sfiora la porta, di un respiro che si avvicina piano. Era in quei momenti che la sua voce – quella voce che il mondo avrebbe voluto infinita – trovava un posto dove riposare. Forse la sua vera famiglia era proprio questa: un pugno di creature libere, indomabili, che gli insegnavano ogni giorno che l’amore non ha bisogno di palcoscenici. Che la fedeltà non si misura in promesse, ma in presenze. Che la tenerezza non è debolezza, ma un modo di resistere al dolore.
E così, tra un concerto e un ritorno a casa, tra un applauso e un silenzio, Freddie imparò a essere due cose insieme: la voce che scuoteva il mondo e il cuore che cercava un posto dove essere ascoltato.

Illustrazione artistica d'ispirazione classica che raffigura Montserrat Caballé durante un'esibizione dal vivo di Barcelona, affiancata dalla figura eterea di Freddie Mercury con in braccio un gatto, inseriti in un cielo al tramonto sopra lo skyline della città.
Omaggio a Barcelona con l’ombra di Freddie Mercury e l’immancabile gatto.


Quando Freddie incontrò Montserrat Caballé, fu come vedere un gatto innamorarsi di un’aquila. Lui, felino per natura – elegante, istintivo, capace di graffiare e accarezzare nella stessa frase musicale – si trovò davanti una creatura che dominava il cielo del belcanto. Eppure, tra i due, nacque una tenerezza inattesa. Freddie parlava dei suoi gatti come di figli; Montserrat, che in scena aveva cantato persino il celebre “Duetto dei due gatti”, sorrideva di quella devozione. Forse è anche per questo che Barcelona suona così: un incontro tra due animali mitologici, un duetto in cui la voce vola e fa le fusa allo stesso tempo.
Quando l’inno risuonò a Barcellona, la città esplose in una gioia che sembrava toccare il cielo. Ma la voce che lo aveva creato – quella voce che sapeva ruggire e fare le fusa – non era più nel mondo.
Freddie era già altrove, consegnato all’ombra. Eppure, in quel momento, la sua assenza diventò presenza: un’ombra d’oro che attraversava lo stadio, un soffio che sollevava le note, un fantasma buono che sorrideva dietro le quinte.
Così Barcelona non fu solo un inno, ma il suo ultimo abbraccio alla vita, l’eco di un cuore che continuava a battere anche dopo aver smesso di vivere.

E quando la voce si spense davvero, non in uno stadio ma in una stanza quieta, fu Delilah a vegliare il silenzio.
La sua gatta, la prediletta, quella a cui aveva dedicato carezze, canzoni e sorrisi negli ultimi anni. Non servivano parole: bastava il suo respiro vicino, il suo passo leggero sul letto, come a dire che nessun addio è totale finché qualcuno resta a custodire la tua assenza.
Così Freddie se ne andò circondato da ciò che amava di più… la musica nel cuore, e un gatto accanto.

Scheda del Libro

Titolo: Gatti d’autore

Autore: Lorenzo Paolini

Caratteristiche: Libro regalo di grande formato, copertina rigida, 110 pagine (con prefazione di Amalia Mancini)

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