Stefania Camilleri al Circolo del Ministero degli Esteri ha presentato la mostra Siamo fatti di Stelle e il libro La Geografia dell’Invisibile, in un incontro tra arte, scienza e visione cosmica, impreziosito dalla presenza del Colonnello Walter Villadei.
Stefania Camilleri al Ministero Esteri ha dato vita a un incontro in cui arte, scienza e cosmo si sono intrecciati attorno alla mostra Siamo fatti di Stelle e al libro La Geografia dell’Invisibile.
Ogni volta che si conclude un evento di Stefania Camilleri, artista, fotografa, autrice ed esploratrice di paesaggi percettivi, mi resta addosso una nostalgia sottile, il desiderio di tornare dentro quella stessa vibrazione, di rivivere qualcosa che appartiene al tempo dell’incontro e continua a pulsare anche dopo.
I suoi eventi sono piccole soglie. Si entra per vedere le sue opere, per ascoltare il pensiero che attraversa il suo ultimo libro, e si esce con qualcosa che continua a muoversi dentro. Una domanda, un’immagine, una parte di noi che forse non sapevamo di avere. La Geografia dell’Invisibile diventa così una mappa segreta dell’anima, il luogo in cui ciò che non si vede lascia, spesso, la traccia più profonda.
Raccontare l’incontro di ieri e restituirlo solo con la cronaca non è semplice, soprattutto quando lo si vive dall’interno, con il compito discreto di condurlo, dare ordine alle voci, custodire i passaggi, sentire il pubblico e, nello stesso tempo, restare dentro l’emozione di ciò che accade.
È quanto ho vissuto ieri, presso il Circolo del Ministero degli Esteri, alla mostra Siamo fatti di Stelle di Stefania Camilleri e alla presentazione del suo libro La Geografia dell’Invisibile. Ciò che tiene insieme il mondo. Un appuntamento in cui arte, scienza, filosofia e visione si sono intrecciate in un dialogo capace di trasformare lo spazio espositivo in una piccola soglia, aperta sul mistero delle relazioni che tengono insieme il mondo.
La mostra, patrocinata dalla Regione Lazio, è stata presentata in una versione ridotta ma intensissima. Sedici opere selezionate da un corpus più ampio di quaranta tra opere e installazioni, già esposte con successo al Museo Crocetti nell’ottobre 2025. Una riduzione solo numerica, non certo di senso, perché ogni opera sembrava trattenere una propria energia, un proprio campo magnetico, una domanda silenziosa rivolta allo sguardo.
E’ intervenuta la Presidente Maria Assunta Accili, presenza attivissima e generosa, capace di imprimere agli incontri del Circolo un ritmo vivo e partecipe, sempre aperto al dialogo tra cultura, istituzioni e società. La sua accoglienza ha dato all’evento il tono giusto, elegante, concreto, profondamente umano.
Ho poi dato la parola a Franco Campegiani, poeta, filosofo, saggista, critico letterario e prefatore de La Geografia dell’Invisibile, che ha restituito con grande finezza la ricchezza delle opere di Stefania Camilleri. Ha sottolineato come siano molto più che semplici “allunaggi”. In quelle effervescenze materiche, in quel tripudio di luci e colori, in quella autentica poesia del cosmo, balenano stelle, galassie, meteoriti, nebulose e pianeti. Ma il cuore del suo intervento è stato soprattutto il riconoscimento del ruolo della poesia, dell’intuizione e dell’incanto nel cammino della conoscenza. Per Campegiani, ogni autentico ricercatore sa che lo stupore creativo e il rigore analitico non si escludono, ma si cercano, si completano, diventando insieme una via privilegiata per avvicinare il mistero della realtà.
Momento particolarmente significativo è stato l’intervento dell’ospite d’onore, il Colonnello Walter Villadei, astronauta dell’Aeronautica Militare e pilota della missione Ax-3/Voluntas verso la Stazione Spaziale Internazionale. La sua presenza ha dato all’incontro una profondità ulteriore. Il cosmo evocato dall’arte e il cosmo attraversato dall’esperienza, dalla disciplina, dalla conoscenza. A lui Stefania Camilleri ha donato una sua opera, gesto di grande intensità simbolica, quasi un ponte tra la visione dell’artista e lo sguardo di chi ha conosciuto lo spazio nella sua dimensione più concreta e vertiginosa.
Walter Villadei, nato a Roma nel 1974, è Colonnello dell’Aeronautica Militare, ingegnere spaziale e astronauta. Arruolatosi in Forza Armata nel 1993, ha unito un percorso accademico d’eccellenza a un addestramento internazionale completo, formandosi prima in Russia come cosmonauta e poi negli Stati Uniti presso la NASA. Nel giugno 2023 ha preso parte al volo suborbitale scientifico Galactic 01, mentre nel gennaio 2024 ha trascorso 21 giorni in orbita sulla ISS ricoprendo il ruolo di pilota nella missione Axiom Mission 3 (Ax-3). Attualmente è a capo dell’Ufficio di Rappresentanza dell’Aeronautica Militare a Houston per il Commercial Spaceflight.
L’incontro è proseguito con l’intervento di Giuseppe Rondinelli, ingegnere aeronautico, che ha portato la testimonianza di una vita dedicata alle tecnologie spaziali, dai sistemi satellitari ai grandi programmi aerospaziali. La sua voce ha restituito il rigore della scienza, ma anche quella capacità di guardare oltre, che appartiene a chi sa che ogni progresso nasce prima di tutto da un’immaginazione disciplinata.
A seguire, Maria Rizzi, sociologa, poetessa, scrittrice e Presidente del Circolo IPLAC, ha introdotto il libro La Geografia dell’Invisibile, soffermandosi sulla domanda da cui nasce l’intero percorso di Stefania Camilleri. Che cosa tiene insieme il mondo?
Per oltre quindici anni Stefania Camilleri ha attraversato arte, osservazione della natura, filosofia e scienza contemporanea cercando un filo comune capace di collegare fenomeni apparentemente lontanissimi, dai neuroni alle galassie, dagli alberi alle reti cosmiche, dal tempo alla coscienza.
Il risultato è un saggio originale che propone una visione unitaria della realtà, fondata non soltanto sulle cose, ma soprattutto sulle relazioni che le rendono possibili.
Non è un trattato accademico, ma un viaggio intellettuale accessibile, che invita il lettore a guardare il mondo con occhi nuovi e a interrogarsi su ciò che ancora sfugge alla nostra comprensione.
Il volume è impreziosito dalla prefazione del poeta e filosofo Franco Campegiani, che lo definisce «un saggio filosofico-scientifico sorprendente e innovativo come pochi altri». A chiudere il libro, un mio contributo critico dedicato al significato del percorso di Stefania Camilleri.
Infine, la parola è tornata alla protagonista dell’evento, artista, fotografa, autrice, esploratrice di paesaggi percettivi e fondatrice del Sinestesismo Creativo. Nel suo intervento si è avvertita la coerenza di una ricerca lunga, ostinata, attraversata da intuizione e conoscenza.
Era presente Simona Renata Baldassarre, assessore della Regione Lazio con deleghe a cultura e politiche giovanili, a conferma dell’attenzione istituzionale verso un progetto capace di unire linguaggi diversi e di parlare a pubblici differenti.
Il brindisi finale, organizzato dalla sommelier Alessia Perin, ha chiuso l’incontro con naturale eleganza, lasciando nell’aria il senso di una sospensione, quasi una promessa di continuità. Gli eventi di Stefania Camilleri non finiscono quando si spengono le luci ma restano addosso con il desiderio di tornare a vivere ciò che, per un momento, ci ha fatto sentire parte di una trama più vasta.
Prezioso è stato anche il lavoro della Segreteria del Circolo, presente nell’allestimento e nell’organizzazione dell’incontro con discrezione, cura e attenzione, contribuendo a creare quell’atmosfera accogliente che ha reso l’evento ancora più armonioso.
Il libro La Geografia dell’Invisibile è il risultato di un percorso di ricerca iniziato nel 2011, destinato a confluire nell’omonima mostra La Geografia dell’Invisibile, programmata per ottobre 2027 al Museo Crocetti. Un progetto che conferma la coerenza e la continuità della ricerca di Stefania Camilleri, sempre tesa a indagare ciò che unisce arte, scienza, natura e coscienza, cercando nelle forme visibili la traccia segreta dell’invisibile.
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