Gianni, il cane robot che salva vite

Incontro con Francesco Geraci, fondatore di DroneZone SRL, avvenuto alla fiera di Bex a Rimini sull’evoluzione dei droni quadrupedi e le potenzialità di «Gianni», la piattaforma robotica pensata per affiancare l’uomo nelle missioni ad alto rischio e tutelare il territorio. Dalle emergenze post-terremoto al pattugliamento industriale, scopri come la tecnologia quadrupede integra il lavoro umano proteggendo gli operatori.

Francesco, parliamo dell’impiego dei droni e dei sistemi robotici avanzati. Rispetto all’intervento umano o ad altri sistemi automatizzati, quali sono i contesti principali in cui queste tecnologie fanno la differenza? E soprattutto, ci presenti “Gianni”, il vostro cane robot?

«Con molto piacere. Gianni è il “sovrano” della nostra flotta di robot quadrupedi. L’impiego di una piattaforma robotica quadrupede offre un vantaggio inestimabile soprattutto in quelle aree dove la presenza di un operatore umano comporterebbe un rischio troppo alto per la sicurezza o l’incolumità fisica. Pensiamo alla Protezione Civile o agli interventi di primo soccorso all’indomani di un sisma. Fare ingresso all’interno di edifici pericolanti o instabili nell’immediatezza dell’evento può essere fatale per un soccorritore. Inviare un robot quadrupede permette di esplorare l’area mantenendo le persone al sicuro.

È importante sottolineare che Gianni non è solo una macchina da movimento, ma una piattaforma versatile su cui possiamo installare sensoristica avanzata: dalle camere termiche a proiettori ad alta potenza, fino a bracci robotici capaci di afferrare oggetti o aprire porte. È una tecnologia che adattiamo su misura in base alle esigenze dei clienti, che sono principalmente enti ed istituzioni».

Oltre agli scenari di emergenza post-terremoto, in quali altri ambiti la sorveglianza e l’automazione su terra diventano fondamentali?

«I quadrupedi sono impiegati e sperimentati in diversi contesti di sicurezza pubblica. Immaginiamo scenari complessi con personale armato o minacce attive — situazioni di cui purtroppo le cronache parlano spesso: prima di inviare un operatore di sicurezza, il robot può accedere all’area per fare una mappatura visiva e tattica della scena.

Nel contesto della Protezione Civile e del soccorso in ambienti impervi, queste macchine sono straordinarie anche per il trasporto materiali. Riescono a muoversi su pendenze fino a 45 gradi, sia in salita che in discesa, con una capacità di carico dinamica di 25 kg e statica fino a 100 kg. In montagna o in contesti morfologicamente complessi, sono un alleato strategico».

Quali sono le altre applicazioni aziendali e industriali più significative che state sviluppando per questi robot?

«Una delle più rilevanti riguarda la sicurezza industriale preventiva attraverso i sensori per il rilevamento dei gas. In impianti complessi o siti ad alto rischio, il robot quadrupede può svolgere pattugliamenti autonomi lungo itinerari stabiliti. Se durante la perlustrazione il sensore rileva una fuga di gas o una sostanza nociva, il sistema invia immediatamente una segnalazione in centrale per attivare le procedure d’emergenza».

Pensando alla routine di un cantiere o di un impianto, qual è il reale ritorno sull’investimento (ROI) che una tecnologia come il cane robot garantisce a un’azienda?

«La nostra visione — e questo vale sia per i droni aerei sia per i quadrupedi terrestri — è che queste piattaforme debbano garantire continuità operativa ed elevati standard di sicurezza. Non nascono per sostituire l’uomo, ma per integrarsi con il lavoro umano. Il vero valore risiede nell’impiegare la macchina dove l’operatore correrebbe un pericolo. Inoltre, dal punto di vista tecnologico e di processo, si integrano perfettamente a livello software con gli apparati e le infrastrutture di sicurezza già esistenti nell’impianto».

Dal punto di vista pratico e strutturale, come si comporta la macchina di fronte ad ostacoli naturali o artificiali?

«Ha ottime capacità di superamento degli ostacoli: può scavalcare elementi fino a un metro di altezza, salire e scendere gradini e scale, e muoversi su terreni estremamente disconnessi come erba, roccia o fango. Se per qualche motivo dovesse ribaltarsi, è in grado di rimettersi autonomamente in posizione eretta. È una macchina progettata specificamente per operare in zone impervie».

Che velocità può raggiungere durante i pattugliamenti o gli interventi?

«La velocità di lavoro e di perlustrazione standard è quella del passo umano, ma in caso di necessità o di intervento critico può raggiungere e superare i 3-5 metri al secondo per coprire rapidamente le distanze».

Grazie Francesco per questa panoramica sul futuro della sicurezza e della robotica.

«Grazie a voi».

🎬Guarda il video dell’esibizione del cane robot «Gianni» in azione alla Fiera Bex:

Alla fiera di Bex a Rimini, un’immersione visiva nelle capacità del cane robot «Gianni», la piattaforma quadrupede di DroneZone SRL in azione per la sicurezza e il monitoraggio ad alto rischio.

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