Tra miti antichi, scienza e fotografie delle Lofoten. Un viaggio nell’aurora boreale, fenomeno che trasforma il buio del Nord in meraviglia.
Nel cuore dell’estate, al di sopra del Circolo Polare Artico, il sole non lascia spazio al buio necessario per vedere l’aurora boreale; alle Lofoten, in Lapponia e nelle regioni più settentrionali della Scandinavia, le notti bianche nascondono nel chiarore un fenomeno che continua comunque a verificarsi. L’aurora non smette di danzare nel cielo, semplicemente resta invisibile agli occhi. È proprio questa distanza, fatta di luce, attesa e memoria, a rendere ancora più vivo il desiderio di incontrarla quando l’autunno restituirà alla notte la sua profondità.
I finlandesi usano il termine “Revontulet” per indicare l’aurora boreale. Letteralmente significa “fuochi della volpe” e deriva da un’antica leggenda lappone: una volpe magica, correndo tra le montagne, spazzava via la neve con la coda, lanciandola in cielo sotto forma di scintille luminose. Nella mitologia norrena, quelle luci venivano invece associate al Bifröst, il ponte arcobaleno che univa il regno degli uomini, Midgard, a quello degli dei, Asgard.

Per noi comuni mortali, l’aurora boreale resta soprattutto uno spettacolo emozionante. Assistere ai suoi movimenti sinuosi rapisce al punto da non far sentire il gelo di quelle latitudini. Vederla è il sogno di molte persone, anche se questa gioia per gli occhi e per l’anima viene spesso considerata difficile da raggiungere.
L’aurora ha naturalmente una spiegazione scientifica. Si forma quando il vento solare, composto da particelle cariche di energia, interagisce con il campo magnetico terrestre e viene guidato verso le regioni polari. Qui le particelle entrano in collisione con atomi e molecole dell’alta atmosfera, generando emissioni luminose visibili generalmente tra i 90 e i 300 chilometri di quota, talvolta anche più in alto.

L’intensità dell’attività geomagnetica si misura attraverso l’indice Kp, su una scala da 0 a 9. Più il valore è elevato, maggiore è la probabilità che l’aurora sia intensa e visibile anche a latitudini meno estreme. L’attività solare segue inoltre cicli di circa undici anni. Tra il 2024 e il 2026 stiamo attraversando una fase particolarmente vivace del ciclo attuale, con aurore più frequenti e talvolta più spettacolari. Ciò non significa che negli anni intermedi il fenomeno scompaia: frequento quelle latitudini da molto tempo e l’ho sempre vista. Durante le fasi più attive, tuttavia, le occasioni per osservarla aumentano sensibilmente.
Se vogliamo fotografarla, dobbiamo sapere che con valori Kp bassi l’aurora può apparire come un chiarore biancastro o verde molto pallido, facilmente confondibile nel buio con una nube. Per riconoscerla occorre osservarla con attenzione: una fascia aurorale tende infatti a muoversi, a ondeggiare o a trasformarsi con un andamento insolito per una nuvola. Con valori più alti, soprattutto all’interno dell’ovale aurorale, le forme si definiscono e i colori possono diventare visibili anche a occhio nudo.
L’aurora, che nell’immaginario comune è verde, racchiude in realtà una gamma di sfumature legate alla quota e ai gas con cui le particelle solari interagiscono:
Verde: è il colore più comune, prodotto dall’ossigeno tra circa 100 e 300 chilometri di altezza.
Rosso: compare alle quote più elevate, dove l’ossigeno è più rarefatto.
Blu e viola: sono dovuti soprattutto alle interazioni con l’azoto.
Rosa e porpora: spesso nascono dalla sovrapposizione di emissioni diverse, in particolare nelle fasce inferiori dell’aurora.

Le notti senza aurora visibile possono capitare, ma la “fortuna” invocata così spesso conta meno della preparazione. Le condizioni davvero indispensabili sono un cielo sereno o poco nuvoloso, un luogo lontano dall’inquinamento luminoso e il buio profondo, proprio come nell’osservazione delle stelle. A queste si aggiunge, naturalmente, un’attività geomagnetica favorevole.
Il fenomeno si manifesta alle latitudini estreme sia a Nord, con l’aurora boreale, sia a Sud, con l’aurora australe. Personalmente ho assistito più volte a quella boreale, ammirandola in Islanda e nel nord della penisola scandinava. Le isole Lofoten, le Vesterålen, Senja, l’Abisko National Park in Svezia e la Lapponia finlandese sono mete ideali, sia per il bassissimo inquinamento luminoso sia per gli straordinari paesaggi che offrono durante le ore diurne.
Se è vero che il buio è fondamentale e che le lunghe notti polari offrono molte ore a disposizione, affrontare un viaggio concentrandosi sulla “sola” aurora può essere limitante. I periodi migliori sono, a mio avviso, i mesi in cui esiste un buon equilibrio tra il giorno e la notte, così da vivere e fotografare anche gli incredibili paesaggi diurni. Andare alle Lofoten a dicembre o gennaio significa avere pochissime ore di luce: tante possibilità per l’aurora, ma meno tempo per tutto il resto. Mesi come marzo e aprile rappresentano spesso un ottimo compromesso; anche i primi di settembre possono regalare incontri sorprendenti, nonostante le ore di buio siano ancora poche.

Per fotografarla il cavalletto è quasi obbligatorio, così come l’aumento della sensibilità del sensore attraverso valori ISO elevati. Con gli smartphone le cose cambiano: i modelli più recenti, dotati di una buona modalità notturna, possono ottenere risultati interessanti, ma una fotocamera con ottica luminosa resta la scelta più adatta.
Anche la composizione è cruciale. Avere davanti uno specchio d’acqua o il mare, che alle Lofoten raramente ghiaccia grazie alle correnti oceaniche calde collegate alla Corrente del Golfo, è una delle situazioni migliori. Il riflesso dell’aurora sull’acqua, resa setosa dai tempi di esposizione lunghi, aggiunge un valore immenso allo scatto. Puntare l’obiettivo direttamente al cielo, senza inserire alcun elemento terrestre che la contestualizzi, rischia invece di non restituire davvero l’emozione provata dal vivo.
L’aurora appare e scompare: a volte dura pochi minuti, altre ore. Si muove lenta e sinuosa, così bella che spesso ci si dimentica persino di scattare, rapiti dalla sua visione.
La foto di apertura, e alcune di quelle che vedete sotto, le ho realizzate alle Lofoten. Quella volta stavamo tornando da Reine quando abbiamo notato una luce singolare sulla parete di una montagna. Nel tentativo di parcheggiare il van su cui viaggiavamo per capire cosa fosse, ho infilato una ruota in una cunetta invisibile, completamente colma di neve. Abbiamo atteso circa mezz’ora i soccorsi per farci tirare fuori.

Una volta ripartiti, neppure cinque minuti dopo, verso nord è esplosa una delle aurore più incredibili che io abbia mai visto. Siamo rimasti oltre un’ora a rincorrerla con gli occhi e con le macchine fotografiche, mentre appariva e scompariva in ogni angolo del cielo, riflettendosi sul fiordo sottostante. Se non avessimo perso tempo con quell’imprevisto, forse l’avremmo mancata o avvistata da un punto molto meno fotogenico.
Per la cronaca, le luci sulla montagna erano i frontalini di due alpinisti diretti verso la vetta nel buio. Mi sono sempre chiesto quale spettacolo abbiano potuto vivere da lassù, nel silenzio e completamente immersi nell’oscurità.
Un’ultima nota pratica: esistono diverse applicazioni che elaborano previsioni sull’attività aurorale, sugli orari e sull’intensità prevista. Io utilizzo regolarmente Aurora Forecast, che consente di ricevere notifiche e di monitorare l’indice Kp. Uno strumento utile, purché si ricordi che il cielo, e l’aurora stessa, conservano sempre una parte irriducibile di sorpresa.


“Mi sembra spesso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno”.
Vincent van Gogh
Lettera di Van Gogh al fratello Theo nel 1888.
Leggi anche:


