Gatto, guardia del corpo, viaggiatore internazionale e nuotatore esperto. IGOR il gatto nuotatore non è un micio qualunque. In viaggio attraverso l’Europa con la cantante Elena Andreoli, la sua vita è un’avventura unica che smonta i preconcetti e dimostra quanto sia bello vivere senza confini.
Questa è una storia sui luoghi comuni. E non è nemmeno una storia, visto che è tutto vero. Parla di me, IGOR il gatto nuotatore.
Da sei anni ho adottato una ragazza. Mi è venuta a prendere in una cascina dove vivevo con alcuni umani ucraini, molti gatti, cani, asini, galline, oche, conigli e lucertole. Le lucertole erano la cosa più divertente; la cosa meno divertente era che mangiavamo tutti quanti la stessa cosa: pane raffermo e prodotti da forno, comprese le pizze invendute di qualche panetteria lì vicino. Ancora oggi la pizza mi piace molto, anche se adesso mangio un hamburger fresco tutti i giorni.
Con la mia umana ci siamo incontrati durante il Covid. Aveva molto tempo a disposizione ed era, per sua fortuna, un’artista, cioè una persona abituata a oltrepassare le soglie della logica senza chiedere il permesso. Per esempio, non mi ha trattato come si trattano normalmente i gatti e non ha pensato che dovessi stare in casa, dormire diciotto ore al giorno, farmi gli affari miei, essere egoista, indipendente, snob e vagamente sprezzante.
Mi ha spulciato e poi ha detto qualcosa del tipo: «Se andiamo in barca, forse sarebbe meglio abituarlo all’acqua. Se dovesse cadere in mare, almeno non si spaventa». Ed è così che mi sono trovato per qualche giorno a giocare con l’acqua nel lavandino. Ma questa è un’altra storia.

La mia umana fa la cantante e, soprattutto, dice spesso una parola che mi lascia perplesso: improvvisazione. Quindi le possibilità sono due: o non sa bene cosa deve cantare, oppure fa jazz. Fa jazz. Si chiama Elena Andreoli e, per quanto mi riguarda, è una persona piuttosto seria, anche se passa molto tempo a fare una cosa che agli umani piace moltissimo: stare davanti a persone che la guardano mentre lei canta.

Io preferisco stare dall’altra parte: osservare. È un’attività che gli umani attribuiscono ai gatti come se fosse una colpa: «Il gatto è diffidente», «Il gatto è indipendente», «Il gatto non si affeziona». Gli umani hanno un talento straordinario per trasformare l’ignoranza in definizioni.
Quello di cui dovremmo parlare, dunque, sono i preconcetti. Io, per esempio, in questo momento ho appena fatto il check-in in un hotel a Lubiana, dopo essere stato in Germania, Repubblica Ceca, Austria e Ungheria. Ogni due giorni faccio un check-in e un check-out. Ho un passaporto, so nuotare, non ho bisogno del trasportino perché viaggio al guinzaglio, faccio la pipì nel water e sì… sono un gatto.
Elena ha lavorato a Budapest, dove ha registrato con la Budapest Scoring Orchestra un brano che ha scritto per la colonna sonora di un film di Luca Lucini, Stella Gemella, che arriva su Netflix a fine agosto. Io non so bene cosa sia una colonna sonora, ma c’era un’orchestra enorme e qualcuno doveva pur controllare. Poi c’è il suo brano, Girl in the Mirror, che racconta un po’ la storia del film e un po’ la storia di Elena. Lo specchio, del resto, è un oggetto molto sopravvalutato dagli umani: loro lo usano per chiedersi se corrispondono all’immagine che gli altri si aspettano, mentre Elena canta per ricordarsi che uno specchio restituisce un’immagine, non una verità. Io lo so bene.
Quando Elena esce, mi lascia la televisione accesa su Sky Nature. È un gesto affettuoso, ma non sempre condivido la programmazione: preferirei un canale sulle notizie internazionali, perché bisogna pur sapere che cosa succede nel mondo, soprattutto quando si viaggia così tanto.
Siamo partiti due settimane fa in macchina da Milano. Il mio posto preferito è tra i due sedili anteriori, sul bracciolo centrale, abbastanza alto per guardare fuori dal finestrino e abbastanza vicino agli umani per controllare che non facciano sciocchezze. Mi piace viaggiare, guardare il paesaggio, arrivare in una città nuova e capire subito dove sono le uscite, quali sono i rumori sospetti e se ci sono lucertole. Mi piacciono gli umani, soprattutto le ragazze, e le mie preferite sono le hostess.
Ho viaggiato in aereo, in traghetto, in Vespa, in bicicletta e in barca. In barca, soprattutto, la mia umana ha una barca a vela e per circa un mese all’anno ci trasferiamo in mare, in Ogliastra. Due volte ho calcolato male la distanza facendo un salto e sono finito in acqua, ma sono risalito da solo dalla scaletta. Per fortuna avevo già fatto il corso accelerato di acqua nel lavandino, anche se non ne avevo bisogno: tutti ormai mi conoscono come IGOR il gatto nuotatore, e per una buona ragione. So nuotare benissimo.
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(Ecco il video di IGOR il gatto nuotatore che si gode un tuffo tra le acque cristalline dell’Ogliastra prima di risalire a bordo in totale autonomia! Niente panico, niente trasportino, solo tanta naturalezza).
In montagna, invece, succede una cosa curiosa. Durante le passeggiate io sto davanti al gruppo, poi mi fermo, mi giro e controllo che siano tutti dietro di me; se manca qualcuno, aspetto. Gli umani chiamano questa cosa «indipendenza felina», io la chiamo Guardia.
Quando d’inverno andiamo a sciare a Selva e saliamo verso il rifugio, il mio mezzo di trasporto preferito diventa la motoslitta. Veder scorrere la neve a tutta velocità con il vento tra i baffi è un’emozione pazzesca. Ormai sono un vero gatto delle nevi professionale!
Anche in hotel dormo così: scelgo sempre un posto dal quale posso vedere la porta, e a casa faccio lo stesso. Non perché abbia paura, ma perché qualcuno deve pur controllare. Non capisco perché gli umani pensino che a fare la guardia siano soltanto i cani: è un altro preconcetto. Un cane può proteggere una casa, certo, ma anche un gatto può sorvegliare, accompagnare, aspettare, accorgersi di chi manca e tenere d’occhio l’ingresso. La differenza è che noi lo facciamo senza abbaiare.
La mia umana ha un piccolo problema di marketing; quando canta ottiene qualche migliaio di visualizzazioni, mentre quando mette una fotografia con me divento immediatamente virale. Non so esattamente cosa significhi «virale», io sono vaccinato.
Il mio veterinario si chiama Attilio: è sardo e, oltre ai gatti e ai cani, cura anche i cinghiali. Io capisco il sardo. La mia lingua madre è l’ucraino, anche se ne ho perso molto perché non lo parlo più da quando ero piccolo, e poi ho imparato l’italiano. Capisco anche francese, inglese, spagnolo, tedesco, sloveno, ungherese e, più in generale, le lingue dei posti nei quali sono stato. Non sempre le parlo, ma capisco… soprattutto quando qualcuno apre una scatoletta.

E soprattutto mi piacciono le ragazze. Mi piace il modo in cui cambiano voce quando mi vedono: fanno dei versetti e mi parlano come se avessi tre settimane, anche se ne ho sei di anni. Ma non mi offendo, probabilmente anche loro fanno le cantanti.
Elena, invece, quando canta non cambia voce, e forse è questo che mi piace di lei. Non mi ha mai chiesto di essere quello che secondo lei dovevo essere: non mi ha spiegato che un gatto deve stare in casa, che non può viaggiare, che non ama l’acqua o che non può affezionarsi. E così siamo finiti in hotel a Lubiana, dopo avere attraversato mezza Europa con un passaporto, un guinzaglio e una certa esperienza internazionale.
È curioso: gli umani passano una vita a catalogare le cose (questo è un gatto, questo è un cane, questo è un artista, questo è un cantante jazz, questo è un uomo, questa è una donna, questo è intelligente, questo è strano, questo non può fare quello, questo non può capire, questo non può cambiare). Poi arriva qualcuno che non ha letto le istruzioni e succede qualcosa.
Io, per esempio, non ho mai letto il manuale dei gatti. Forse è per questo che viaggio, o forse, più semplicemente, perché nessuno me lo aveva detto. E questo, a pensarci bene, non riguarda soltanto i gatti: i luoghi comuni sono comodi, ci evitano la fatica di conoscere davvero qualcuno, ci dicono in anticipo chi abbiamo davanti e qualche volta ci convincono persino che sappiamo già cosa può fare. Il problema è che funzionano così bene che finiscono per diventare vere anche le cose che non lo erano.
Io sono un gatto, ma questa è soltanto la parte più facile da capire. Il resto, probabilmente, è molto più complicato.
Adesso però scusate: devo controllare la porta. Domani si riparte.




NOTIZIA LAST MINUTE DALLA REDAZIONE!
L’articolo è appena uscito, ma le novità non finiscono qui.
A mezzanotte di oggi, 27 agosto, esce “Girl in The Mirror”, il nuovo singolo di Elena Andreoli!
🎶 Il brano è già disponibile in pre-save. Salvalo subito sulla tua piattaforma musicale preferita per ascoltarlo in anteprima non appena scoccherà la mezzanotte.
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📌 DA NON PERDERE TRA NOTE E SET
Musica e cinema. La voce jazz di Elena Andreoli brilla nella commedia romantica Stella gemella, dal 28 agosto su Netflix. Sarà disponibile su Netflix la nuova commedia romantica del regista Luca Lucini, una produzione di Eagle Original Content e Rai Cinema, presentata al Festival del Cinema di Roma lo scorso novembre.
Nel nuovo film del regista Luca Lucini (con Margherita Buy, Laura Morante, Martina Gatti e Matteo Olivetti nel cast) la vocalist milanese Elena Andreoli interpreta il brano “Girl In The Mirror” da lei composto e registrato con la Budapest Scoring Orchestra
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