Alla premiere del 27 marzo 2026 al Cinema Farnese, il film di Lamberto Lambertini rilegge Giacomo Puccini come enigma creativo, tra incompiutezza e tensione assoluta.
Roma – La prima di Turandot, L’ultima Nota al Cinema Farnese ha avuto l’intensità di un evento raro. Sala gremita, pubblico rapito, un clima di partecipazione che ha trasformato la proiezione in un’esperienza collettiva. Il film di Lamberto Lambertini, ideato con Adriano Bassi per la Società Dante Alighieri, si è imposto come un viaggio emotivo e intellettuale nella parte più segreta della vita di Giacomo Puccini, restituendone fragilità, ossessioni e slanci creativi.

Il cuore intimo del racconto pucciniano
Lambertini evita la biografia tradizionale e costruisce un percorso che somiglia più a un attraversamento dell’anima che a una narrazione cronologica. I momenti più intimi della vita del compositore emergono come frammenti di memoria. La solitudine, la ricerca del suono assoluto, il tormento dell’incompiutezza che culmina nella figura di Turandot, la principessa “bella e crudele” che diventa simbolo di un enigma umano irrisolto.
La regia alterna sospensione e densità, luce e ombra, come se la musica stessa guidasse lo sguardo. La fotografia, rarefatta e quasi metafisica, amplifica questa dimensione interiore.
Maria Pia Garofalo. Una Turandot che domina lo schermo
Al centro del film si impone la figura magnetica di Maria Pia Garofalo, soprano campano, protagonista assoluta attorno alla quale ruota l’intera costruzione narrativa. La sua Turandot appare fin dalle prime immagini avvolta in una nebbia ghiacciata, simbolo della sua distanza e della sua impenetrabilità emotiva.
La voce è quella del vero soprano drammatico pucciniano. Potente, scura, scolpita, capace di unire autorità e tensione interiore. Ogni fraseggio è controllato, ogni acuto è un taglio di luce. Durante la premiere, il Maestro Adriano Bassi ha sottolineato la perfezione tecnica e interpretativa della sua prova, confermando la centralità della Garofalo nel progetto.



Il valore del cast di contorno
Accanto alla protagonista, il film si arricchisce di due presenze che contribuiscono a dare corpo e profondità al racconto.
Emanuele Valenti, nel ruolo del pretino, offre un’interpretazione misurata e intensa. La sua figura introduce un contrappunto umano e spirituale che illumina alcuni dei passaggi più delicati della vicenda, aggiungendo sfumature di compassione e introspezione.
Francesco Butteri, nel ruolo del giovane Puccini, porta sullo schermo un’energia fresca e autentica. La sua interpretazione restituisce il fervore creativo degli anni giovanili del compositore, rendendo credibile il passaggio dall’entusiasmo acerbo alla maturità tormentata del Puccini adulto. La sua presenza crea un ponte emotivo che permette allo spettatore di percepire l’evoluzione interiore del Maestro.
Questi due interpreti, pur in ruoli diversi per peso e funzione, contribuiscono a costruire un tessuto narrativo coerente e vibrante.
Un’opera che lascia un segno.
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