Rubrica a cura di Sandro Angelucci
La voce di Pier Paolo Pasolini in “Alla mia nazione”.
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, (Ostia, 02 novembre 1975) “Alla mia nazione” torna a parlarci di identità, coscienza e amore per l’Italia, con una forza poetica ancora viva e sorprendentemente attuale.
Eccoci di nuovo qui per continuare ad ascoltare il racconto della poesia. Questa volta tramite la parola di un grande intellettuale qual è stato Pier Paolo Pasolini di cui, quest’anno, ricorre il cinquantesimo anniversario della morte. Ne onoriamo la scomparsa (tutt’altro che chiara, come si sa) ricordandolo nella lirica Alla mia nazione. La scelta del testo è dettata dall’esigenza di dare voce alla profezia di un pensiero che non usa mezzi termini per esprimersi e farsi comprendere.
Costantemente animato dal desiderio di un ritorno a valori reputati perduti per sempre, Egli non lesina rimproveri ad una borghesia responsabile dei più biechi soprusi perpetrati ai danni della società italiana e, dunque, della stessa nazione (Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti, / proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.).
Ancora: E solo perché sei cattolica, non puoi pensare / che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male. Rimando ad un’intervista – dal poeta rilasciata alla RAI, nel 1968 – e, in particolare, alla domanda su chi sia Gesù. Pasolini risponde che è un archetipo, incomprensibile, però, alle nuove generazioni perché disabituate ai codici delle metafore naturali con le quali si rivolgeva ai suoi pescatori, ai pastori ed ai contadini.
Alla mia nazione (da La religione del mio tempo (Milano, Garzanti 1961).
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
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