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mercoledì, Febbraio 18, 2026

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Omaggio ad Alice Coltrane al Roma Jazz Festival: Bzhezhinska, Jackson e Kofi in concerto

Alina Bzhezhinska. Foto di Fabrizio Sodani

Un concerto straordinario ha fermato il tempo all’Auditorium Parco della musica.


di Amalia Mancini

Roma Jazz Festival. Ieri sera Alina Bzhezhinska & HipHarpCollective, insieme all’illustre Brian Jackson e al carismatico Tony Kofi, hanno dato vita a un omaggio ad Alice Coltrane eseguito con finezza, coesione e una profondità espressiva che ha saputo coinvolgere e sorprendere il pubblico.

Fin dalle prime note è stato chiaro che non si trattava di una semplice esibizione.
L’arpa di Alina Bzhezhinska, sospesa tra grazia e potenza, ha tessuto un filo sottile tra la terra e il sacro. La sua capacità di fondere arpa ed elettronica con naturalezza quasi mistica ha catturato il pubblico in un silenzio rispettoso, come se tutti fossero entrati, insieme, in un luogo più alto.

Alina è entrata nella storia come prima arpista a ricevere il Parliamentary Jazz Award quale miglior ensemble jazz dell’anno 2024 con il suo Hip Harp Collective. Jazzwise, la principale rivista di jazz del Regno Unito, ha definito la sua musica “ipnotizzante e curativa”, mentre DownBeat, la Bibbia del Jazz internazionale, sottolinea come Alina Bzhezhinska stia ridefinendo in modo profondo la scena internazionale.

Ieri sera accanto a lei, Brian Jackson, figura storica e metà del duo Gil Scott-Heron & Brian Jackson, ha portato in scena l’essenza della Tradizione: quella che non si studia sui libri, ma si riceve da chi è venuto prima. Le sue tastiere e il suo flauto hanno custodito la memoria dei griot africani, i portatori di verità e di storie.

E poi Tony Kofi, al sassofono. Ha letteralmente incendiato la sala. Un suono pieno, caldo, antico, capace di diventare preghiera e danza nello stesso respiro. Ogni suo assolo era una dichiarazione d’amore alla musica e al pubblico che lo ascoltava rapito.

Il trio, accompagnato dall’ensemble stellare composto da Kobe Heath Ngugi al basso, Matt Holmes alla batteria e Joel Prime alle percussioni, ha attraversato brani simbolo come Journey in Satchidananda”, “Shiva Loka”, Ptah The El Daoud”, insieme a composizioni originali che portano l’impronta luminosa e universale di Alice Coltrane.

Il pubblico, attento e grato, ha percepito ogni sfumatura: la cura, il rispetto, la responsabilità di portare avanti un’eredità spirituale che non appartiene soltanto al jazz, ma all’anima.

Alina Bzhezhinska lo aveva già dimostrato con il suo album “Inspiration”, un omaggio sentito a Coltrane, e ieri sera ha confermato l’importanze del suo percorso artistico. Un concerto necessario. Una benedizione musicale.

Alina Bzhezhinska & HipHarpCollective. Foto di Fabrizio Sodani
Alina Bzhezhinska & HipHarpCollective. Foto di Fabrizio Sodani
Alina Bzhezhinska . Foto di Fabrizio Sodani
Alina Bzhezhinska . Foto di Fabrizio Sodani
Brian Jackson. Foto di Fabrizio Sodani
Brian Jackson. Foto di Fabrizio Sodani
Joel Prime. Foto di Fabrizio Sodani
Joel Prime. Foto di Fabrizio Sodani
Brian Jackson. Foto di Fabrizio Sodani
Brian Jackson. Foto di Fabrizio Sodani
Koebe Health. Foto di Fabrizio Sodani
Koebe Health. Foto di Fabrizio Sodani

Un grazie al fotografo Fabrizio Sodani, il cui sguardo fotografico ha saputo cogliere l’atmosfera e l’intensità del concerto, offrendo un contributo prezioso a questo servizio.

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Roma Jazz Festival 2025, 49ª edizione tra Harmony, Coltrane e nuove frontiere sonore – attualita.it

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