Massaroni Pianoforti. Tempi anomali per un recinto di polli

Con il nuovo album Tempi anomali per un recinto di polli (Il Piccio Records), Massaroni Pianoforti rafforza la propria identità di cantautore fuori asse rispetto alle convenzioni del genere. Il disco, composto da sei canzoni e cinque intermezzi cantati, intreccia osservazione del presente, memoria personale e richiami alla tradizione della canzone d’autore, mantenendo una scrittura incisiva e riconoscibile.

Stavo pensando: “Ma perché fare un disco così? Banale con canzoni mediocri e mal prodotte, cantate con una voce così anonima”. E mi chiedevo anche perché dovessi perdere tempo ad ascoltare una cosa così, maledicendo la mia curiosità. Pensavo questo quando vidi arrivare una mail, diceva “Ciao Michele, ti mando il pre-ascolto del nuovo album di Massaroni Pianoforti che uscirà il 23 gennaio…”. Immediatamente ho pensato “Appena in tempo, ora mi rifaccio”. Ho messo subito l’album e ho alzato il volume. Sapevo che mi sarebbe piaciuto, avevo ascoltato qualcosa, ma non così tanto comunque. Ci sono cantautori derivativi, ci sono talenti puri e pippe immense, cantautori originali e altri un po’ scontati dallo stile vecchio e poi c’è Massaroni. Un artista parallelo, una specie di alieno della canzone italiana. Non l’unico sicuramente ma uno di quelli dal talento più cristallino. Capace di raccontare con stile crudo, quasi spietato, le sue storie, ma anche di confezionare un disco di grande impatto.

Già il precedente MADDI così come i singoli pubblicati successivamente, avevano confermato tutto il bello della sua proposta musicale, ma con questo nuovo album, Massaroni ha centrato ancor più l’obiettivo di esprimere le sue esigenze, le sue istanze, che riassume benissimo in una frase, TEMPI ANOMALI PER UN RECINTO DI POLLI” è il calcio in culo che mi sono dato per uscire dalla mia comfort zone, per provare quantomeno a raggiungermi”. Per chi conosce il temperamento di questo artista, che mi sento di definire necessario, questa frase, alla base del concetto di questo disco, suona quasi come una minaccia. Invece il disco suona bene, anzi benissimo, in tutti i sensi.

La forza propulsiva che spinge Massaroni fuori dalle convenzioni in cui tutti siamo a volte costretti, diventa stimolo per una composizione intensa e affascinante. Se a questo aggiungiamo una bellissima produzione, opera di Andrea Di Giambattista e la collaborazione riuscita con Andrea Massaroni, suo fratello, diventa chiaro il perché di questa enfasi nel presentare questo disco. Sei canzoni e cinque intermezzi cantati, vanno a costituire questo bellissimo album. La partenza è affidata a Poveri figli, senza mezzi termini rivolta ai mille tuttologi della televisione, uscita su singolo nel novembre del 2025. Dopo l’intermezzo Inverno, prima stagione a scandire lo svolgimento del disco, arriva Perdersi nel centro di Bologna, chiaro riferimento a una celebre canzone di Lucio Dalla (Disperato erotico stomp), che era già uscita in versione differente su singolo l’anno precedente e intitolata Sotto i portici di Bologna. È sicuramente una delle canzoni più potenti e belle del disco ed è seguita dal secondo intermezzo, Primavera. Poi un altro singolo, Liquirizia in cui Massaroni si lascia andare ad atmosfere retrò azzeccate, senza mai scadere nella sterile citazione. Arriva l’Estate, il terzo intermezzo e arriva il rock di Via d’uscita, primo singolo estratto dal disco successivamente all’uscita, ma come detto diversi brani erano usciti nei mesi precedenti. Via d’uscita indaga il tempo che scorre, mentre si sbilancia sempre più il rapporto tra quello trascorso e quello restante.

È un Massaroni un po’ Bennato e un po’ Vasco quello che ascoltiamo in questa canzone dal forte senso ritmico, in cui il cantautore si lascia andare a un pizzico di nostalgia per i ricordi che riaffiorano senza però che traspaia la minima voglia di resa per il presente o per il futuro. Autunno chiude gli intermezzi relativi alle quattro stagioni ma ne resta uno che un po’ li riepiloga, si intitola Uh, che grande novità, sostantivo che ricorre in ciascuno dei primi quattro frammenti. È solo andare, forse la canzone del lotto che più paga il suo debito, pur mantenendo tutta l’originalità dell’artista, alla canzone d’autore degli anni Settanta, si ricollega tematicamente a Via d’uscita, concentrando la sua attenzione sul vuoto del presente che stiamo vivendo. Chiude questo disco una ballata quasi romantica nello svolgimento, almeno fino all’ingresso della sezione ritmica, che si inserisce però molto bene nel pezzo che esplode in una curiosa dichiarazione di indipendenza. Bella.

Copertina dell’album "Tempi anomali per un recinto di polli"di Massaroni Pianoforti pubblicato da Il Piccio Records
Copertina dell’album “Tempi anomali per un recinto di polli” di Massaroni Pianoforti pubblicato da Il Piccio Records

Ma già sento la domanda finale: “Ma di chi era il disco tremendo che stavi ascoltando e di cui parli all’inizio della recensione?”. In realtà ho inventato l’aneddoto per provocare Gianluca, però pensandoci in pochi minuti potrei fare un elenco di decine di titoli, tutti buoni per renderlo credibile.

Foto di Fabio Roscio

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