Opera di Fiorella Saura
Kronos Kairos, mostra di arte contemporanea organizzata dall’Accademia Castrimeniense, con il patrocinio del Comune di Marino e del Museo Civico “U. Mastroianni”, a cura di Franco Campegiani
Mostra d’arte contemporanea sul tempo. L’Accademia Castrimeniense, (presieduta da Marina Funghi) con il patrocinio del Comune di Marino e del Museo Civico “U. Mastroianni”, presenta la mostra di arte contemporanea Kronos Kairos, inaugurata il 13 dicembre e visitabile fino al 10 gennaio 2026, nei giorni di apertura sabato e domenica dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00, presso il Museo Civico “U. Mastroianni” di Marino.
Espongono: Marina Baciocchi, Fausta Caldarella, Rossana Centioni, Patrizia Fioretti, Marina Funghi, Federico Gelli, Vito Lolli, Maria Teresa Loria, Doriana Onorati, Gianfranco Papa, Gabriele Palozzi, Stefano Piali, Mario Roncaccia, Fiorella Saura, Riccardo Savi, Laura Tambone, Massimo Talarico, Vittorio Maccari (Toscanu).
Kronos indica il tempo lineare e misurabile, quello che scorre in modo continuo e inarrestabile, scandito dagli impegni e dai ritmi della vita quotidiana. Kairos, al contrario, è il tempo qualitativo, il momento opportuno, l’istante in cui l’attenzione si concentra e l’esperienza acquista significato.
“Da un lato la capacità di vivere il presente; dall’altro il lasciarsi vivere, trascinati nell’incontenibile fuga del passato verso il futuro”, si legge nella relazione di Campegiani.
La mostra nasce dal dialogo tra queste due dimensioni del tempo, entrambe profondamente radicate nella nostra esperienza quotidiana.
Le opere in esposizione invitano a rallentare, a osservare senza fretta, a ritagliarsi uno spazio di ascolto e riflessione. Non servono chiavi di lettura complesse, basta lasciarsi guidare dallo sguardo e dalle sensazioni.
Segue la relazione critica del poeta, filosofo e critico d’arte Franco Campegiani, che approfondisce il senso e le intenzioni del progetto espositivo.

KAIROS E KRONOS
Il tempo che matura, il tempo che divora
Quando ci siamo prefissati di fare una mostra sul tema del tempo, immediatamente ci siamo resi conto della complessità dell’argomento, cruciale nella storia della cultura e dell’arte di ogni tempo e paese. Tentando di semplificare, sono emerse due visioni fondamentali: una che vive il tempo come transitorietà, come lento e inesorabile andare verso il declino; l’altra come una sorta di carpe diem, non necessariamente inteso in senso edonistico, ma in qualsiasi senso che sappia resistere alla fugacità e alla provvisorietà della vita. Da un lato la capacità di vivere il presente; dall’altro il lasciarsi vivere, trascinati nell’incontenibile fuga del passato verso il futuro.
Il mondo contemporaneo, scosso dai ritmi frenetici di Kronos, il dio del tempo che, secondo i Greci, travolge e divora inesorabilmente ciò che genera, non sembra lasciare spazio a Kairòs, termine che, sempre secondo i Greci (a parte l’impiego successivamente fattone in teologia), sta ad indicare un dio assorto nell’hic et nunc, nel momento giusto e nell’opportunità da cogliere al volo, invitando a vivere consapevolmente e con intensità il momento attuale. Da un lato il tempo considerato quantitativamente, come successione progressiva di attimi che si inseguono svanendo nel nulla; dall’altro il tempo considerato qualitativamente, concentrato sull’adesso, sul qui ora.
Nel suo insieme, fatte salve alcune tendenze della psicoanalisi, la contemporaneità sembra privilegiare una visione quantitativa del tempo, seppure a volte imperfettamente, manchevolmente qualitativa. L’allusione è all’Esistenzialismo, dove l’uomo si configura come ente assolutamente temporale e totalmente assorbito nel mondo, libero sì di costruire sé stesso, ma non di essere pienamente sé stesso secondo modelli identitari di partenza e scopi personali, essenziali da raggiungere nell’esperienza vitale. Viene prima l’essere o prima l’esistere? Conosciamo la risposta di Sartre, ma noi tuttavia ci chiediamo: l’uomo è ciò che diviene o diviene ciò che è?
Promuovendo questo evento artistico, l’Accademia Castrimeniense non s’illude di offrire panacee, ma vuole tentare di interrogarsi su quello che sembra essere il nodo fondamentale da sciogliere in un mondo sempre più caratterizzato dall’angoscia e privo di senso intrinseco. Quale contributo può offrire l’arte (se può offrirlo) alla rinascita di una weltanschauung fondata sui valori elementari e universali della vita (ammesso che esistano)? Nessuno pensa – sia chiaro – ad assurdi ritorni al passato. Ciò che è in ballo è la possibilità, nella smaliziata e sofisticata cultura postmoderna, di nominare ancora per la prima volta il mondo e di essere ancora squisitamente creativi.

Gli archetipi, i valori universali non appartengono al passato, ma all’eterno presente dell’inconscio collettivo. In ogni epoca, con modalità differenti, essi sanno incarnarsi in figure e linguaggi che evocano la radice sempre attuale ed essenziale della vita. Necessità del rinnovamento. Esattamente ciò che fecero nel secolo passato i vari avanguardismi, andando ad attingere alla matrice prelogica e mitico-sapienziale dell’arte arcaica (Picasso docet), al minimalismo e all’essenzialismo (Kandinsky docet) del pensiero primitivo. Nostalgia del passato? no, quello scrollone rinnovò la cultura dal profondo. Un risveglio di Kairòs, di ciò che in ogni epoca, nel dominio di Kronos, risulta essere nuovo ed essenziale.
Tanto che, nel suo insieme, il movimento avanguardistico, noto per essere stato un plateale denigratore del mito, può anche essere letto come una sorprendente rinascita del mito. Tuttavia oggi, nella palude del Postmoderno, stiamo di nuovo sprofondando nell’aridità e nel manierismo e lo stesso mito futurista che prometteva il rinnovamento dell’uomo in simbiosi con la macchina, con la velocità e con l’azione, si sta trasformando in un processo disumanizzante di robotizzazione dell’uomo. Kairòs sta di nuovo abdicando nei confronti di Kronos. Sta dunque maturando il tempo per una nuova inversione di rotta? E’ su questi interrogativi che si cimentano gli artisti in esposizione.
Le risposte sono tante e provengono da ogni fronte della cultura visiva dei nostri tempi, da quello simbolistico, che coltiva visioni interiori di derivazione metafisico-surrealistica, a quello vitalistico, di matrice impressionista-espressionista, che rivolge all’esterno le proprie attenzioni. Nel primo filone, quello simbolistico, troviamo le atmosfere neo mitologiche di Mario Roncaccia e Massimo Talarico, seguite da quelle introspettive di Patrizia Fioretti, di Maria Teresa Loria, di Laura Tambone; quindi dal Surrealismo di Federico Gelli, di Doriana Onorati, di Gabriele Palozzi, fino al Neo-simbolismo metafisico di Vito Lolli, alla Metafisica epica di Stefano Piali e al Concettualismo di Gianfranco Papa.
Nel secondo filone, invece, quello vitalistico, troviamo esperienze che svariano dal fotorealismo lirico di Riccardo Savi all’astrazione naturalistica di Marina Funghi; dal panismo festoso di Rossana Centioni all’espressionismo di Fiorella Saura; dall’essenzialismo geometrico di Marina Baciocchi all’Informale di Fausta Caldarella e di Vittorio Maccari (detto Toscanu). Ogni artista offre la propria testimonianza nel tentativo più o meno timido o palese di risvegliare Kairòs, il tempo dell’introspezione e della maturazione coscienziale, sfidando il regno chiassoso e sferragliante di Kronos che tutto macina, logora e dissolve nell’impietoso panta rei, sottraendo senso alla vita.
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