Planetario di Wright: riapre la struttura e il cielo torna a chiamarci

La nuova vita della struttura del Florida Southern College apre un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca del cielo. Dalla prima cupola di Roma all’arte di Giotto e Van Gogh, fino alla prospettiva degli astronauti e alle galassie remote osservate dal telescopio James Webb.

La volta stellata

Nel settembre 2026, in Florida, ha riaperto al pubblico il planetario progettato da Frank Lloyd Wright per il Florida Southern College. Era rimasto a lungo senza un sistema di proiezione funzionante; oggi torna a ospitare spettacoli e attività per studenti e visitatori. È l’unico planetario costruito sulla base di un suo progetto. La notizia racconta una rinascita, ma ricorda anche a che cosa serve un luogo così, non soltanto a mostrare le stelle, ma a dare loro una casa, una cupola sotto la quale fermarsi a guardare.

Perché il cielo, quando si vive tra palazzi e luci, può diventare una presenza lontana. Lo si sa, è lì sopra, ma spesso non lo si vede davvero. Poi si entra in un planetario, la sala si oscura e la volta si riempie di punti luminosi. La città resta fuori. Per un momento, lo sguardo si allontana dalle cose vicine e si misura con distanze che la mente fatica perfino a immaginare. Non occorre conoscere già le costellazioni. A volte basta una domanda, la prima: che cosa sto guardando?

A Roma quella domanda ha avuto una casa speciale. Nel 1928 l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano venne trasformata nel primo Planetario della città. Un proiettore Zeiss riproduceva il cielo sulla cupola antica; per decenni quella sala romana accolse stelle, pianeti e visitatori. Il planetario fu smantellato negli anni Ottanta. L’Aula Ottagona, oggi sede del Museo dell’Arte Salvata, conserva ancora le tracce della struttura che sosteneva la proiezione. La storia di quel luogo sembra fatta apposta per Roma: sotto la stessa volta si sono sovrapposti il mondo antico, la scienza moderna e il desiderio di avvicinare il firmamento alla vita quotidiana.

Forse è questo che un planetario riesce a fare: rendere vicino ciò che è lontanissimo e trasformare il sapere in stupore. Ma l’umanità ha cercato il cielo anche in altri modi. Lo ha osservato, temuto, immaginato; lo ha dipinto sulle pareti delle chiese e nelle tele. Nella Cappella degli Scrovegni, Giotto stende sopra le storie di uomini e santi una volta blu punteggiata di stelle. Quel colore, intenso e prezioso, veniva anche dal lapislazzuli, una pietra arrivata da lontano e ridotta in pigmento. Al Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova, minerali e pigmenti raccontano proprio questo legame: la materia della Terra diventava il colore con cui dipingere il cielo.

Secoli dopo, Van Gogh avrebbe fatto ruotare il cielo sopra un paese addormentato. Nella Notte stellata gli astri sembrano muoversi, come se l’universo non fosse una decorazione immobile sopra il mondo, ma una forza viva. Ogni epoca ha trovato il proprio modo di guardarlo. La pittura ha cercato di tradurre in colore ciò che l’occhio vedeva e ciò che l’animo sentiva; l’astronomia ha imparato a misurare, confrontare, spingersi oltre.

Anche gli astronauti, dalla loro prospettiva nello spazio, hanno raccontato un cambiamento profondo. La Terra vista dall’alto appare come un solo pianeta, circondato da una sottile atmosfera e privo dei confini che dividono gli esseri umani sulla sua superficie. A questa trasformazione dello sguardo è stato dato un nome: Overview Effect. Per alcuni astronauti, vedere la Terra da lontano significa sentirla più fragile e più condivisa.

Oggi il telescopio James Webb porta lo sguardo ancora più lontano. La luce impiega tempo per attraversare lo spazio; osservare oggetti remoti significa quindi ricevere immagini di com’erano nel passato. Webb studia galassie formatesi nelle prime epoche dell’universo e ci permette di guardare indietro nel tempo. Il cielo del planetario, nato per accompagnare una prima esplorazione, si prolunga così negli strumenti più avanzati della ricerca.

Un viaggio nel cosmo può cominciare sotto una cupola, davanti a un cielo ricreato. Può continuare in una chiesa affrescata, nella pennellata di un pittore, nella testimonianza di un astronauta o nell’immagine arrivata da una galassia lontana. Cambiano gli strumenti e cambiano le risposte. Resta la curiosità, quella disposizione a guardare ancora, a domandarsi che cosa esista oltre ciò che già conosciamo. Per qualcuno, da lì nasce una passione che accompagna tutta la vita.

FONTI E RIFERIMENTI Florida Southern College (archivio storico e documentazione sulla riapertura del planetario di Frank Lloyd Wright); Museo Nazionale Romano (storia dell’Aula Ottagona presso le Terme di Diocleziano); Cappella degli Scrovegni di Padova (iconografia della volta stellata di Giotto); Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova (collezione storica di minerali e pigmenti); NASA (risorse divulgative ed educative su The Overview Effect e How Does Webb See Back in Time?).

PER CHI VUOLE SAPERNE DI PIÙ

I planetari in Italia: una mappa per continuare il viaggio

L’Italia conta oltre cento planetari, tra strutture permanenti, scolastiche e itineranti. Qui una selezione di sedi aperte al pubblico. Prima di partire è sempre consigliabile consultare il calendario ufficiale; molti planetari accolgono i visitatori solo durante spettacoli e iniziative programmate. La mappa completa è disponibile sul sito di PLANit, Associazione dei Planetari Italiani.

Roma. Il primo Planetario romano fu inaugurato nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano nel 1928. La sede attuale, al Museo della Civiltà Romana all’EUR, aprì nel 2004 e ha ripreso l’attività nel 2022 dopo un intervento tecnologico. È visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 21.30; gli spettacoli sono programmati alle 18.00, 19.00 e 21.30. Orari, avvisi e biglietti sono sul sito del Planetario di Roma.

Milano. Il Civico Planetario Ulrico Hoepli, nei Giardini di Porta Venezia, fu inaugurato il 20 maggio 1930. Non ha un orario di apertura continuativo: gli ingressi sono legati a conferenze e spettacoli in calendario. Programma e biglietti si consultano sul sito del Planetario di Milano.

Pino Torinese. Infini.to, Planetario di Torino e Museo dell’Astronomia e dello Spazio, è stato inaugurato nel 2007. Gli ingressi sono a orario: dal martedì al venerdì alle 10.30 o alle 14.00; sabato e domenica alle 14.30, 16.00 o 17.30 (chiuso il lunedì). È consigliato acquistare i biglietti online; orari e visite guidate sono sul sito di Infini.to.

Ravenna. Il Planetario, nei Giardini Pubblici, è stato inaugurato nel 1985. Conferenze e spettacoli si svolgono in date programmate, spesso nel pomeriggio o in serata. La prenotazione è consigliata. Il calendario aggiornato è sul sito del Planetario di Ravenna.

Modena. Il Civico Planetario Francesco Martino è stato inaugurato nel 1990. Propone spettacoli sotto la cupola, conferenze e appuntamenti per famiglie; non ha un orario giornaliero fisso. Programma e prenotazioni sono sul sito del Planetario di Modena.

Padova. Il Planetario è stato inaugurato nel 2009. Le visite, della durata abituale di circa un’ora, comprendono una presentazione dal vivo e un filmato immersivo. Gli spettacoli sono distribuiti nel calendario mensile; la prenotazione è consigliata ai singoli e obbligatoria per scuole e gruppi. Programma e modalità di prenotazione sono sul sito del Planetario di Padova.

Reggio Calabria. Il Planetario Provinciale Pythagoras è stato inaugurato nel 2004. Le attività per il pubblico sono organizzate secondo il calendario di conferenze e spettacoli; le scuole e i gruppi possono concordare la visita. Date, orari e prenotazioni sono sul sito del Planetario Pythagoras.

TI POTREBBE INTERESSARE:

Ariel missione ESA. L’Italia legge la luce delle stelle

Related Articles

Latest Articles