Una riflessione sulla poesia La testa sulle sue gambe di Sandro Angelucci. Il riscatto della parola poetica tra compromesso sociale e rifugio nella tenerezza.
La poesia moderna è l’eterna tragedia di un’anima assoluta costretta a fare i conti con la volgare e implacabile prosaicità del mondo. Nel panorama lirico odierno, la poesia di Sandro Angelucci La testa sulle sue gambe si colloca esattamente su questo crinale di tensione, configurandosi non come un semplice esercizio formale, bensì come un atto di nuda testimonianza e di j’accuse esistenziale che si rovescia in un affondo di tenera e disperata salvazione. L’incipit è tagliente, spoglio di retorica e la poesia assume su di sé una sconfitta ontologica, ricordando come sia sempre la voce dell’arte a soccombere nell’urto con le contingenze storiche ed economiche dell’esistenza, accomunando l’autore a «tanti altri Cristi» che pagano la quota al compromesso senza battere ciglia. Non vi è blasfemia in questa immagine, ma la sacralità laica di un martirio quotidiano in cui la parola stessa, nata per liberare, rischia di smarrire la propria purezza, riducendosi a «ritagli» tra le difficoltà del nostro tempo.
Nel cuore dei versi di La testa sulle sue gambe, la cifra stilistica del poeta Sandro Angelucci compie tuttavia una frattura tonale di rara intensità lirica, segnata dall’urgenza del cambiamento. E’ tempo di deporre le armi della polemica sociale per accedere a una dimensione di profonda rigenerazione. L’atto di mettere la testa sulle gambe della persona amata o della poesia stessa assume i contorni di un rito iniziatico e salvifico, dove la parola diventa porto sicuro, grembo protettivo e arca della tenerezza. Il ritmo verbale si fa disteso e cullante, sospendendo il tempo storico attraverso l’abbandono al sonno, alle carezze e alla favola più bella. In questa toccante poesia, Angelucci compie un’operazione di straordinaria lucidità emotiva. Riconosce la sconfitta della parola nello spazio pubblico del mercato per risanarla nello spazio intimo e sacrale della relazione, ricordandoci che è giunto il momento «d’abbandonarsi ai sogni / dopo la più dolce delle sue carezze / dopo il racconto / della favola più bella». È qui che la poesia, pur incapace di salvare l’aridità del mondo, offre all’uomo il suo giaciglio di verità per tornare, finalmente, a sognare.
LA TESTA SULLE SUE GAMBE
Chi ci rimette è sempre la poesia.
Come succede a me
e a tanti altri Cristi
che pagano la quota al compromesso
senza battere ciglia.
Nata per liberarmi
finisce – proprio lei –
col dimenarsi tra i ritagli
tra le difficoltà del nostro tempo.
È tempo invece
di mettere la testa sulle sue gambe
d’addormentarsi
d’abbandonarsi ai sogni
dopo la più dolce delle sue carezze
dopo il racconto
della favola più bella.
Poesia di Sandro Angelucci – Ottobre 2026

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