L’universo, senza occhi e cervello capaci di interpretarlo, sarebbe buio e silenzioso. Da qui nasce una riflessione sulla percezione, sui confini interiori e sulla possibilità di ritrovare, nel rapporto con il cosmo, un senso più autentico della nostra esistenza.
Il cielo stellato nelle dolci notti primaverili e la congiunzione di Luna, Giove e Venere non possono non far riflettere gli amanti dell’universo sulla sua natura e visibilità.
Non c’è fascino più grande, vero? Basti osservare lo sguardo stupito dei bambini quando si accorgono di tale miracolo della natura! Lo stupore si trasforma in disincanto quando qualche fisico, anche del passato come Cartesio, gli dirà che l’universo è buio e senza l’uomo sarebbe invisibile. Un concetto così straordinario che andrebbe accantonato come sconcertante e inverosimile.
L’universo in realtà è buio non c’è nessuna luce, le stelle non brillano, il sole non è luminoso, la luna non riflette i suoi raggi, tutto è nero, spaventosamente nero. Perché? Perché la luce esiste solo se ci sono degli occhi e un cervello capaci di trasformare delle onde elettromagnetiche in segnali luminosi come fa appunto il cervello umano. Le onde elettromagnetiche di per sé non generano luce, tutto è buio nel cosmo e silenzioso. Si potrebbe dire che il cosmo si accende solo quando appare l’uomo che sa non soltanto vedere grazie ai coni e bastoncelli della sua retina, ma interpretarne i segnali».
Immagino il probabile stupore di chi sta leggendo queste mie parole: è l’essere umano che allora accende l’universo e lo interpreta, attraverso i cinque sensi, laddove il primo che si sviluppa è il tatto e l’ultimo è la vista? Come fa il Sapiens ad aver capito tutto questo fin dai tempi di Cartesio? L’isomorfia ci insegna che il tutto è comprensibile attraverso l’osservazione delle sue parti e viceversa.
L’uomo, dotato di raffinati organi di senso e di un cervello plastico, inizia ad illuminare il mondo e man mano che si illumina lo conosce, gli dà un senso e un nome.
Si potrebbe dire che il cosmo si accende solo quando appare il cosiddetto Sapiens.
Da ciò la sorpresa più stupefacente: dare un senso al mondo aiuta a dare un senso a noi stessi.
L’invito a credere che l’universo è buio senza di noi, non vuoto ma buio, deve spingere a guardare oltre e a considerare: la rinascita. Vivere la vita riprendendo il tema del buio e del silenzio cosmico insito dentro di noi significa mettersi alla ricerca del buio nel quale ritrovare l’essenza della nostra stessa esistenza. La psicoterapeuta napoletana e scrittrice Maria Serena Mastrangelo Scrive:
“… Ed è meraviglioso quando si comincia a sentire una continuità tra il dentro e il fuori, dà un notevole senso di pace e di libertà …mi hanno fatto sperimentare quanto è illusorio e ridicolo sia ogni tentativo di separarsi dal tutto…Il confine con gli altri, con le diverse terre e continenti ci fa dimenticare che apparteniamo all’universo e che siamo sempre in collegamento, quindi cercare la continuità del nostro essere è fondamentale” (Pensieri bonsai, p. 80-81, 2018).
Se così è, “Il nostro confine più evidente è quello corporeo, quello spazio che occupiamo nell’ambiente visibile, poi c’è un confine meno visibile dato dal mondo dei pensieri e infine il confine che meno conosciamo quello definito dal mondo delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti”. Al di fuori di noi ci sono i confini dati dalle nostre case, le nostre città e man mano, i confini nazionali, continentali, terreni. Ognuno di questi confini definisce chi siamo, quali valori e credenze portiamo in noi, quali abitudini e tradizioni seguiamo. Questi confini che fungono da elementi che ci caratterizzano e ci differenziano l’uno dall’altro diventano spesso prigioni nelle quali trascorriamo la nostra vita. Se riuscissimo ad acquisire la consapevolezza del confine universale pur mantenendo i nostri confini corporei, spirituali, quanti pensieri diversi potrebbero occupare la mente, quante emozioni potrebbero colorare le nostre giornate, quante azioni inedite i nostri corpi potrebbero realizzare. Conoscere sempre di più tutto questo in fondo equivale a riconoscere dentro di sé di appartenere ad un universo. Il confine dunque dato dalla luce rischia di farci dimenticare la nostra essenza, ritrovarla è fondamentale per poter vivere come autori delle nostre nuove storie presenti e future. Il segreto dell’autenticità delle storie che scriveremo e vivremo sta nel ritrovare e risentire dentro di sé la continuità tra il cosmo buio e noi… Buon lavoro!
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