Al Teatro dell’Opera di Roma, fino al 23 settembre, il capolavoro di Mozart arriva per la prima volta in Italia nell’acclamato allestimento del regista tedesco Claus Guth. Sul podio Emmanuel Tjeknavorian.
C’è un momento, nelle Nozze di Figaro, in cui il gioco sembra perdere le proprie regole. Le porte si aprono e si chiudono, gli amanti si cercano e si sfiorano, le identità si confondono, i desideri prendono strade imprevedibili. E dietro la leggerezza della commedia affiora qualcosa di molto più umano ossia la difficoltà, quasi inevitabile, di comprendere ciò che davvero desideriamo.
È dentro questo labirinto emotivo che Claus Guth conduce il pubblico del Teatro dell’Opera di Roma, dove Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart è in scena al Teatro Costanzi fino al 23 settembre. L’allestimento, nato a Salisburgo nel 2006 e presentato negli anni successivi in importanti teatri internazionali, arriva per la prima volta in Italia proprio nell’anno in cui compie vent’anni.
Una commedia che guarda dentro l’animo umano
La vicenda conserva il suo intreccio di travestimenti, sospetti, fughe e riconoscimenti, ma il palcoscenico diventa soprattutto il luogo nel quale si manifestano desideri e pulsioni.
Guth sposta l’azione agli inizi del Novecento e racchiude i quattro atti in un unico grande ambiente: l’androne di una dimora borghese, dominato da una monumentale scalinata. È uno spazio apparentemente ordinato che, poco alla volta, si trasforma in una sorta di labirinto. Le scale cambiano direzione, i personaggi si perdono e si ritrovano, mentre la musica di Mozart accompagna il continuo movimento delle emozioni.
La scenografia e i costumi sono firmati da Christian Schmidt, le luci da Olaf Winter, i movimenti coreografici da Ramses Sigl, i video da Andi A. Müller e la drammaturgia da Ronny Dietrich.
E proprio qui sta una delle intuizioni più interessanti dell’allestimento: il labirinto non è soltanto architettonico. È soprattutto interiore.
I personaggi di Mozart sembrano conoscere le proprie intenzioni, ma finiscono continuamente per contraddirle. Promettono, mentono, desiderano, si pentono. Ridono mentre sono feriti e cercano l’amore proprio quando vorrebbero difendersene.
È quella straordinaria zona di ambiguità nella quale la commedia mozartiana smette di appartenere a un’epoca e torna a parlare direttamente al presente.
Cherubino e il suo doppio
Fra le invenzioni più suggestive della regia di Guth c’è Cherubim, il doppio muto di Cherubino. Interpretato dall’attore, danzatore e acrobata Uli Kirsch, il personaggio attraversa la vicenda come una presenza quasi irreale: una materializzazione del desiderio, dell’attrazione e delle pulsioni inconsce che agitano i protagonisti.
Cherubino, con la sua adolescenziale febbre d’amore, è già una delle creature più moderne dell’opera. Guth ne amplifica la natura inquieta, trasformandola in una forza che sembra muovere anche gli altri personaggi.
Così l’eros diventa una specie di regista invisibile della vicenda. Non segue una linea ordinata e non conosce geometrie rassicuranti. Entra nelle relazioni, le mette in discussione, le porta fuori dal loro equilibrio. Mozart, del resto, non giudica i suoi personaggi. Li osserva.
E’ una delle ragioni della straordinaria vitalità delle Nozze di Figaro. Nessuno è completamente innocente e nessuno è soltanto colpevole. Ciascuno porta con sé una verità parziale, un desiderio, una paura.
Sul podio Emmanuel Tjeknavorian
A guidare l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma è Emmanuel Tjeknavorian, al debutto sul podio del Costanzi. Nato a Vienna nel 1995, il direttore e violinista, di origini armene, dal settembre 2024 è Direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano e nel 2025 ha ricevuto il Premio Abbiati come miglior direttore.
La sua lettura parte da un equilibrio essenziale: quello fra la precisione quasi architettonica della partitura e la libertà con cui i personaggi sembrano respirare, cambiare idea, perdonare e reinventarsi.
È un equilibrio particolarmente importante nelle Nozze, dove la musica non accompagna semplicemente l’azione, ma ne rivela spesso ciò che le parole nascondono.
Un cast fra grandi interpreti e nuove energie
Il cast riunisce interpreti di esperienza e giovani artisti.
Germán Olvera e Vito Priante si alternano nel ruolo del Conte di Almaviva; Roberta Mantegna e Federica Guida sono la Contessa; Martina Russomanno e Benedetta Torre interpretano Susanna; Erwin Schrott e Alessio Arduini vestono i panni di Figaro; Elmina Hasan e Cecilia Molinari sono Cherubino. Completano il cast Monica Bacelli, Roberto Scandiuzzi, Marcello Nardis, Blagoj Nacoski, Jessica Ricci e Alejo Alvarez Castillo.
Una presenza significativa è inoltre quella dei giovani artisti provenienti da Fabbrica, Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, impegnati nei ruoli di Barbarina e Antonio.
Mozart, ancora una volta contemporaneo
Forse il segreto delle Nozze di Figaro è proprio questo. Mozart riesce a parlare dell’essere umano senza bisogno di trasformarlo in un simbolo.
Figaro vuole sposare Susanna. Il Conte vuole sedurla. La Contessa cerca di ritrovare un amore che sembra essersi consumato. Cherubino scopre il desiderio. Susanna attraversa con intelligenza un mondo nel quale gli uomini credono spesso di avere il controllo.
E intanto la musica racconta tutto.
A Roma, nell’allestimento di Claus Guth, quella musica attraversa un Novecento borghese, una grande scalinata, corpi in movimento e un labirinto di emozioni. Ma alla fine torna a Mozart: alla sua capacità quasi prodigiosa di trasformare il desiderio in musica e la fragilità in teatro.
Le Nozze di Figaro restano così una commedia, certo. Ma una commedia nella quale, dietro il sorriso, si intravede sempre qualcosa di più difficile da nominare.
INFORMAZIONI
Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart, libretto di Lorenzo Da Ponte, è in scena al Teatro Costanzi di Roma fino al 23 settembre 2026.
Direttore: Emmanuel Tjeknavorian
Regia: Claus Guth
Scene e costumi: Christian Schmidt
Luci: Olaf Winter
Movimenti coreografici: Ramses Sigl
Video: Andi A. Müller
Drammaturgia: Ronny Dietrich
Maestro del Coro: Ciro Visco
Le ultime recite sono previste venerdì 18 settembre alle 19, sabato 19 alle 18, domenica 20 alle 16.30, martedì 22 alle 19 e mercoledì 23 settembre alle 19.
Potrebbe interessarti:
Monna Lisa a Lagonegro: il mistero tra Leonardo e Mango – IL GIORNALE PRESS

