Un libro ironico e autobiografico che racconta il mondo degli incontri online, (gli App-untamenti al buio), attraverso una galleria di personaggi memorabili, episodi tragicomici e riflessioni sulle relazioni contemporanee. Un’opera che osserva con leggerezza e intelligenza le trasformazioni del modo di conoscersi e innamorarsi nell’era digitale.
Valeria è un’autrice dalla produzione ricca e versatile, capace di cimentarsi con diversi generi letterari mantenendo una cifra stilistica originale: una scrittura concreta, agile e brillante sostenuta da una sottile vena autoironica, che sotto un velo di leggerezza nasconde una riflessione più profonda sul modo contemporaneo di vivere le relazioni umane.
Già nel titolo iconico “App-untamenti al buio” l’autrice, attraverso un gioco linguistico, ci fa presagire il tema centrale attorno a cui è costruito il libro: le app di incontri, ovvero uno dei modi più diffusi oggi per conoscere altre persone, in questo caso uomini, utilizzando la tecnologia.
Sotto la lente d’ingrandimento sono le nuove modalità d’incontro e il nuovo modo di relazionarsi con l’altro che, in un’epoca che viaggia sempre più veloce, al ritmo del progresso digitale, diventa come una sorta di fast food dei sentimenti.
L’autrice suggerisce, da subito, un tema centrale del nostro tempo: siamo tutti al centro di una profonda e rapida trasformazione nel modo di comunicare e di creare relazioni ma non sempre siamo preparati al cambiamento, vorremmo sperimentare nuove occasioni d’incontro ma abbiamo spesso timore di essere giudicati ridicoli. E allora quale mezzo migliore del luogo virtuale delle “app” di cui sono pieni i nostri device, per crearci uno schermo che ci fa sentire più spavaldi ed anche meno indifesi? La tecnologia, dunque, diventa un riflettore che mette in risalto i limiti e le contraddizioni dell’essere umano.
Nella filosofia, in psicologia e sociologia spesso troviamo formulato il concetto che le relazioni sociali sono una componente strutturale della nostra sopravvivenza e del nostro sviluppo personale. E qui prendiamo a prestito alcune dichiarazioni illustri di Lev Vygotskij, psicologo russo, il quale sosteneva che “attraverso gli altri diventiamo noi stessi”, sottolineando che la nostra identità nasce dalle relazioni sociali, e ancora Aldo Carotenuto, celebre psicoanalista italiano, scriveva che “abbiamo bisogno degli altri, di una relazione significativa e autentica”. Gli esseri umani sono “animali sociali” e nel suo libro Valeria sollecita riflessioni su temi universali quali l’identità, la solitudine, il bisogno dell’altro e la crescita personale. Il tutto attraverso lo sguardo di una donna, appunto, che rappresenta le speranze ma anche le debolezze di tante altre donne – e in questo mi riconosco pienamente.
La protagonista ha 45 anni, soffre tremendamente la solitudine, e dopo essersi trasferita da Roma a Milano, dopo aver cambiato casa, amicizie e abitudini decide di approdare al mondo del dating online. In poche parole, si rimette in gioco, lasciandosi alle spalle una vita che non riconosce più come sua. La “singletudine” – neologismo formato per analogia con solitudine che indica proprio la condizione di essere single ma con una sfumatura ironica e sociologica – non è una scelta della protagonista ma più una condizione dalla quale vuole riscattarsi.
Dunque, la nuova mission? Trovare l’uomo perfetto. Come farlo? Attraverso un semplice click per lanciare un “like” al profilo maschile che, per qualche strano destino, frequenta gli stessi posti della protagonista o che ha interessi, hobby e stili di vita in comune con lei. Più volte lei stessa ci dice di voler “sdoganare” la scelta di questo moderno modo di conoscenza dell’altro – e non è che la protagonista tralasci gli incontri “tradizionali” ma, semplicemente, occasioni del genere non le capitano. Per usare le parole dell’autrice i “rappresentanti dell’altra metà del cielo”, “sono solo nascosti, o peggio, non ci guardiamo né ci riconosciamo più”.
Il libro della Bellobono è molto più che il semplice racconto di esperienze sentimentali: con una scrittura fresca, ironica e immediata, propria di chi ha la piena padronanza del mezzo narrativo, ci rende partecipi di una vera e propria indagine sociale. Tra conversazioni in chat e incontri, aspettative e profonde delusioni, l’autrice ci offre un caleidoscopio di personalità maschili e di comportamenti umani che – come il lettore scoprirà – hanno ben poco di romanzato e sembrano, piuttosto, incarnare, forme contemporanee di fragilità relazionale.
C’è l’app-rofittore, il professore universitario, colto e romantico che la seduce con le parole, la travolge con la sua mente vulcanica per poi essere gettata nel dimenticatoio. Delusione sì, come accade d’altra parte nella vita. Ed ecco che già dal primo racconto l’autrice suggerisce una riflessione sulla capacità di elaborare la delusione e ridefinire i propri desideri: cosa si desidera davvero? E quanto siamo disposti a lottare per realizzare i nostri sogni?
C’è poi l’app-ariscente direttore di hotel, parigino, affascinante e dal fisico mozzafiato ma troppo – anzi esclusivamente – preso dal body building, che non trova tempo se non la domenica per incontrarla. Nuova delusione, che fa sentire la protagonista relegata a un ruolo marginale ma che è anche occasione per apprendere una nuova lezione di vita: approcciare con uomini caratterialmente ai poli opposti, cercare a tutti i costi nell’altro il senso di mistero, il brivido del rischio, o farsi travolgere da una passione passeggera, non sono proprio le basi per costruire un rapporto solido e duraturo. Spesso, infatti, tendiamo a fare nostre le storie dei film che vediamo alla tv, a confondere la fantasia con la realtà. E usando le parole dell’autrice “Forse non era lui a mancarmi, ma l’idea di quello che avrebbe potuto rappresentare: un amore passionale e travolgente, una fuga romantica da una quotidianità a tratti prevedibile. Ma dovevo fare i conti con la realtà: l’amore, quello vero, non si costruisce sulle fantasie di una domenica al parco, né sull’illusione che un uomo troppo impegnato con sé stesso possa trovare spazio per qualcun altro”.
I personaggi maschili che la protagonista incontra diventano simboli di atteggiamenti, modelli relazionali, esempi di manie e frenesie della vita moderna. Il libro della Bellobono, in tal senso, è ricco di spunti che dalla dimensione puramente narrativa ci conduce per mano verso una dimensione più prettamente psicologica. I diversi ritratti (L’Appestato, L’apprendista, L’appisolato, L’appesantito…) sono, infatti, occasione per scandagliare una vasta gamma di stati d’animo e di sentimenti: l’imbarazzo, l’ironia, la fragilità, la solitudine, l’egocentrismo, l’appagamento, il desiderio.
Lo stile narrativo dell’autrice è moderno, fluido, anche quando esprime concetti più profondi. I dialoghi sono rapidi e il linguaggio è colloquiale, ed emerge su tutto un’ironia sottile, ben dosata, specialmente in alcuni brani del libro: ad esempio quando la protagonista sceglie con cura il perfetto outfit per una nuova occasione d’incontro “I tacchi mi ricordano chi sono, o chi voglio essere. Una donna che, nonostante tutto, si rialza sempre e cammina con la testa più alta possibile. Così, ho acquistato un nuovo paio di décolleté meravigliose color verde menta (…). Ogni dettaglio era importante: la tonalità vibrante, il taglio elegante, il suono deciso che facevano sul pavimento. Era una dichiarazione d’intenti (…)”, o ancora quando descrive alcune caratteristiche esasperate dell’uomo che frequenta: “Ho confrontato mentalmente, in un veloce rewind (…) le immagini che V. aveva inserito nel suo profilo con l’uomo che avevo di fronte (…). Il viso era lo stesso, ma qualcosa era completamente diverso, anche se coperto da un maglione di taglia extralarge. La sua pancia: una gigantesca, prominente, immensa pancia. Non ne avevo mai vista una così…sembrava che avesse inghiottito un mappamondo. Con tutti i Paesi disegnati sopra in grandezza naturale.” o quando ci racconta dei suoi metodi di selezione dell’uomo da incontrare “Come procedere dunque? Il mio criterio era basato su variabili calcolate da un complicatissimo algoritmo da me ideato…In fondo, dovevo trovare un fidanzato, mica uno pieno di problemi, complessi, mancanze, abitudini fastidiose o malsane”.
Ma senza spoilerare troppo del libro di Valeria, uno dei racconti più rivelatori del pensiero dell’autrice è il penultimo “L’appeso”, ritratto di uno psicologo romano di 44 anni con il quale la nostra protagonista condivide la comune passione per la scrittura. Tra loro s’interpone solo lo schermo della tecnologia. Il loro rapporto è fatto di parole scritte o di telefonate, quasi a creare una sorta di dipendenza. Nessun incontro, nessun “occhi negli occhi”, nessun bacio appassionato perché ciò romperebbe l’incantesimo, perderebbe la sua magia come nelle migliori storie fiabesche. E anche in questo caso la protagonista acquista una nuova consapevolezza: è sbagliato proiettare sugli altri i nostri sogni, caricarli della responsabilità delle nostre aspettative. E poi perché? Per essere perfette, per non sbagliare mai, come il mondo in cui viviamo ci chiede di essere? Fisicamente strafiche e molto superficiali, anche nei sentimenti?
Scrive l’autrice: “dovremmo accettare che ogni tanto inciampare è umano”. Eh sì, dovremmo imparare a riconoscere le nostre fragilità, ad accettarle per poi andare avanti, rafforzate dall’esperienza.
La protagonista e noi tutti con lei, scopriamo noi stessi – le nostre fragilità e i nostri desideri –nel confronto con gli altri; ogni appuntamento raccontato nel libro diventa occasione per osservarsi dal di fuori. È il viaggio verso tale svelamento di sé, il vero protagonista dell’opera di Valeria più che la ricerca dell’uomo ideale.
Valeria conclude con un bilancio finale sui due macrocosmi maschile e femminile, su cosa cercano oggi uomini e donne, sui punti che li accomunano o li distanziano. Non sveleremo il suo pensiero ma ci limiteremo a fare una semplice riflessione: l’autrice racconta un’intera generazione, spesso trovandosi spiazzata nei nuovi codici relazionali, in bilico tra il desiderio di autenticità e la velocità che la vita moderna ci impone, ma via via che si confronta con la realtà apre gli occhi, acquista una nuova consapevolezza: non bisogna avere tutte le risposte ma sapersi godere il viaggio. Se, dunque, l’appuntamento al buio per Valeria è solo lo strumento, scoprire sé stessa nella relazione con l’altro è il vero fine.
E in mezzo? In mezzo c’è il destino che a volte ti fa incontrare il vero amore quando meno te l’aspetti, senza troppe elucubrazioni, quasi in punta di piedi.
Chi è Valeria Bellobono?
Valeria Bellobono è laureata in Comunicazione pubblicitaria e in Marketing per la pubblica amministrazione e il non-profit. La sua scrittura ama muoversi con naturalezza tra registri e mondi differenti: passa dai racconti che osservano con sguardo sensibile — e talvolta sorridente — le realtà femminili nei diversi angoli del pianeta, alle fiabe leggere e luminose dedicate all’infanzia, fino al saggio socio-umoristico. Un ventaglio espressivo ampio, colorato e curioso, che riflette una personalità attenta alle sfumature dell’animo umano e allergica alle etichette troppo strette.
Autrice premiata in ambito nazionale e internazionale, nel 2015 si è aggiudicata il concorso internazionale Pegasus Golden Selection, riconoscimento che ha portato alla pubblicazione della raccolta di racconti Viaggi di donne senza nome (Pegasus Edition), un’opera che attraversa culture e continenti dando voce a donne accomunate dal desiderio di libertà, dignità e riscatto.
Nel 2019 ha ricevuto il Premio Andersen – Baia delle Favole, tra i più prestigiosi riconoscimenti italiani dedicati alla letteratura per l’infanzia, grazie alla fiaba Mezzogrammo e la neve, successivamente pubblicata da Sassi Junior e tradotta in più lingue.
Nel marzo 2026 ha pubblicato APP-untamenti al buio (Valle del Tempo Editore).
Svolge attività di critica letteraria ed è giurata in concorsi nazionali e internazionali. È inoltre moderatrice e relatrice in eventi culturali, dove ama creare occasioni di confronto tra autori e lettori. È ideatrice e curatrice del salotto letterario romano “Il Salotto degli Ultimi 18 Whisky”, luogo d’incontro in cui libri, idee e persone si siedono allo stesso tavolo senza formalismi, e dal 2018 ricopre il ruolo di consigliere tesoriere del circolo culturale I.P.L.A.C. – Insieme per la Cultura, realtà impegnata nella promozione della lettura e nel sostegno agli autori emergenti.
La sua produzione si distingue per una scrittura che alterna leggerezza e profondità, ironia e riflessione sociale, con una particolare attenzione alla musicalità della lingua e alla precisione delle parole. Perché, a suo avviso, la scrittura non deve soltanto raccontare una storia: deve anche lasciare una traccia, un’emozione, un suono che continui a risuonare nel lettore ben oltre l’ultima pagina.
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