I robot sono tra noi: guarda il video dell’umanoide e scopri la Physical AI

Dalle fabbriche BMW alle abitazioni private, le macchine con sembianze umane non sono più fantascienza. Tra le Olimpiadi di Pechino, l’elettronica sviluppata ad Arezzo e le oscillazioni in Borsa, gli umanoidi si preparano a fare il loro ingresso nella vita di tutti i giorni.

I Robot Umanoidi corrono, cadono, entrano nelle fabbriche e si preparano a entrare nelle case. Ad Arezzo si costruiranno parti del loro “cervello”, mentre la Borsa comincia a domandarsi quanto valga davvero questa nuova specie di macchina.

Per molti anni abbiamo pensato al robot umanoide come a una creatura del futuro.

Aveva due gambe, due braccia, una testa vagamente umana e soprattutto non esisteva ancora. Potevamo attribuirgli qualsiasi virtù, oppure qualunque intenzione malvagia, senza correre il rischio di essere contraddetti. Era il servitore perfetto o il mostro che avrebbe preso il nostro posto. In entrambi i casi abitava comodamente nella fantascienza. Poi, con una certa maleducazione, ha cominciato a uscire dai laboratori.

Non è ancora il replicante di Blade Runner. Non conversa necessariamente di filosofia e, quando gli capita di perdere l’equilibrio, conserva una dignità assai inferiore a quella di Harrison Ford.

Ma lavora.

Alla BMW, per esempio, gli i robot umanoidi hanno già attraversato la soglia della fabbrica. Negli Stati Uniti Figure 02 ha partecipato per dieci mesi alla produzione di oltre 30.000 BMW X3, movimentando più di 90.000 componenti. Nel 2026 BMW ha portato la Physical AI anche nello stabilimento di Lipsia, dove AEON viene sperimentato nell’assemblaggio di batterie e nella produzione di componenti. Non sono più soltanto dimostrazioni da fiera ma prove dentro processi industriali reali.

La parola decisiva, ormai, è Physical AI. L’intelligenza artificiale che smette di vivere soltanto dentro uno schermo, acquista un corpo e comincia a misurarsi con il peso delle cose, le distanze, gli ostacoli, gli errori. Qui la storia diventa interessante perché i robot umanoidi non stanno bussando soltanto alle porte delle fabbriche. Stanno bussando alle nostre.

I robot umanoidi e la Physical AI: dalla fabbrica alla casa

La norvegese-americana 1X ha progettato NEO espressamente per l’ambiente domestico.

Ha un corpo morbido, pesa circa trenta chili, può prendere e trasportare oggetti, riordinare, piegare il bucato, aprire una porta, eseguire una lista di faccende e ricaricarsi da solo. Le prime consegne negli Stati Uniti sono previste nel 2026; il prezzo dell’accesso anticipato è di 20.000 dollari, con una formula successiva in abbonamento.

Ma la cosa forse più significativa non è che sappia occuparsi del bucato. È che parla.

NEO è stato progettato anche come presenza con cui interagire naturalmente: risponde alle domande, utilizza un modello linguistico, può ricordare il contesto, raccontare storie, giocare, scherzare. La stessa 1X usa per la sua interfaccia vocale una parola che fino a qualche anno fa difficilmente avremmo associato a una macchina domestica: Companion. Compagno.

Una parola piccola che apre un problema enorme. Un robot che lava i piatti o un umanoide che balla in salotto per farci sorridere è un elettrodomestico molto evoluto. Un robot che ti vede rientrare, riconosce la tua voce, ricorda quello che gli hai detto ieri e ti domanda come è andata la giornata comincia invece a occupare uno spazio diverso. Non necessariamente quello dell’amicizia. Ma certamente quello della presenza.

📹 GUARDA IL VIDEO: Il robot umanoide “Mimmo” si esibisce in un ballo per mostrare la sua agilità al suo nuovo datore di lavoro, un industriale del Nord Italia, prima di iniziare a svolgere le sue mansioni. (Fonte video: Milco Dellisanti)

E in società nelle quali aumenta il numero delle persone anziane e di chi vive solo, questa presenza potrebbe diventare importante quanto la forza delle sue braccia.

Proprio il 1° settembre 2026 è partito anche un progetto finanziato dall’Unione Europea dal titolo inequivocabile: Humanoid Robots for Elderly Home Care – Robody. L’obiettivo è studiare l’impiego di robot umanoidi nell’assistenza domiciliare agli anziani.

Non significa affidare domani mattina una persona fragile a un androide e chiudere la porta. Significa però che il problema è già uscito dalla fantascienza ed è entrato nei programmi di ricerca.

Prendere un oggetto da uno scaffale. Portare qualcosa da una stanza all’altra. Aiutare nelle attività quotidiane. Essere presente quando in casa non c’è nessun altro. E, in prospettiva, integrarsi con sistemi di assistenza e comunicazione.

Il confine diventa sottile. Perché assistere non significa amare.

Una macchina potrà forse accorgersi che abbiamo bisogno di qualcosa prima ancora che glielo chiediamo. Potrà imparare le nostre abitudini. Potrà ascoltarci senza avere fretta e, particolare non trascurabile, senza guardare l’orologio.

Ma resta una domanda alla quale la tecnologia da sola non può rispondere: quando una presenza artificiale ci farà sentire meno soli, sarà ancora soltanto uno strumento? O avremo cominciato ad attribuirle qualcosa che nasce dentro di noi?

È una questione che probabilmente diventerà molto più importante di sapere quanto velocemente un robot sappia correre.

Anche perché, a correre, stanno diventando bravissimi.

LE OLIMPIADI DEI ROBOT UMANOIDI

Lo hanno dimostrato, magnificamente e talvolta involontariamente, i World Humanoid Robot Games, disputati a Pechino dal 22 al 26 agosto.

Oltre duemila robot, centinaia di squadre, atletica, combattimenti, danza, logistica e prove pratiche. Una specie di Olimpiade del futuro, con una particolarità: qualche atleta, dopo avere stabilito un record, aveva bisogno di un tecnico per essere rimesso in piedi.

TianGong Ultra ha percorso i cento metri in 8,64 secondi, più velocemente del record umano di Usain Bolt. Risultato impressionante.

Peccato che fermarsi dopo il traguardo si sia rivelato un problema quasi altrettanto interessante.

La macchina che aveva appena umiliato atleticamente l’Homo sapiens non possedeva ancora la nostra banale capacità di capire che, di fronte a un muro, bisognava frenare. Ha semplicemente continuato a correre a rotta di collo, finendo per schiantarsi.

E questo racconta perfettamente lo stato attuale della robotica. Possiamo costruire una macchina che corre più velocemente di noi e poi vederla in difficoltà davanti a un gesto quotidiano. Per noi rifare un letto è facile e fare un salto mortale è difficile.

Per un robot può essere quasi il contrario. La forza e la velocità sono problemi ingegneristici formidabili ma circoscrivibili. Vivere nel nostro mondo significa invece interpretare continuamente situazioni impreviste: capire dove si trova una cosa, quanto stringerla, come spostarla senza romperla, che cosa fare se qualcuno passa davanti, se un oggetto scivola, se la sedia è stata spostata di venti centimetri.

Noi lo facciamo senza accorgercene. Il robot deve impararlo.

UN PEZZO DEL CERVELLO NASCERÀ AD AREZZO

Qui entra in scena un luogo abbastanza inatteso: Arezzo.

Il 7 settembre SECO, azienda italiana con sede ad Arezzo, e la tedesca NEURA Robotics hanno annunciato una collaborazione per progettare, ingegnerizzare e produrre moduli elettronici di elaborazione destinati ai robot cognitivi NEURA, compreso l’umanoide 4NE1.

Chiamarli semplicemente “i cervelli degli umanoidi” sarebbe tecnicamente un po’ sbrigativo. Ma è difficile resistere.

La stessa NEURA descrive infatti il proprio sistema come un’architettura Brain + Nervous System. Cervello e sistema nervoso, con l’intelligenza distribuita fra capacità di calcolo, sensori e parti del corpo.

E una parte di questa infrastruttura nascerà grazie a competenze industriali italiane.

Così, mentre a Pechino i robot umanoidi imparano a correre e nelle case americane si preparano a piegare asciugamani, ad Arezzo si lavora affinché imparino meglio a capire che cosa fare dopo.

Il futuro, evidentemente, ha una geografia piuttosto fantasiosa.

POI ARRIVA LA BORSA

Naturalmente ogni febbre tecnologica produce anche la propria febbre finanziaria. Unitree Robotics, uno dei nomi simbolo della corsa cinese agli umanoidi, ha avuto un debutto in Borsa spettacolare. il titolo è arrivato a moltiplicarsi di circa cinque volte.

Poi, come ogni titolo che si scopre non immune alla forza di gravità, è precipitato. Dai suoi massimi ha lasciato sul campo circa il 45%.

Il caso ha contribuito a spingere le autorità cinesi verso criteri più severi per le nuove quotazioni del settore. Alle imprese non basta più mostrare un robot che danza, combatte o sale una scala; devono dimostrare ricavi ripetibili, sostenibilità economica e capacità di trasformare il prodigio tecnologico in un prodotto. È una correzione salutare.

Ogni tecnologia attraversa una fase nella quale la promessa corre più velocemente dell’utilità. Gli umanoidi, per ora, hanno dimostrato di saper correre molto velocemente.

Resta da vedere se altrettanto rapidamente sapranno produrre valore.

E INFINE, L’OMBRA

Ma sarebbe un errore considerarli soltanto giocattoli costosi o futuri maggiordomi. La Cina sta già studiando possibili impieghi degli umanoidi nella ricognizione, nella logistica militare e nelle operazioni in ambienti pericolosi. Siamo lontani dagli eserciti di androidi della fantascienza e restano enormi problemi di autonomia, energia e affidabilità. Eppure il passaggio è già cominciato.

Quando una tecnologia impara a camminare, inevitabilmente qualcuno si domanda anche dove potrebbe mandarla.

Ed è questa la vera notizia. Non che un robot abbia battuto Usain Bolt. Non che un altro sia caduto dopo il traguardo.

Non che ad Arezzo si costruisca una parte della sua intelligenza elettronica, che una macchina cominci a fare il bucato nelle nostre case o che gli investitori abbiano improvvisamente deciso di essere meno romantici.

La notizia è che tutte queste cose stanno accadendo insieme. L’umanoide sta uscendo dalla fase in cui doveva stupirci.

Ora deve imparare a stare fra noi. Nelle fabbriche. Negli ospedali e nei luoghi di assistenza. Nelle case.

Forse un giorno nella stanza di una persona anziana che gli chiederà di prendere un bicchiere d’acqua e poi, semplicemente, di restare ancora un po’. È allora che la questione smetterà di essere soltanto tecnologica.

Dovremo decidere non soltanto che cosa vorremo far fare ai robot, ma quale posto saremo disposti a concedere loro nelle nostre vite.

Perché il futuro non vedrà un mondo riprogettato per i robot, bensì robot umanoidi capaci di imparare a farsi spazio nel nostro.

FONTI

Reuters, 28 agosto 2026 – record e limiti di TianGong Ultra

Reuters, 7 settembre 2026 – possibili applicazioni militari degli umanoidi in Cina

Reuters, 9 settembre 2026 – stretta sulle IPO dopo la volatilità di Unitree

Reuters, 10 settembre 2026 – TianGong Ultra e il passaggio verso applicazioni reali

BMW Group, 2026 – Figure 02 e AEON nella produzione automobilistica

1X Technologies – NEO Home Robot, caratteristiche e disponibilità

Commissione Europea, CORDIS – Humanoid Robots for Elderly Home Care – Robody

NEURA Robotics / SECO, 7 settembre 2026 – partnership per la Physical AI e 4NE1

Potrebbe interessarti:

BEX – Beyond Exploration: il futuro comincia nello spazio – IL GIORNALE PRESS

Related Articles

Latest Articles