Il Castello di Duino, sul mare, luogo simbolico dell’ispirazione poetica di Rainer Maria Rilke
di Sandro Angelucci
Rainer Maria Rilke. Mi piace – ora che il 2025 sta per finire – proporre, per la rubrica che curo su “Il Giornale Press”, un ricordo del grande poeta praghese Rainer Maria Rilke. Ovviamente non sarò esaustivo come si dovrebbe esserlo per un intellettuale come il Nostro, ciononostante – dopo averne descritto i tratti distintivi – riporterò una poesia quale omaggio al suo genetliaco (cadono quest’anno, appunto, i 150 anni dalla sua nascita). Sarà lui stesso, a proposito della sua infanzia, a dire: “ […] Mi vedo giacere sveglio nel mio lettino a sponde, presagendo indistintamente come sarebbe stata la vita: piena di cose strane, pensate solo per un singolo e impossibili da esprimere. Certo è che a poco a poco sorse dentro di me un triste e opprimente orgoglio. Immaginavo come avrei girovagato pieno di vita interiore e taciturno” (trad. di Claudio Groff dai Quaderni di Malte Laurids Brigge). Il tema centrale della sua riflessione poetica sarà quello dell’assenza di Dio, del “buio di Dio”. Il suo dio è eternamente in divenire: “[…] E ogni Dio è l’intero passato di un mondo, il suo ultimo senso, la sua espressione unitaria e insieme la possibilità di una nuova vita. Come altri mondi lontani maturano fino agli dei, io non so. Ma per noi la strada è quella dell’arte…Perché io sento che noi siamo gli avi di un Dio e che con le nostre solitudini più profonde avanziamo attraverso i millenni verso il suo inizio” (trad. di Giorgio Zampa). “Maestranze siamo; garzoni e maestri e allievi, e costruiamo te, alta navata” (dal Libro della vita monastica). Nell’epistolario Lettere a un giovane poeta (Franz Kappus), Rilke è prodigo di consigli, tramite i quali rivela totalmente la sua visione del mondo e della vita (Weltanshauung). Scrive, nella sesta: “[…] Essere soli come eravamo soli da bambini, quando gli adulti andavano e venivano, compresi di cose che parevano importanti e grandi perché i grandi sembravano tanto affaccendati, e perché del loro agire non capivamo nulla […]”, così l’artista “deve sempre rimanere inconsapevole, ignaro delle sue virtù migliori, se non le vuole privare della loro immediatezza e integrità” (terza lettera); “[…] Come le api raccolgono il miele, così noi estraiamo da tutto la linfa più dolce per edificare Lui (Dio)” (sesta lettera); ogni progresso “deve venire dal profondo e non può essere in alcun modo incalzato o affrettato. Tutto è condurre a termine e poi partorire […] Maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l’ansia che dopo possa non giungere l’estate. L’estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l’eternità gli stesse innanzi” (terza lettera). L’impazienza – tipica dei giovani – non permette di raggiungere l’Umschlag, l’istante in cui l’angoscia (l’Unheimliche) diventa insostenibile e, se vissuta fino in fondo, si capovolge esattamente nel suo contrario: “Come potremmo dimenticare […] i miti dei draghi che nell’attimo estremo si tramutano in principesse? Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse, che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi […]”.
L’INFANZIA
Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare
di certe cose che così si persero,
quei lunghi pomeriggi dell’infanzia
che mai tornarono uguali – e perché?
Dura il ricordo -: forse in una pioggia,
ma non sappiamo ritrovarne il senso;
mai fu la nostra vita così piena
di incontri, di arrivederci, di transiti
come quando ci accadeva soltanto
ciò che accade a una cosa o a un animale:
vivevamo la loro come una sorte umana
ed eravamo fino all’orlo colmi di figure.
Eravamo come pastori immersi
in tanta solitudine e immense distanze,
e da lontano ci chiamavano e sfioravano,
e lentamente fummo – un lungo, nuovo filo –
immessi in quella catena di immagini
in cui duriamo e ora durare ci confonde.
Testi consultati: Rainer Maria Rilke – Poesie 1907-1926 – a cura
di Andreina Lavagetto – Einaudi, 2000;
Rainer Maria Rilke – Lettere a un giovane poeta –
a cura di Marina Bistolfi – Oscar Mondadori, 1994.
Leggi anche:
Rainer Maria Rilke – Wikipedia
“Alla mia nazione” di Pier Paolo Pasolini: 50 anni dopo la sua morte – IL GIORNALE PRESS

